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“Rimborsopoli” a Cosenza, revoca del fascicolo a un pm: il Csm mette la parola fine

Palazzo dei Marescialli ha dato atto al procuratore Spagnuolo di aver tolto correttamente l'indagine contro Cirò al magistrato Cozzolino

“Rimborsopoli” a Cosenza, revoca del fascicolo a un pm: il Csm mette la parola fine

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha messo la parola fine al caso “Rimborsopoli“, l’inchiesta coordinata dalla procura di Cosenza finita sul tavolo del Plenum dopo la revoca dell’indagine al pubblico ministero Giuseppe Cozzolino firmata dal procuratore capo Mario Spagnuolo. Una vicenda di cui si è occupata mercoledì scorso la nuova assemblea plenaria di Palazzo dei Marescialli, dando atto al capo della procura di Cosenza di aver adottato un provvedimento corretto. Un esito favorevole votato a maggioranza con un solo astenuto.

La storia però è molto più complessa di quella che sembra e si intreccia con altre questioni di carattere giudiziario, amministrativo e disciplinare che hanno visto coinvolti il pm Cozzolino e l’ex procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini.

La cena incriminata

Tutto inizia quando compaiono alcune foto sul web che immortalano Cozzolino a cena con Carmine Potestio, ex capo di Gabinetto di Mario Occhiuto, e Pierluigi Caputo, all’epoca presidente del consiglio comunale di Cosenza ed attuale consigliere regionale di centrodestra. Queste immagini, secondo Cozzolino, non potevano integrare alcuna ipotesi di astensione. Una tesi valorizzata anche dal procuratore generale presso la Corte di Cassazione, secondo cui il magistrato campano, ormai cosentino d’adozione, non aveva commesso alcun illecito disciplinare.

L’indagine della discordia sul piano amministrativo è quella contro Giuseppe Cirò, oggi sotto processo per peculato, mentre l’ex sindaco di Cosenza Mario Occhiuto attende l’evoluzione del processo di secondo grado dopo aver ottenuto un’assoluzione davanti al gup Claudia Pingitore.

Le valutazioni del Csm

Il relatore della pratica Marco Bisogni, consigliere togato di Unicost, è partito dai fatti per valutare il provvedimento di Spagnuolo, a cominciare dalle modalità di acquisizione dell’esposto a firma dell’avvocato Adriano D’Amico inviato al Csm il 13 novembre 2017. L’altro atto richiamato nella delibera è la pendenza a carico di Potestio di un procedimento penale, la famosa inchiesta sugli “appalti spezzatino“, naufragata in primo grado a Cosenza, dove la posizione dell’ex capo di Gabinetto fu archiviata dal gip. Il terzo richiamo riguardava invece la posizione di Mario Occhiuto, il quale rivestiva la qualità di persona offesa nel fascicolo inizialmente assegnato al pm Cozzolino. Ma v’è di più.

Nella pratica si menziona anche la registrazione effettuata a casa dell’ex senatore Nicola Morra dove Giuseppe Cirò elencava, tra le altre cose, una serie di problematiche circa le opere pubbliche cosentine. Audio poi depositato in procura a Cosenza e giunto sul tavolo dell’allora procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini. Nella registrazione Cirò si doleva che a svolgere le indagini nei suoi confronti fosse proprio Cozzolino. Infine, la nota trasmessa dalla Manzini a Spagnuolo nella quale si chiedeva di sostituire Cozzolino, in quanto alla luce delle dichiarazioni di Cirò, l’attività investigativa sarebbe dovuta andare avanti battendo nuove piste.

Il procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo
Il procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo

Cosenza, quando Spagnuolo revocò il fascicolo al pm Cozzolino

Il procuratore Spagnuolo, a quel punto, decise di revocare il fascicolo a Cozzolino, non potendo rivelare neanche il fatto che la sua posizione era al vaglio della procura di Salerno. Le indagini su Cozzolino poi sono state tutte archiviate. Il Csm, in tal senso, ha dato atto al magistrato di Cosenza di aver agito nell’unico modo possibile. «Il Procuratore della Repubblica di Cosenza – si legge nella delibera – si è trovato ad operare in una particolare situazione di fatto in cui non era esigibile una diversa determinazione. È palese, infatti, che al Procuratore fosse preclusa l’ostensione delle ragioni a sostegno “dell’interesse del Cozzolino nel procedimento” potendo altrimenti il Dirigente incorrere nella rivelazione di atti trasmessi per competenza funzionale ad altro ufficio competente ai sensi dell’art.11 c.p.p.; nel contempo il Procuratore della Repubblica nemmeno avrebbe potuto ricorrere alla revoca dell’assegnazione ai sensi dell’art. 2 del D. Lvo 106/2006, non sussistendo in radice i relativi presupposti» ha concluso Bisogni.

procura cosenza pm giuseppe cozzolino
Il pm di Cosenza Giuseppe Cozzolino

Dal Disciplinare alla nuova nota al Csm

Prima della votazione finale, il relatore Bisogni aveva richiamato la nuova nota di Cozzolino giunta a Palazzo dei Marescialli a ridosso dell’inizio del Plenum. Il pm di Cosenza aveva evidenziato alcuni passaggi mancanti nella ricostruzione offerta dal Csm, ritenendo impossibile qualificare l’atto di revoca oggetto di osservazioni come una sostituzione ex art. 53 comma 2, norma che, diversamente da quanto contenuto nella proposta di delibera, non poteva operare nella fase delle indagini.

Secondo il magistrato, inoltre, l’approccio del nuovo Csm era stato già superato da un precedente Csm, quello che in data 17 novembre 2017, disciplinava in maniera espressa e tassativa l’esercizio del potere di sostituzione del pm nella fase d’indagine. Ciò era stato valutato in un caso di natura eccezionale, riportato nel documento. Inoltre, la considerazione che ha mosso Cozzolino, è stata quella che un atto così importante come quello di revoca rischia di sdoganare, nel settore delle assegnazioni (e delle revoche) dei fascicoli, prassi illegittime e potenzialmente lesive dell’autonomia e indipendenza del sostituto. Per Cozzolino quindi l’atto di revoca era stato adottato in assenza dei presupposti di legge in quanto l’art. 15 comma 1 della circolare del Csm del 17 novembre del 2017 indicava nello specifico i casi e i modi di esercizio del potere di revoca.

A sostegno di questi tesi Cozzolino aveva prospettato di nuovo al Csm quello che fu il giudizio della procura generale della Cassazione nel procedimento disciplinare archiviato. «L’andamento dei fatti ha dimostrato come Cozzolino non avesse alcun tipo di frequentazione o stretta conoscenza con Mario Occhiuto» attuale senatore della Repubblica italiana «né che nel procedimento per le ipotesi di peculato e truffa contro Cirò e l’architetto cosentino, fossero coinvolti, a livello investigativo, sia Carmine Potestio, conosciuto dieci anni prima per via della sua attività imprenditoriale, che Pierluigi Caputo, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio comunale di Cosenza».

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