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Luminarie e Lungofiume, il gip: «Scarpelli favorito da Pecoraro e Cucunato»

Luminarie e Lungofiume, il gip: «Scarpelli favorito da Pecoraro e Cucunato»

Luminarie natalizie e Lungofiume. I due eventi più importanti dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Occhiuto sono al centro di tre capi d’accusa riferiti all’inchiesta della procura di Cosenza sugli affidamenti diretti. Tre capi d’imputazione aventi ad oggetto il reato di abuso d’ufficio che secondo magistrati e gip sarebbe stato commesso dai dirigenti Carlo Pecoraro, Domenico Cucunato e dall’imprenditore Antonio Scarpelli, titolare della “Med Labor”.

Nei casi esaminati dal gip del tribunale di Cosenza Giusy Ferrucci si prendono in considerazione fatti avvenuti nel 2012 e 2013.

I due dirigenti e l’imprenditore cosentino sono accusati di aver attestato falsamente di aver dichiarato che i lavori per gli addobbi luminosi erano urgenti, eludendo l’assoggettamento alle categorie generali di lavori in economica. Per la procura di Cosenza Scarpelli avrebbe avuto un ingiusto vantaggio patrimoniale, rappresentato dalla liquidazione della somma pari a 48,585,00 euro».

“Med Labor” si legge nelle carte dell’inchiesta ha registrato un aumento considerevole del proprio fatturato tra il 2012 e 2015, passando da 10.450 mila euro a 427.996 mila euro. 

Il lavoro della Guardia di Finanza di Cosenza è consistito nel ricostruire tutti i movimenti documentali avvenuti tra il comune e l’impresa privata, registrando tutte le determine finite nell’inchiesta.

Il gip di Cosenza Ferrucci ha spiegato che «l’acquisizione delle pratiche riguardanti i lavori affidati alla “Med Labor”, evidenziava anomalie che, se esaminate isolatamente, potrebbero sembrare violazioni aventi rilievo meramente civilistico-amministrativo, potendosi confinare sotto l’egida di una scorretta prassi amministrativa», mentre se «lette unitamente a tutti gli altri elementi emersi nell’ambito delle investigazioni, svolte dagli inquirenti, hanno fatto emergere un quadro indiziario grave ed univoco in merito alla verificazione di favoritismi a favore dello Scarpelli, da parte di alcuni funzionari, principalmente di Pecoraro e Cucunato, i quali, in modo evidente, ponevano in essere ripetute violazioni finalizzate ad avvantaggiare l’imprenditore “amico”».

Perché il gip ravvisa il dolo intenzionale nella vicenda sul presunto reato di abuso d’ufficio? Eccolo spiegato: «I funzionari attestavano di avere approvato una perizia d’urgenza, in realtà non esistente, affermando l’urgenza di lavori che non potevano ritenersi tali in mancanza degli atti preliminari necessari. La circostanza che gli indagati non avessero alcuno scrupolo ad affermare il falso, pur di risultare come urgenti i lavori da affidare allo Scarpelli, induce a ritenere esistente il dolo intenzionale».

Per quanto riguarda il caso del “Lungofiume 2013”, il gip analizzando gli atti del quarto capo d’accusa ha scritto che «trattandosi di un unico lavoro per un impegno di spesa di importo superiore a 40mila euro si sarebbe dovuto ricorrere ad una procedura diversa da quella del “cottimo fiduciario», invitando più operatori del settore, nel rispetto dei principi di trasparenza, rotazione e parità di trattamento». In questo caso al centro delle investigazioni sono finiti il noleggio del palco e l’illuminazione artistica per svolgere la manifestazione al lungofiume. Sotto indagine in questo caso ci sono Pecoraro e Scarpelli.

Altri casi di presunto abuso d’ufficio tra Pecoraro e Scarpelli si sarebbero verificati anche nel 2014 e il 2015, in occasione della fiera di San Giuseppe. (Antonio Alizzi)

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