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Cosenza, la battaglia del piccolo Michele contro il tumore e il coraggio di mamma Isabella

Il piccolo è entrato nei cuori delle famiglie dell'area urbana che, con grande generosità, hanno sostenuto le trasferte

Cosenza, la battaglia del piccolo Michele contro il tumore e il coraggio di mamma Isabella

Isabella si è aggrappata alla speranza. E alle preghiere per il suo Michele. Quattro anni appena, il piccolo è già chiamato alla prova più importante: quella di tenersi stretta la vita e di sconfiggere il brutto male che gli è stato diagnosticato poco meno di due mesi fa. 

Sulle cartelle cliniche la patologia, impietosamente annotata dai medici, è un sarcoma di alto grado ai tessuti molli,con metastasi diffuse alla coscia, all’inguine, ai polmoni. In parole semplici il bimbo di Isabella ha un tumore. Un tumore raro. Per il quale non esiste una cura specifica. La chemioterapia cui viene sottoposto è di tipo generico, con appena un venti percento di probabilità che possa rivelarsi efficace. 

Ieri ha sostenuto la prima seduta nel reparto di pediatria dell’Annunziata di Cosenza, dove è stato riattivato il servizio clinico di oncoematologia. In realtà non era mai stato ufficialmente interrotto. Istituito nel 2001 con apposita delibera dell’Azienda Ospedaliera, riconosciuto pure dall’Associazione Italiana di Emato Oncologia Pediatrica, durante l’emergenza Covid era di fatto cessato in virtù della decisione, maturata dall’allora commissario straordinario Giuseppina Panizzoli, di accorpare alla pediatria anche la chirurgia pediatrica, destinandovi quegli ambienti sterili e protetti che erano stati ricavati proprio per offrire la migliore assistenza ai bambini ammalati di cancro e bisognosi delle infusioni.

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L’assenza temporanea del direttore Domenico Sperlì, chiamato alla guida dell’Asp di Crotone, ha poi determinato pure un rallentamento della diagnostica. Adesso il nuovo corso inaugurato dal commissario Vitaliano De Salazar, sta producendo un nuovo ribaltamento, ma in positivo, della situazione. Per la pediatria sono in procinto di essere assunti quattro infermieri. Inoltre, con lo spostamento ormai prossimo della oncologia per adulti dal piano terra del plesso dell’Annunziata al presidio del Mariano Santo, si libereranno nuovi ampi spazi, in parte destinati, secondo indiscrezioni, proprio alla somministrazione delle terapie oncoematologiche per i più piccoli. 

Isabella ha 30 anni. Abita a Carolei, centro attiguo al capoluogo. È il mese di giugno del 2022 quando nota una sorta di cisti, una specie di pallina sotto il tallone del piedino sinistro di Michele. Sembra una banalità. Gli esami radiografici e dermatologici non danno riscontri. Si ipotizza si tratti di un angioma venoso sottocutaneo. «Una formazione generalmente benigna ed innocua – racconta al nostro network – Ma nel caso di Michele gli procurava un enorme fastidio nel camminare. Ci siamo rivolti al policlinico di Messina dove sussiste una unità specialistica per la rimozione di queste protuberanze in età precoce. Ma l’ospedale siciliano ci ha rimandati a casa prescrivendoci semplicemente dei bendaggi. Eravamo comunque in costante contatto ed io mandavo loro le fotografie di questa pallina che cresceva sempre di più – dice ancora la mamma di Michele – finché ha iniziato a sanguinare, proprio un giorno prima di una visita programmata proprio in riva allo Stretto. Abbiamo allora anticipato la partenza e ci siamo recati nell’ospedale peloritano dove, sulla base delle analisi di questo plasma scuro, ci hanno anticipato che poteva trattarsi di qualcosa di serio. A quel punto, era ormai il mese di dicembre, abbiamo scelto il Bambin Gesù di Roma per degli approfondimenti. E dopo una biopsia, è arrivata la drammatica notizia del sarcoma».

Con coraggio Isabella ripercorre punto per punto, le tappe di un calvario purtroppo ancora assai lontano dal concludersi. «Nella capitale Michele è stato sottoposto ad un primo ciclo di chemioterapia. Poi sono stati proprio i medici del Bambin Gesù a consigliarci di rientrare, poiché a Cosenza era possibile proseguire la cura». 

Michele è già diventato il simbolo della rinascita della oncoematologia dell’Annunziata. Ed è entrato nei cuori delle famiglie dell’area urbana che, con grande generosità, hanno sostenuto le trasferte che fin qui i suoi genitori hanno dovuto affrontare. Sono entrambi disoccupati. Il marito di Isabella ha perso il lavoro durante la pandemia. Era dipendente di una ditta di pulizie ma con il Covid sono venute meno alcune commesse per l’azienda che si è vista costretta a tagliare parte del personale. 

Già la scorsa settimana il piccolo è stato ricoverato con urgenza: aveva la febbre alta ed i valori del sangue fuori norma. I sanitari gli hanno praticato delle trasfusioni di sangue e piastrine. Oggi è tornato per intraprendere questo nuovo percorso di cura. «Ho chiesto di pregare per lui – ha detto Isabella – perché io stessa mi sono affidata a Dio».  

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