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Palamara: «Gratteri ministro? Non fu Napolitano ad escluderlo»

Luca Palamara, nel libro-intervista con il giornalista Alessandro Sallusti, racconta i segreti della magistratura. E parla di Nicola Gratteri

Palamara: «Gratteri ministro? Non fu Napolitano ad escluderlo»

Nel libro-intervista di Luca Palamara viene raccontata la peggior magistratura italiana, ma anche la più potente. L’ex pm della Procura di Roma, nonché ex segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati e componente del Consiglio Superiore della Magistratura, radiato pochi mesi fa, ha snocciolato tanti fatti accaduti negli anni, spiegando l’intreccio politica-magistratura. L’intervista, realizzata dal direttore del “Giornale“, Alessandro Sallusti per “Rizzoli“, è avvenuta in Versilia «lontano da occhi indiscreti».

Cosa emerge dal libro intitolato il “Sistema“? Di tutto e di più. Se un magistrato, candidato per un posto importante, avvicina colui il quale dovrà giudicarlo nel gergo togato si chiama «autopromozione», mentre se questa formula viene applicata alla società civile diventa corruzione. Ciò che vale per i cittadini in ambito giudiziario, dinanzi a un tribunale dove permane la scritta “La Legge è uguale per tutti“, non vale se questo avviene all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Luogo in cui vengono prese tutte le decisioni più importanti.

Gratteri e la procura di Reggio Calabria

Nelle 280 pagine di racconto c’è spazio anche per magistrati calabresi o, per meglio dire, per tanti retroscena che vedono come protagoniste le procura di Catanzaro e Reggio Calabria. Quella reggina, in particolare, è ambita da tanti procuratori. E’ la stessa procura in cui Palamara, originario di Santa Cristina d’Aspromonte, iniziò il suo percorso da pubblico ministero per passare poi alla procura di Roma.

A pagina 141, nel capitolo “Carne non morde cane: la marcia su Roma di Pignatone”, Palamara, discutendo del processo “Mafia Capitale“, riporta l’attenzione di Sallusti sulla procura di Reggio Calabria. «La mia nuova missione era di portare a Roma, Michele Prestipino. Studio la pratica, il varco c’è: bisogna lavorare al gioco di incastri per eleggere il nuovo procuratore di Reggio Calabria, quello che deve prendere il posto lasciato libero da Pignatone. In campo ci sono Federico Cafiero de Raho, procuratore aggiunto a Napoli, e due dei vice di Pignatone a Reggio Calabria, Nicola Gratteri e lo stesso Prestipino. Sondo le intenzioni sia di Gratteri sia di Cafiero de Raho, quest’ultimo fortemente sponsorizzato dalla mia corrente Unicost di Napoli, che pensa di poter colonizzare la Calabria».

L’avversione di Magistratura democratica per Gratteri

«Durante una colazione a casa della giornalista Anna La Rosa, spiego a Gratteri le difficoltà che sta incontrando la sua candidatura; gli confermo che ha sì l’appoggio di Magistratura indipendente, ma è avversato da Magistratura democratica» la corrente «più potente», dice Palamara, che l’altro giorno ha emesso un duro comunicato contro Nicola Gratteri, a seguito dell’intervista rilasciata dal procuratore capo di Catanzaro al giornalista del Corriere della Sera, Giovanni Bianconi, detto anche «magistrato ad honorem», svela Palamara. Gratteri, dunque, «non è in cima ai pensieri di Pignatone, il quale sta manifestando in più sedi, anche al Csm, una forte volontà di scegliersi sia il vice a Roma sia il successore a Reggio. Gratteri, che conosco dai tempi del mio esordio in magistratura, reagisce male e non accetta quella che ravvisa come una mancanza di fiducia nei suoi confronti. Il derby è quindi è tra Prestipino e Cafiero de Raho». E alla fine la spunterà il magistrato napoletano, attuale procuratore nazionale antimafia, sponsorizzato, a dire di Palamara, da «Marco Minniti, all’epoca ministro degli Interni».

Quando il Quirinale bloccò Gratteri ministro della Giustizia

Tra i vari aneddoti raccontati da Palamara, a pagina 184, emerge quello su Nicola Gratteri, indicato da Matteo Renzi quale nuovo ministro della Giustizia. All’epoca l’ex segretario del Pd, grazie a Luca Lotti e ad altri personaggi, stava cercando di entrare nel gioco politica-magistratura. Si parla delle inchieste di Woodcock e del 21 febbraio 2014, «giorno in cui Matteo Renzi, disarcionato Enrico Letta, sale al Quirinale da Napolitano per sottoporgli la lista dei ministri del suo governo. E compie il primo, grave e decisivo passo falso, almeno per quanto riguarda la magistratura». E racconta: «Tutti con il fiato sospeso perché Napolitano si rifiutava di firmare la nomina proposta da Renzi di Nicola Gratteri a ministro della Giustizia. Come si arrivò lì lo ha raccontato lo stesso Gratteri il 20 febbraio del 2020, durante la trasmissione televisiva “Di Martedì” di Giovanni Floris, presenti lei Sallusti e il direttore dell’Espresso, Marco Damilano».

Delrio lo chiamò

Sallusti menziona quello che Gratteri disse in tv: «Il giorno prima della formazione del governo lo chiamò Graziano Delrio, maggiorente del Pd renziano, e lo convocò con urgenza a Roma per un incontro con Renzi, che non aveva mai conosciuto». Gratteri precisò di aver chiesto carta bianca per «ribaltare il sistema della giustizia». E Palamara rincara la dose: «La cosa si seppe, perché Roma è sì tanto grande ma certe notizie girano veloci come in un borgo. Poteva un “Sistema” che aveva combattuto e vinto la guerra con Berlusconi e le sue armate farsi mettere i piedi in testa da Matteo Renzi e da un collega, molto bravo ma anche molto autonomo, fuori dalle correnti e per di più intenzionato a fare rivoluzioni?» ed infatti «non era possibile», in quanto «si muovono pezzi da novanta del “Sistema”, il Quirinale è preso d’allato dai procuratori più importanti – lo stesso Pignatone mi confiderà di aver avuto in quelle ore contatti – e dai capicorrente. Napolitano prende atto che la cosa non si poteva fare. Renzi, che come si vedrà non aveva capito che razza di potere ha la magistratura, testardo, sale al Colle con quel nome».

«Quando quella porta non si aprì»

«Dico questo – afferma Palamara – non in base a supposizioni, ma per i numerosi contatti che ho avuto in quelle ore. Gratteri, che è il più sveglio di tutti, non vedendo la porta di Napolitano aprirsi nei tempi dovuti capisce al volo, come vi ha raccontato da Floris, cosa sta succedendo. Successivamente avrò conferma dai diretti interessati che il mondo della magistratura, tra cui il procuratore Pignatone, ha fatto arrivare al presidente Napolitano un segnale di non gradimento nei confronti di Nicola Gratteri. Ma Gratteri non era un problema solo in quanto Gratteri».

«E allora qual era il problema?» chiede Sallusti. «Che Renzi con quella mossa sfida il sistema delle correnti e dei grandi procuratori, che da sempre vengono consultati preventivamente dal premier incaricato o da chi per lui per dare il gradimento a un nuovo ministro della Giustizia. Dopo aver asfaltato o almeno pensato di aver asfaltato il Pd, Renzi prova a fare altrettanto con la magistratura: qui ora comando io. E no, non funziona così» chiarisce Palamara che, insomma, “tanto Tonno” non era, come fu definito in diretta tv su Skytg24 dall’allora ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. Infine, a pagine 234, Palamara, concludendo i racconti su Gratteri, dice che l’attuale procuratore capo di Milano, candidatosi anche per la procura di Milano era «non gradito alle correnti di sinistra che a Milano comandano». Per cui Gratteri «viene dirottato proprio in quei giorni a Catanzaro con procedura d’urgenza, per sostituire il procuratore capo Antonio Lombardo, andato in pensione».

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