martedì,Febbraio 7 2023

San Giovanni in Fiore, condannata la mamma che lasciò violentare le figlie

Otto anni di carcere a testa per lei e per l'orco amico di famiglia che abusò di tre ragazzine minori e disabili, a giudizio anche il papà delle vittime

San Giovanni in Fiore, condannata la mamma che lasciò violentare le figlie

Sconterà otto anni di carcere il quarantaseienne di San Giovanni in Fiore accusato di aver ripetutamente abusato di tre ragazzine di quindici, diciassette e diciotto anni, l’ultima delle quali affetta da disabilità psichica. L’uomo, arrestato lo scorso 27 gennaio, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato ed era difeso dall’avvocato Tommaso Stillitano. Era accusato di violenza sessuale rinforzata da una sfilza di aggravanti in ragione dell’età delle vittime e della loro condizione minorata.

La stessa pena è stata inflitta alla mamma delle ragazzine, rea di aver permesso la consumazione di quelle violenze mettendo a disposizione dell’orco la propria abitazione, mentre ancora in sospeso è la posizione di suo marito, il papà delle tre adolescenti, che colpito dalla stessa e infamante accusa, affronterà un processo nel tentativo di dimostrare la propria innocenza. Rinviato a giudizio con prima udienza in programma a febbraio, sostiene di non essere stato a conoscenza di quegli orrori che si consumavano nella sua camera da letto. Lo difende l’avvocato Vincenzo Tiano, mentre a rappresentare sua moglie in aula c’era l’avvocato Elide Chiappetta.

Per i due condannati, la Procura aveva chiesto una pena leggermente più severa: nove anni di reclusione a testa, equiparando così le responsabilità fra chi aveva commesso materialmente gli abusi e chi, invece, ne aveva incredibilmente favorito la consumazione. Le indagini hanno messo in evidenza come dopo aver dato sfogo ai propri istinti bestiali, l’uomo fosse solito lasciare pochi euro di ricompensa ai genitori delle vittime, dei quali era amico di famiglia. Incredibile, ma vero.

Da allora si trova recluso in carcere, mentre i due coniugi, dopo un periodo trascorso dietro le sbarre, sono ora detenuti ai domiciliari.  Le tre ragazze, invece, a seguito di questa drammatica vicenda sono state assegnate a una struttura protetta e affidate alle cure di un tutore. A rappresentarle nel processo, come patrono di parte civile, c’era l’avvocato Giuseppe Lanzino.  

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