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Appalti e corruzione a Cosenza, il livello politico non entra nell’inchiesta. I NOMI DEGLI INDAGATI

Appalti e corruzione a Cosenza, il livello politico non entra nell’inchiesta. I NOMI DEGLI INDAGATI

Alle prime luci dell’alba sono scattate due operazioni coordinate dalla procura di Cosenza e condotte dalla Guardia di Finanza di Cosenza contro soggetti accusati di aver pilotato appalti pubblici. Corruzione e frode fiscale nel settore immobiliare sono due tra i reati contestati dai magistrati cosentini. 

In conferenza stampa il procuratore capo di Cosenza Mario Spagnuolo ha annunciato l’ingresso nella pianta organica di due nuovi giovani magistrati, le dottoresse D’Andrea e Saccà e ha spiegato i contenuti della prima indagine: «Il lavoro fatto è di tipo specialistico, con elevato senso di responsabilità da parte di chi ha operato come nel caso della dottoressa Marisa Manzini che ha seguito personalmente l’inchiesta sugli appalti del Comune di Cosenza. Si tratta di indagini complesse, in cui è semplice sparare a zero e dire tutto e il contrario di tutto. Attraverso la ricostruzione di decine di contratti da parte del Comune si è ricostruito tutto, sintetizzando in modo unitario».

E ancora: «Gli elementi caratterizzanti sono la scelta arbitraria della somma urgenza con cui vengono dati gli appalti, lo spezzettamento singolo dei lavoro in più lavori in modo da eludere la legge europea. Nel caso di specie sono stati esaminati più di 5mila determine dirigenziali. Il gip di Cosenza ha attuato misure cautelari per i dirigenti e la loro responsabilità è chiara. Noi avevamo avanzato più richieste, il giudice ha riconosciuto veridicità per 98% dei capi d’imputazione».

PAROLA ALLA MANZINI. E’ toccato poi al procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini specificare come si è arrivati ad individuare le presunte condotte illecite addebitate agli indagati: «Abbiamo analizzato un numero elevatissimo di atti e il risultato è grande per la professionalità del Nucleo tributario finanziario di Cosenza che ha condotto questa indagine. Abbiamo acquisito atti, prove e intercettazioni. L’indagine ha origine da un esposto fatto da un senatore della Repubblica», si riferisce molto probabilmente a Nicola Morra del Movimento Cinque Stelle «e da una serie di iniziative che ci hanno portato a pensare che esisteva un’attività delinquenziale nel sistema degli appalti pubblici messo in atto da dirigenti che avevano rapporti strettissimi con un imprenditore. Sono 25 capi d’accusa tra cui falso e abuso d’ufficio. Ad ogni modo gli affidamenti venivano dati per scelte dirette dei dirigenti e per importi inferiori a 40mila euro che però erano frazionati, così si eludevano procedure per importi più alti. Su 25 sono 22 le condotte ritenute gravemente indiziarie». E infine: «Se vogliamo colpire questo fenomeno, da noi ritenuto più grave di tutto, serve pensare che un rapporto tra imprenditore e dirigente comunale deve essere attenzionato».

La procura di Cosenza aveva chiesto gli arresti domiciliari per tre dirigenti comunali, ma il gip ha concesso solo una misura interdittiva. Gli indagati sono 14, mentre gli appalti frazionati dal comune hanno un valore di oltre 2 milioni di euro. Tra i 25 capi d’accusa ci sono i casi di un canile e delle luminarie. Sono sette in tutto gli imprenditori coinvolti, di cui uno particolarmente attenzionato dalla procura di Cosenza.

IL LIVELLO POLITICO. Affidamenti diretti nel mirino, dirigenti comunali indagati e la politica che ruolo ha giocato in questa vicenda? La risposta dei magistrati a una domanda posta da un cronista è stata questa: «Noi parliamo di determine dirigenziali, ci sono quindi competenze diverse tra politici e amministrativi. Da noi si parla di quest’ultimo livello. Chiaro che poi si possono fare mille ipotesi, ma andiamo fuori tema. Noi parliamo di responsabilità penale per ipotesi corruttiva» relativa a un dirigente.

I NOMI. I dirigenti comunali interdetti dal gip del tribunale di Cosenza sono Carlo Pecoraro, dirigente del settore dell’edilizia privata e lavori pubblici, Arturo Mario Bartucci, funzionario del settore Ambiente, canile comunale e ciclo dei rifiuti, e Domenico Cucunato, quest’ultimo già in pensione ed è dirigente del settore Infrastrutture. L’imprenditore interdetto invece è Francesco Amendola. Pecoraro e Cucunato sono stati interdetti per tre mesi, mentre Bartucci per sei mesi così come Amendola.

Gli altri indagati finiti nel mirino della procura di Cosenza sono Antonio Amato, Antonio Scarpelli, Vincenzo Rubino, Ferruccio Stumpo, Francesca Filice, Michele Fernandez, Renato Cerzosimo, Pasquale Perri, Ivan Mandarino e Pietro Mazzuca. Altri indagati non figurano nell’ordinanza del gip Giusy Ferrucci, che ha rigettato la richiesta di misura cautelare per Fernandez, Scarpelli, Filice, Perri, Cerzosimo, Stumpo, Rubino, Amato, Mandarino e Mazzuca.  (a. c./a. a.)

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