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REPORTAGE | A Riace torna a splendere il sole. In migliaia per Lucano

REPORTAGE | A Riace torna a splendere il sole. In migliaia per Lucano

Al primo impatto, la manifestazione e il paesino della locride insieme stridono. Stridono perché, visto da fuori, dalla strada principale che dalla statale ionica porta al borgo antico di Riace, questo è un comune formato da un mucchio di case tirate sopra i pendii del monte, non abituato ad eventi di forte impatto mediatico come quello di ieri.

Tuttavia, Riace è assurta agli onori della cronaca già nel 1972, quando vennero ritrovati le statue dei due bronzi, attualmente collocati nel museo Nazionale di Reggio Calabria. L’altro evento di primissimo piano, il quale ha catapultato alla ribalta nazionale e mondiale, è il sistema di accoglienza ideato da Mimmo Lucano. Ora, proprio per alcune “inadempienze e irregolarità”, riscontrate, prima, dalla Procura della Repubblica di Locri, Luigi D’Alessio e confermate dal gip (che ha fatto cadere i capi d’amputazione più gravi), hanno portato il primo cittadino agli arresti domiciliari.

Da qui è partorita la manifestazione, lanciata su facebook dalla pagina “Riace patrimonio dell’umanità” (il portale ufficiale da cui vengono fornite le ultime notizie) a cui hanno partecipato, secondo la Questura 3mila persone, ma ce n’erano almeno 2mila in più. Erano attivisti del mondo sociale della sinistra radicale come il movimento PrendoCasa di Cosenza, associazioni come Libera di don Luigi Ciotti rappresentata in Calabria da don Ennio Stamile, sindacati (Cigl, Usb ecc), partiti politici, tra cui il Partito democratico (rappresentato da Enza Bruno Bossio e Giuseppe Giudiceandrea), Liberi e Uguali con Laura Boldrini, Possibile, Rifondazione, Potere al popolo, il Partito comunista di Marco Rizzo, l’ex sindaco pacifista di Messina Renato Accorinti e tanti altri del frastagliato arcipelago del centro-sinistra. Ma, anche, gente comune accorsa nella località ionica con file di pullman e automobili. Presente una delegazione del quotidiano comunista “Il manifesto” e la trasmissione “Propaganda live” di La7 nelle persone di Diego Bianchi, in arte Zoro, e il vignettista Makkox.

«Mimmo libero», «Riace non si arresta» e l’immancabile canto storico della resistenza «Bella ciao», sono stati gli slogan urlati dal corteo. Il culmine si è raggiunto intorno alle 16.15, quando i manifestanti si sono accalcati sotto la casa del sindaco sospeso. Lucano abita nella parte alta del paese. Da li si sovrasta tutta la zona, anche se il mare non facile da vedere dato che Riace superiore dista dalla marina una dozzina di chilometri. E la scena che di qui a poco vi parliamo ha avuto un forte significato simbolico.

La folla lo acclama, in maggioranza con i pugni alzati verso il cielo. Appare lui dalla finestra, commosso. Ricambia con baci ed il pugno alzato, gesto con cui ha voluto ringraziare, ma anche ricordare con orgoglio il suo passato nei movimenti di estrema sinistra. Ne ha per tutti, fino a quando, mezz’ora dopo, Mimmo, appoggiato al petto di un amico, si lascia commuovere dal momento in un lungo pianto. La folla, apprezzando, ricambia con uno scroscio di applausi. Chi ha avuto modo di entrare nell’abitazione, parla di un Lucano «molto colpito e commosso, ma anche distrutto dalla fatica di questi giorni». Alla folla riserva un piccolo pensiero: «non posso dire tante cose, ma voglio soltanto ringraziarvi per tutto questo affetto».

Tiziana Barillà, giornalista de il Salto e autrice del libro “Mimì Capatosta”(Fandango) rivela, poi, dal palco una frase espressa da Lucano alla vista del corteo: «Madò… abbiamo riunito la sinistra». Questo è un punto nodale della giornata di ieri. Persone che comunemente sono agli antipodi, hanno manifestato insieme. Basti pensare al Pd e al mondo della sinistra-sinistra. La Barillà rincara: «Almeno sulle cose comuni, andiamo insieme in piazza. Basta divisioni inutili». Parole che cozzano con quanto avvenuto nella stessa mattinata di ieri. Infatti, Rifondazione comunista, per divergenze statuarie con la componente facente capo ai centri sociali, ha abbandonato Potere al popolo che aveva contributo a fondare e a lanciare alle scorse politiche del 4 marzo, nonostante i sondaggi registravano significativi aumenti (crollati dopo le ultime polemiche).

I manifestanti, dopo aver girato per i vicoli di Riace, si sono radunati all’anfiteatro dov’erano in programma una serie di interventi. Tra quelli più significativi, l’affondo durissimo del sindaco di Cinquefrondi Michele Conia: «in Calabria il problema è rappresentato dalla ‘ndrangheta, non da Mimmo Lucano. Sono le ‘ndrine che affossano il territorio impedendo l’azione dei sindaci». Forte, pure, Alessio Pascucci, la guida istituzionale di Cerveteri. Pascucci nei giorni scorsi si è autosospeso dalla carica di sindaco: «Ho fatto le stesse cose che ora contestano a Lucano. Noi amministratori, purtroppo, siamo portati a trasgredire le norme per rispettare la Costituzione. Noi sindaci – ha chiosato – giuriamo sulla Carta e seguiamo unicamente l’indirizzo di questa. Amici e compagni noi prenderemo i fischi, ma da qui parte la nostra riscossa».

Un altro contributo lo ha dato Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno (1993-2003) e deputato del Pci e Pds, da sempre contrapposto allo strapotere delle cosche: «Lucano ha smascherato tutte le bugie delle destre. Ha dimostrato come i migranti possono essere una risorsa. Da Riace c’è stata una forte risposta democratica del Paese, soprattutto della sinistra. Da qui la sinistra deve ricominciare, da qui parte la sconfitta della destra, come nel lontano 1972, quando a Reggio si riunirono tanti operai e contadini. Fu l’inizio della disfatta dei “boia chi molla”».

Un elemento rilevante, analizzato ed evidenziato dia dirigenti di lungo corso, è stata la presenza «massiccia» di giovani. Questo detto, quando, la pioggia iniziava a diradarsi e tornavano a risplendere i raggi del Sole. (Giulio Cava)

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