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Cosenza, la Gennaro’s saga. Segna Tutino, Scognamiglio salva il Pescara

Cosenza, la Gennaro’s saga. Segna Tutino, Scognamiglio salva il Pescara

Passa il Cosenza con un gol di Tutino, ma l’ex rossoblù Scognamiglio dà il pareggio al Pescara. Ai Lupi negato un clamoroso rigore.

Vince la tradizione, addio sogni “rivoluzionari”. Infatti, ora salgono a 5 i pareggi tra Cosenza e Pescara negli ultimi 6 incontri in Serie B, eccetto un successo italiano in casa nel settembre 2000. Le idi di marzo riconsegnano un punto, soddisfacente alla fine, alla squadra di Braglia reduce da due sconfitte consecutive. Adesso, secondo le previsioni dello stesso tecnico, la distanza per raggiungere la matematica permanenza nella categoria è di 8 punti. Si è riproposto il “Cosenza a due velocità” visto contro il Brescia. Primo tempo molto buono nella gestione della gara e nella chiusura delle maglie adriatiche, ripresa più sfibrata e i padroni di casa maggiormente capacitati nel possesso palla. Serse Cosmi ha ragione quando parla di un Cosenza che offre un calcio molto piacevole, facendo notare come questo sia una novità per una neopromossa in B. Tuttavia, un altro punto che esce ancora confermato è la sterilità del reparto avanzato. Tralasciando Tutino (che non è una punta purosangue), ancora oggi, né Litteri (soprattutto) né Maniero sono stati incisivi. Il Cosenza è una squadra che crea tanto, ma non predispone degli uomini migliori per concretizzare sottoporta. Questo è un limite sia di rendimento sia societario. Solo le cifre spese per accaparrarsi l’attaccante ex Venezia parlano da sé.

Le scelte dei due allenatori

Braglia non rispetta le indicazioni dei diversi portali d’informazione ritornando a vestire gli abiti del 3-5-2, quello stesso modo di gioco (più che modulo in se per se) che proprio in questo stadio, nel giugno dello scorso anno, regalò la promozione nella cadetteria ai Lupi. Hristov viene schierato nei tre di difesa dal primo minuto insieme ai due “vice premier” della difesa Dermaku e Legittimo. In attacco Tutino gioca con Litteri. Ennesimo cambio repetino di formazione per Braglia. Infatti, nella distinta consegnata ai cronisti dell’Adriatico, era presente il  nome di Embalo e la squadra andava a dispiegarsi verso il 4-3-3. Salvo l’inversione finale. Bepi Pillon si presenta con il 4-3-3, dove Monachello è sostenuto da Antonuci e Marras, vecchia conoscenza dei Lupi nello scorso campionato quando questi militava nel Trapani.

Meglio il Cosenza, ma…

Il Pescara dopo i primi 45 conferma nuovamente un ragionamento, quello di non meritare, a scanso delle assenze di organico (tra cui l’attaccante più prolifico Mancosu), la posizione in classifica. Gli adriatici vengono imbrigliati nelle linee di scorrimento centrali, grazie ad un corposo presidio della zona centrale, a volte sostenuta da ben 6 elementi. Infatti, Tutino arretra spesso e volentieri sull’out mancino per ingrossare numericamente le fila rossoblù e creare qualcosa con D’Orazio. I padroni di casa si limitano soltanto a percorrere orizzontalmente il campo, affondando nell’ultimo “miglio” con Marras e Antonucci. Ai Lupi vanno bene alcuni lanci. Tipo al 9’: Hristov lancia D’Orazio oltre le linee difensive dei “Delfini” (i quali mostrano limiti nel difendere a zona), ma l’esterno silano controlla malissimo lasciando scorrere sul fondo.

Il caso Gravillon

Dunque, il Cosenza poggia sul collettivo, il Pescara si arrampica all’estro del singolo: 17’ Antonucci accentrandosi tira, ma la traiettoria termina sul fondo. Al 26’ ci prova Balzano, ma il suo tiro è facile preda di Perina. 3 minuti indietro assistiamo ad un forte reclamo del Cosenza per un presunto rigore non concesso. Al replay è evidente il tocco con l’avambraccio (staccato dal corpo) di Gravillon sul tiro di Bruccini.

Sciaudone, che errore

Prima della pausa sono tre le occasioni insidiose, 2 per gli ospiti, una sola per i padroni di casa: al 27’ Dermaku raccoglie un pallone vagante tentando la botta, che termina sul fondo. E’ la volta del Pescara: Monachello, braccato stretto dal nazionale kosovaro, impegna non troppo Perina. Finale con l’errore di Sciaudone sottporta. Mungo, al 43’, vede il compagno libero al limite dell’area di rigore, ma l’ex Novara spara altissimo.

Gioia e dolore

Forse quella porta sotto la Curva Sud, quella dei 10mila rossoblù, è un simbolo più a tinte rossoblù che del Pescara. Come nel secondo tempo della finale contro il Siena, Gennaro Tutino torna di nuovo a bucare quelle stessi reti. Al 9’, dopo un angolo, D’Orazio devia il pallone su Fiorillo che sbaglia l’intervento. Tutino lesto lesto insacca la respinta corta. Dura relativamente poco la felicità cosentina. Al 13’ l’ex Scognamiglio incorna in porta (errore di posizionamento di Perina) un assist di Memushaj. Nella ripresa, il Cosenza, sulla scorta della scorsa prestazione casalinga contro il Brescia, paga dazio fisico-mentale. Sopraggiunge progressivamente, dopo il pareggio, il Pescara, più libero di manovrare e insinuarsi nei varchi degli ospiti. In casa Cosenza non si piange solo il goal subìto. Cosa più grave è l’infortunio del portiere Perina, costretto a lasciare il posto a Saracco. Sventata la paura nel finale di Mungo, scaraventato sulla panchina pescarese da Perrotta, nonostante qualche vacillamento, il muro silano regge alle torri d’assedio abruzzesi. Il punticino è salvo. (Giulio Cava)

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