domenica,Maggio 19 2024

Strage di Rende, condanna definitiva per l’unico imputato: la sentenza

Nell'incidente mortale avvenuto nel 2017 persero la vita quattro ragazzi. Il 30enne è stato ritenuto colpevole e condannato a oltre 4 anni di carcere

Strage di Rende, condanna definitiva per l’unico imputato: la sentenza

È definitiva, dopo un lungo iter giudiziario, la condanna a oltre 4 anni di carcere per il 30enne G. S., unico imputato della strage di Rende. Si tratta dell’incidente mortale avvenuto nel 2019, dove hanno perso la vita quattro ragazzi che, quella notte, stavano percorrendo la Statale 107 “Silana-Crotonese”, in direzione Cosenza. Il tragico impatto aveva scosso l’intera area urbana cosentina. Due città, Cosenza e Rende, che avevano versato tutte le lacrime per Paolo Iantorno, Federico Lentini, Mario Chiappetta e Alessandro Algieri.

Dall’incidente mortale alla ricostruzione processuale

L’imputato in primo grado era stato condannato, con il rito abbreviato, per il reato di omicidio stradale a sei anni e otto mesi di reclusione, mentre la procura di Cosenza aveva invocato una condanna a 9 anni di carcere. All’epoca, il gup del tribunale di Cosenza aveva riconosciuto il concorso di colpa. La Corte d’Appello di Catanzaro, tuttavia, aveva rideterminato la pena a cinque anni di reclusione, poi confermata dalla quarta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione. Processo chiuso? No.

La difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Filippo Cinnante, riteneva che nella prima sentenza emessa dagli ermellini ci fosse un errore di fatto, nella parte in cui «affermava esservi stata una riqualificazione giuridica del fatto da parte della Corte d’appello di Catanzaro, applicando, di conseguenza», il principio di diritto secondo cui «nel giudizio di appello, la riqualificazione del fatto accompagnata dall’applicazione delle circostanze attenuanti generiche in misura inferiore a quanto statuito in primo grado non integra una violazione del divieto di “reformatio in peius“, atteso che il giudice di secondo grado è tenuto esclusivamente a irrogare in concreto una sanzione finale non superiore a quella in precedenza inflitta. Il ricorso straordinario è stato dunque dichiarato ammissibile e la Suprema Corte ha evidenziato la fondatezza del reclamo.

Le valutazioni finali sono state quelle riguardanti la sussistenza della violazione di legge processuale che era stata denunciata dall’imputato mediante il ricorso rigettato dalla quarta sezione con la sentenza impugnata, «sulla base e in conseguenza del suddetto errore percettivo (circa l’esistenza di una riqualificazione giuridica del fatto), posto che il divieto di reformatio in peius impone al giudice dell’impugnazione di non elevare la pena comminata in primo grado per nessuno dei singoli elementi che la vadano a comporre». Per questi motivi, la condanna di Gaspar Salerno è stata rideterminata a 4 anni e 8 mesi di reclusione, con l’annullamento senza rinvio della prima sentenza definitiva.

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