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Zaniolo: «Cosenza fu la mia consacrazione. Marulla, Imbriani, il Mondo…»

Zaniolo: «Cosenza fu la mia consacrazione. Marulla, Imbriani, il Mondo…»

L’ex bomber del Cosenza fu prelevato dai Pagliuso proprio dallo Spezia e Zaniolo non dimentica quella rovesciata alla Salernitana: «Adrenalina pura, poi quel tifo…».

Sostituire nei cuori dei tifosi del Cosenza Riccardo Zampagna non era un’impresa facile. Non poteva esserlo per mille ragioni, specialmente per il legame che il bomber ternano coltivò con la tifoseria. Quando Igor Zaniolo fu ingaggiato dal presidente Pagliuso, però, arrivò un giovane di belle speranze che con la maglia dello Spezia aveva già all’attivo tanti gol in Serie C. Al termine del campionato 2001-2002 gonfiò 13 volte la rete avversaria e si lanciò definitivamente nel calcio che conta.

Zaniolo, in definitiva considera più Cosenza o La Spezia il suo trampolino di lancio?
«Entrambe le città sono state fondamentali per diversi meriti, ma il trampolino di lancio sicuramente La Spezia. Cosenza è stata la consacrazione anche se non è stato facile trovare un posto da titolare per un giovane che arrivava dalla serie C in un ambiente blasonato, ambizioso e che aveva la sua stabilità e solidità in serie B».

Le due sue ex squadre si ritroveranno di fronte sabato, chi parte avvantaggiata?
«Lo Spezia in casa ha un punto di forza: il pubblico che è veramente il 12 uomo in campo, sostenitori che si fanno sentire e trascinano i loro beniamini. E’ una squadra giovane, che sta bene ed a differenza degli altri anni ha voglia di correre e di andare a pressare l’avversario. Il Cosenza è in fase di ripresa, strutturalmente è un’ottima formazione con elementi di spicco e dalla sua ha la carica emotiva di due vittorie importanti. Forse, ancora, deve prendere consapevolezza della categoria. Il Cosenza può togliersi delle soddisfazioni al Picco, sarà sicuramente una partita tattica e combattuta ed il fattore campo, a volte, può essere determinante o comunque favorire».

Chi è lo Zaniolo di Cosenza e Spezia?
«Facile dirlo e li considero veramente due ottimi giocatori che spero facciano bene: Maniero e Galabinov sono due atleti che hanno le mie caratteristiche».

Come arrivò a Cosenza 17 anni fa e che ambiente trovò?
«La squadra vantava nomi come Lentini, Strada, Giandebiagi, Tatti, Pavone ed era veramente carica! Ci siamo salvati alla penultima partita ad Empoli, ma per gli elementi che componevano la rosa, sicuramente, si poteva ambire all’alta classifica. L’ambiente in generale era caldo ma anche quando siamo stati contestati il pubblico non ha mai smesso di seguirci e sostenerci».

Le faccio tre nomi che erano con lei quell’anno e che non ci sono più: Imbriani, Mondonico e Marulla. Cosa risponde?
«Tre figure storiche e fondamentali per Cosenza, ma anche per me perché hanno segnato il mio percorso. Imbriani una grande persona, un compagno esemplare. Gigi (Marulla) aveva il mio stesso ruolo e mi ha insegnato veramente tanto, mi ha aiutato nel primo anno ad affrontare la serie B, mi ha fatto capire come si ci approcciava alla gara ed al pubblico. Mondonico un istrione della panchina, sapeva come farsi voler bene. Il nostro rapporto non è mai stato idilliaco, anzi ci siamo scontrati diverse volte perché eravamo due caratteri forti, ma sempre nel rispetto reciproco. Infatti , dopo l’esperienza di Cosenza, ci siamo ritrovati ed abbracciati come se nulla fosse».

Spezia-Cosenza è gara amarcord per lei?
«Tanti ricordi riaffioreranno nella mia mente da una parte e dall’altra che mi emozionano ancora oggi. Sono due città a cui sono particolarmente legato e sinceramente non saprei nemmeno per chi tifare perché sarei felice per entrambe!».

Ricorda quel gol alla Salernitana in mezza rovesciata? Al San Vito resta uno dei gesti tecnici più belli di sempre…
«Eh sì! E’ stato un gol spettacolare! Non potrei mai dimenticare quella partita: entrai a gara in corso contro una grande Salernitana. Peccato che poi perdemmo all’ultimo anche se avevamo disputato un’ottima gara che ricordo molto sentita da entrambe le tifoserie e non solo: il presidente Pagliuso entrò anche in campo per protestare platealmente contro l’arbitro. E’ un gol che rimane negli annali della mia memoria ed anche nella memoria dei tifosi salernitani: destino ha voluto che l’anno successivo vestissi la maglia amaranto e quel gol mi è stato sempre rinfacciato!».

Cosa si prova a fare un gol di questa valenza per scenicità e per il tifo sentito in quella partita…
«Sono momenti in cui non capisci veramente nulla! Non si può neanche descrivere l’attimo con le parole giuste tanta è l’adrenalina che attraversa tutto il tuo corpo! Istintivamente vai sotto la curva e dentro ti senti esplodere».

Cosa ricorda maggiormente di Cosenza?
«Senza alcun dubbio la gente! L’affetto, la stima ed il calore sono caratteristiche che ricordo con mia moglie! Era il primo anno in cui mi allontanavo veramente da casa, andavo a giocare in una piazza così blasonata ma il popolo cosentino mi ha fatto sentire il proprio amore e spero di aver ripagato tutto il loro calore sul campo. Ma non posso dimenticare mai che i cosentini non mi hanno mai fatto sentire una scommessa, ma anzi sin da subito sono stato trattato e considerato un giocatore vero».

Suo figlio è esploso, con l’Inter ha giocato una gara da applausi. Brava la Roma a farselo dare o ingenui i nerazzurri a cederlo nell’ambito di una trattativa per un trentenne?
«Credo un po’ ciascuna anche se con il senno di poi è sempre più facile parlare! La Roma aveva posto il veto che se Niccolò non fosse andato nella capitale, Nainggolan non si sarebbe trasferito a Milano. L’Inter pertanto è stata un po’ messa alle corde! Poi, fattore non di poco conto, Spalletti voleva fortemente il giocatore belga, quindi i nerazzurri sono stati costretti a dire di sì».

A parte la somiglianza con il papà, cosa ha preso da lei?
Ride. «Io era un agonista, mio figlio è un atleta, sicuramente è molto più bravo e forte di me, ha molto più estro e tecnica ma ha la mia stessa voglia di conquistare il pallone quando ne ha il possesso l’avversario e tanta tanta voglia di correre. Ma diciamo la verità: c’è poco da confrontare perché lui a 19 anni mi ha già stracciato. Già ai miei tempi qualcosa iniziava a cambiare, per come è il calcio oggi se non sei al top a livello sia fisico che mentale non puoi percorrere determinati palcoscenici».

Cosa fa adesso Zaniolo?
«Vivo a La Spezia con la mia famiglia, gestisco un bar ed ufficialmente sono uscito dal mondo del calcio, ma faccio il papà orgoglioso e seguo sempre mio figlio :sono felice cosi!». (Annalisa Mazzuca)

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