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L’INTERVISTA | Archivio di Stato di Cosenza, il neo direttore Orsino: «Dopo lo stop forzato, ecco come vogliamo ripartire» – VIDEO

Il 14 marzo ha aperto i battenti la mostra "Paesaggi di guerra" sui bombardamenti che devastarono la città nel 1943. Ma in calendario ci sono già altre iniziative e progetti per rilanciare questo luogo dopo due anni di pandemia, nonostante le difficoltà...

L’INTERVISTA | Archivio di Stato di Cosenza, il neo direttore Orsino: «Dopo lo stop forzato, ecco come vogliamo ripartire» – VIDEO

La mostra “Paesaggi di guerra: Cosenza 1943” ha aperto i battenti all’Archivio di Stato del capoluogo bruzio lo scorso 14 marzo, in occasione della “Giornata nazionale del paesaggio” promossa dal Ministero della Cultura. Un racconto per immagini e parole – in esposizione foto e documenti originali dell’epoca – dei bombardamenti che devastarono la città durante la Seconda guerra mondiale. Un tuffo nel passato, ma strettamente legato all’attualità, a quel presente che ci mostra in tv e sui giornali le immagini di altri luoghi devastati, non molto lontano da noi, in quell’Ucraina che è tornata a sbatterci in faccia l’orrore delle armi. Armi che non hanno mai smesso di tacere, in realtà, dagli anni del conflitto mondiale a oggi, armi che sparano ancora e da tempo in diversi Paesi del mondo, che spaventano e fanno vittime, ma i cui echi non sono forse mai arrivati fin qui forti e chiari come adesso.

Dopo lo stop forzato dovuto alla pandemia, i luoghi di cultura ripartono e l’Archivio di Stato di Cosenza ha scelto di farlo da qui. Un input partito dal Ministero, concretizzatosi nel lavoro dello staff guidato da Antonio Orsino, che ha assunto la direzione dell’istituto poco più di un mese fa. Già direttore amministrativo e finanziario dell’Archivio, sarà lui a guidarne la rinascita, tra sfide da affrontare e criticità da risolvere, ma diverse idee sono già in campo. 

Direttore Orsino, anche la cultura riparte dopo il blackout. Come state pensando di accompagnare questa ripartenza?

«Purtroppo anche noi abbiamo subito il blocco delle visite, ma stiamo avendo dei segnali di ripresa. È ricominciata intanto la frequentazione quotidiana da parte degli studiosi, che è l’attività principale che si svolge tra le nostre mura. Accanto a questo, continua – e in realtà non si è mai fermata – la richiesta di atti per corrispondenza. Per quanto riguarda le nostre iniziative, invece, ne abbiamo già in calendario due per i mesi di maggio e giugno. Una legata agli 800 anni del Duomo di Cosenza, visto che nel nostro Archivio sono custoditi diversi documenti al riguardo, e un’altra sull’eversione politica degli anni passati raccontata dai giornali dell’epoca».

Intanto poche settimane fa avete inaugurato questa mostra sui bombardamenti del 1943, che – ricordiamo – sarà visitabile fino al 30 giugno. La città e il territorio in generale come stanno rispondendo?

«La mostra è frequentata, solo che questi due anni ci hanno tagliato un po’ i contatti e bisogna ripartire proprio da qui, dal ricucire una rete che si è inevitabilmente sfilacciata».

C’è anche forse un altro problema: l’Archivio di Stato sconta una reputazione da luogo chiuso e destinato a pochi “addetti ai lavori”. Come si supera questa percezione?

«È vero, di solito quando si pensa all’Archivio di Stato si pensa a un luogo lugubre, buio, polveroso. Cosa che non è affatto vera: la nostra sede è un contenitore di storia, ci sono scrigni di cultura che possono essere davvero molto interessanti. Uno dei miei obiettivi è quello di coinvolgere le istituzioni in generale, ma soprattutto le scuole nella frequentazione dell’Archivio, in modo che i ragazzi possano scoprire quanto di bello e utile c’è».

Lei qui è diventato direttore da poco: che situazione ha trovato e che criticità ci sono nel gestire una realtà di questo tipo?

«Dobbiamo fare i conti con una pianta organica molto ridotta. Purtroppo la carenza di personale è un problema comune a tutte le amministrazioni. Qui abbiamo una pianta di 40 persone ma attualmente in servizio ce ne sono solo 14 e mediamente tra congedi e permessi possiamo contare su 7-8 persone. Così è difficile assicurare tutti i servizi, anche se noi cerchiamo di non far mancare niente. La sezione distaccata di Castrovillari, per esempio, che fa parte dell’Archivio di Stato di Cosenza, è attualmente chiusa per mancanza di personale».

In qualche modo l’emergenza Covid ha cambiato le carte in tavola nella fruizione della cultura: si è puntato sul web, i musei per esempio hanno sfruttato molto i tour virtuali e in generale la fruizione da remoto. Tutto questo è destinato a cambiare anche l’approccio futuro, a restare come una sorta di eredità ormai acquisita anche dopo la fine delle restrizioni?

«Certo. Noi siamo molto impegnati, soprattutto volendo avvicinare le nuove generazioni, nello sforzo tecnologico. Prima l’informatica serviva solo per la conservazione del documento. Lo sforzo che stanno facendo adesso gli Archivi è quello di digitalizzare i documenti storici per renderli consultabili anche a distanza, attraverso il web. Noi abbiamo già dei documenti consultabili in questo modo. È ovvio che si tratta di un lavoro che richiede molto tempo e strumentazioni precise, ma sembra che dal Pnrr possano venire anche aiuti in tal senso. Qui abbiamo circa dieci chilometri lineari di documenti conservati: l’aspirazione sarebbe quella di digitalizzare tutto, ma ci vogliono i mezzi».