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Per le forze dell’ordine stava per compiere un furto, assolto pregiudicato di Cosenza: cadute tutte le accuse

Per le forze dell’ordine stava per compiere un furto, assolto pregiudicato di Cosenza: cadute tutte le accuse

Oggi il giudice monocratico del tribunale di Cosenza, Giusi Ianni, ha assolto E. S., noto pregiudicato 67enne cosentino, dall’accusa di possesso ingiustificato di chiavi alterate e grimaldelli.

Il 67enne, già noto alle forze dell’ordine per i suoi numerosi precedenti in materia di reati contro il patrimonio, nell’aprile dello scorso anno era stato segnalato aggirarsi, con fare sospetto, a bordo di un’autovettura in Montalto e aree limitrofe.

Immediatamente allertati, si erano recati sul posto i carabinieri di Rose, i quali muniti di immagine foto segnaletica acquisita dal Weblase, riuscivano a rintracciare e a fermare l’uomo che in un primo momento, alla vista degli stessi, cercava di eludere il controllo.

A quel punto lo stesso veniva sottoposto a perquisizione personale e veicolare che dava esito positivo, poiché sul pianale dell’autovettura venivano rinvenuti una seria di strumenti che, secondo i militari, erano “chiaramente destinati alla fraudolenta apertura dei veicoli”.

L’uomo veniva quindi denunciato alla Procura della Repubblica poiché, essendo già stato condannato per reati contro il patrimonio o determinati da motivi di lucro, era trovato in possesso di strumenti atti ad aprire o a forzare serrature, dei quali non giustificava l’attuale destinazione.

Contestualmente, l’uomo veniva anche multato per guida senza patente (reato depenalizzato), poiché guidava con patente revocata dalla Prefettura.

Oggi, la difesa di E.S., assistito dall’avvocato Antonella Rizzuto, ha chiesto di definire il procedimento mediante rito abbreviato subordinato ad un’integrazione probatoria. All’esame di uno dei figli dell’imputato, il quale ha riferito particolari utili riguardo alle circostanze di tempo e di luogo in cui il padre era stato denunciato, i quali si sono aggiunti agli elementi già raccolti mediante una pronta attività di investigazione difensiva volta a fornire anche le ragioni del possesso degli strumenti rinvenuti a bordo del veicolo.

Alla luce delle argomentazioni difensive, dunque, è emerso che i motivi per cui E.S. si trovava a Montalto e guidava per giunta senza patente, di fatto, non avevano nulla a che fare con intenti criminosi in capo all’imputato, ma risiedevano in motivazioni di ordine familiare alquanto serie e delicate.

Oggi il Tribunale ha correttamente ascoltato le ragioni della difesa e ha ritenuto ”attendibile” la “spiegazione” offerta dall’imputato circa la provenienza o la destinazione delle cose possedute dallo stesso, assolvendolo perché il fatto non sussiste.

La pubblica accusa aveva invece insistito per una condanna a due mesi di arresto, sottolineando le numerose condanne riportate dall’imputato.

Ad E.S. era stata contestata la violazione dell’art. 707 c.p., comunemente ritenuta l’unica norma residuale in materia di reati di sospetto prevista dal nostro codice Penale, giacché la presunzione di pericolosità è fondata unicamente sulla qualifica soggettiva del condannato.

Soddisfatta la difesa, la quale ha evidenziato come, nel caso specifico, l’imputato non debba provare la provenienza o la destinazione delle cose possedute, ma è richiesta solo un’attendibile spiegazione da parte sua, spettando pur sempre all’Accusa di dimostrare l’inattendibilità delle spiegazioni stesse.

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