lunedì,Agosto 15 2022

Nicola Gratteri e la procura di Milano. Una storia già nota

Nicola Gratteri punta alla procura di Milano per il dopo Catanzaro. Un tentativo fallito nel 2016, come racconta l'ex pm Luca Palamara.

Nicola Gratteri e la procura di Milano. Una storia già nota

La notizia della candidatura di Nicola Gratteri quale nuovo procuratore di Milano circola in rete da diversi giorni. Non è quindi una notizia di ieri, ma è stata resa pubblica dal quotidiano nazionale “Repubblica” che, prima degli altri giornali online e cartacei, lo aveva intervistato sulla prefazione fatta per il libro di Pasquale Bacco e Angelo Giorgianni, dal titolo “Strage di Stato – Le verità nascoste sulla Covid-19“.

Ieri, poi, il giornale “La Stampa” ha ripreso l’argomento, parlando di Gratteri quale candidato “esterno” per la procura di Milano, all’indomani dell’audizione in prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’ex magistrato Luca Palamara, chiamato a riferire sulle “trattative tra toghe” per gli incarichi direttivi e semi-direttivi delle procure di Milano e Roma. Un intreccio che arriva fino in Calabria. Ma lo tratteremo in un altro servizio.

Oggi, inoltre, il Corriere della Sera ha contattato il capo della procura di Catanzaro, chiedendogli se fosse vera la notizia rilanciata dal giornale di Torino. Nicola Gratteri ha risposto in modo affermativo, spiegando che «qualunque incarico direttivo dura 8 anni. Io qui ne ho trascorsi quasi 5 – ha spiegato Nicola Gratteri – e quindi devo cominciare a presentare domanda altrove. Presenterò domanda come procuratore di Milano quando sarà bandito il posto, credo a luglio. E poi quello di capo della Procura nazionale antimafia. Naturalmente, deciderà il Csm di assegnarlo a chi ne ha più titolo». Nicola Gratteri guida la procura antimafia di Catanzaro dall’estate del 2016, allorquando scattò l’operazione contro il clan Muto, denominata “Frontiera“.

Le polemiche e la disinformazione

Questa mattina, tuttavia, l’ex ministro Carlo Calenda è intervenuto contro Gratteri, chiedendo che venga rimosso dall’incarico, in quanto nel libro del medico e del giudice della Corte d’Appello di Messina ci sarebbero frasi antisemite. «Gratteri deve semplicemente essere rimosso. Abbiamo già visto cose inaudite, discussioni sui media su inchieste in corso, interventi politici.. ma l’avallo da parte di un magistrato di testi antisemite non si può accettare. A casa. Subito».

Carlo Calenda

Da giorni diversi giornali si affannano a smentire cose che Gratteri non ha mai scritto nella sua prefazione. Il Foglio, infatti, si è posto una domanda ragionevole, che vale per Gratteri, come per qualsiasi magistrato, politico o soggetto che ricopre ruoli pubblici e/o istituzionali. Il procuratore di Catanzaro, d’altronde, è sempre al centro dell’attenzione mediatica per le sue inchieste contro la ‘ndrangheta e la politica. Il problema, dunque, è di facile lettura. Gratteri non ha mai dichiarato di essere contro i vaccini o di negare l’esistenza del coronavirus, ma mettendo la sua faccia su quel libro, ha legittimato due autori che hanno tesi opposte al pensiero del magistrato reggino.

Il “sogno” della procura di Milano

E’ cosa nota che nel 2014, Nicola Gratteri fosse stato scelto da Matteo Renzi per diventare ministro della Giustizia (LO RACCONTIAMO QUI). Non era noto, però, il fatto che a non volerlo su quella poltrona, oltre all’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, furono anche diversi procuratori importanti (vedi «Pignatone» dirà l’ex pm di “Calciopoli”), come ha raccontato Luca Palamara nel libro “Il Sistema“, scritto dal direttore del “Giornale“, Alessandro Sallusti. Proprio nell’opera edita da Rizzoli, l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ricorda che Nicola Gratteri, prima di ottenere l’incarico di procuratore capo di Catanzaro, aveva deciso di virare su Milano.

https://www.cosenzachannel.it/2021/01/29/palamara-gratteri-ministro-non-fu-napolitano-ad-escluderlo/
Luca Palamara

«Siamo nell’aprile del 2016: dopo l’uscita di Bruti Liberati la sede resta vacante, prima di procedere bisogna ricomporre le fratture e fare calmare le acque del caso Robledo. Non si esclude – afferma Palamara – neppure l’invio di un papa straniero, si fanno i nomi di Giovanni Melillo, in quel momento distaccato come capogabinetto del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e di Nicola Gratteri, che – non gradito alle correnti di sinistra che a Milano comandano – viene però dirottato proprio in quei giorni a Catanzaro con procedura d’urgenza, per sostituire il procuratore capo Antonio Lombardo, andato in pensione. Da Milano arrivano al Csm tre candidature, quelle di Francesco Greco, di Ilda Boccassini e del suo ex marito, Alberto Nobili». Alla fine vincerà Francesco Greco. Ma Gratteri oggi spera di essere il primo “Papa nero” della procura di Milano.

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