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Ferrovie in Calabria, quel binario che non vuole morire

Ferrovie in Calabria: il disagio quotidiano sui treni, tra corse ridotte e tempi di percorrenza esagerati

Se i lavori alla galleria Santomarco stanno creando disagi, in questi giorni, ai pendolari tra Paola e Cosenza, non si può certo dire che la situazione delle ferrovie in Calabria sia normalmente rose e fiori.

Distanze relativamente brevi che si dilatano sotto l’effetto di tempi di percorrenza ingiustificatamente lunghi e cambi obbligati che rallentano ulteriormente il percorso. Benevenuti in Calabria. Anzi no. Considerato che i turisti sono comprensibilmente scoraggiati in partenza dall’affrontare una discesa in treno da queste parti, non rimangono che quelli che qui ci vivono, studiano e lavorano e il treno devono prenderlo per esigenza. “Benrestati” in Calabria, allora.

Per imbastire il discorso su una problematica vasta come quella dei trasporti, e nello specifico sulle ferrovie, però, è necessario partire dai fatti. E noi da qui partiamo. Dagli orari dei treni.

Cosenza-Lamezia Aeroporto, per esempio. Il capoluogo della Calabria settentrionale e il principale snodo di collegamento con il resto del mondo. A voler farla breve – sempre che l’orario sia congruo alle esigenze – bisogna mettere in conto un’ora e 40 minuti di percorrenza e un cambio. Alle brutte, di ore invece ne servono due e mezza con due cambi.

La ferrovia ionica: dopo anni di abbandono uno spiraglio di luce?

Da Cosenza a Crotone, invece, nonostante la distanza non abissale, di ore ne servono almeno tre, con proposte che sfiorano perfino le nove ore. E parliamo di una parte della Calabria dove, tutto sommato, spostarsi risulta più agevole che altrove. Un altrove vicino geograficamente ma lontano nelle scelte che in questi decenni hanno governato i destini di questo territorio. Parliamo della linea ionica. Costruita tra il 1866 e il 1875, è la più antica della regione, ma questo primato cronologico non le è valso un primato di attenzione.

Ferrovie in Calabria, quel binario che non vuole morire

Negli anni spogliata e poi dimenticata, assieme a un bacino d’utenza che complessivamente conta 785mila persone, solo da alcuni mesi le è stata finalmente data l’occasione di risorgere dalle sue ceneri, grazie ai lavori di elettrificazione che dall’estate scorsa hanno preso il via sulla tratta tra Sibari e Catanzaro Lido. Nuovi treni e nuovi servizi dovranno poi fare il resto, e rendere tangibile una mobilità moderna che fino a ora è stata solo nel libro dei sogni.

Facciamo finta di dover partire oggi, per esempio, da Corigliano Rossano per venire a Cosenza. Meglio la macchina, certo (per quanto anche in fatto di strade ci sarebbe da dire), ma chi in macchina non può? Opti per l’autobus – che in quel territorio ha ormai da tempo del tutto sostituito il servizio ferroviario – oppure si prepari ad affrontare un cambio e almeno un’ora e 40 di cammino, messe logicamente da parte le proposte che superano abbondantemente le quattro ore di viaggio. E chi deve raggiungere l’aeroporto di Lamezia? Probabilmente impiegherà meno tempo a raggiungere la destinazione finale, magari fuori dall’Italia, che la non lontanissima città sulla sponda tirrenica, poiché la soluzione migliore implica tre ore e mezza di viaggio e due cambi.

Un lungo binario unico e zero investimenti

Ma chi ci ha ridotto così? Il destino cinico e baro o una precisa volontà politica che non ha ritenuto utile dirottare risorse su una mobilità sostenibile e degna di una regione propaggine meridionale ma in tutto e per tutto parte di un Paese europeo?

Ferrovie in Calabria, quel binario che non vuole morire
Fonte: Legambiente, Rapporto Pendolaria 2018

Lasciando stare il processo di involuzione di cui la Sibaritide è protagonista ormai da diverso tempo – e sotto diversi aspetti – che meriterebbe un discorso a parte, il colpo di clava tra capo e collo dei territori più deboli in tema di trasporti ferroviari lo hanno dato i tagli dei finanziamenti dello Stato messi in campo nel 2010 dall’allora governo Berlusconi. Tagli di risorse che si sono automaticamente tradotti in tagli dei servizi, soprattutto da parte di quelle Regioni più in affanno dal trasferimento delle competenze avvenuto nel 2001.

L’ultimo rapporto “Pendolaria” di Legambiente, che analizza la situazione di treni e ferrovie nel nostro Paese, mette in evidenza come in Calabria tra il 2010 e il 2018 ci sia stato un taglio dei servizi del 15,9% a fronte di un aumento delle tariffe del 20%. Taglio dovuto al fatto che negli ultimi anni la Regione poco o niente ha investito nel trasporto su ferro, arrivando a volte a stanziare zero euro di risorse aggiuntive rispetto a quelle – evidentemente insufficienti – trasferite dallo Stato. Sempre Legambiente sottolinea come, su 965 chilometri totali di tracciato delle ferrovie in Calabria, 686 – cioè ben più della metà – siano ancora a binario unico.

Dalle grandi opere alle opere grandi: la sfida del clima corre anche sul treno

Tra una ventina di giorni saremo chiamati alle urne per votare – oltre che per le amministrative in alcuni Comuni – per le elezioni europee. Ebbene, come facciamo a sentirci europei in questa situazione? Votare si deve, è un diritto e anche un dovere, ma un diritto e un dovere è anche pretendere un cambio di rotta, un’attenzione maggiore, un seguito concreto alle promesse da campagna elettorale.

Questo Governo nazionale, venuto fuori dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018, sulle infrastrutture e sui trasporti non è rimasto in silenzio. Li ha messi al centro della propria agenda. Ora però tocca tirarli fuori dall’agenda, trasformare le parole in fatti. Al di là dei proclami e delle polemiche sulle cosiddette grandi opere, intorno alle quali ruotano grandi interessi e che per questo attirano più facilmente l’attenzione nel dibattito pubblico.

Si pensi anche – e forse soprattutto – a quelle opere capaci di portare grandi cambiamenti nelle vite di intere comunità che giornalmente devono spostarsi per lavoro, per studio, per necessità di altro tipo o anche solo per piacere.

A chi è impossibilitato a usare la macchina ma anche a chi la macchina la lascerebbe volentieri sotto casa, se avesse la possibilità di usare il treno senza troppi patemi d’animo. Con le ricadute che tutto questo avrebbe in termini di vivibilità del territorio e riduzione delle emissioni inquinanti. La battaglia sul clima, la vera grande opera da realizzare, parte da qui. Dal quotidiano. Avere efficienti ferrovie in Calabria significa anche essere partecipi di questo processo.

Vecchi annunci e nuovi tagli: dal Governo 300 milioni in meno per mobilità e trasporti

D’altronde, si tratta di uno dei punti indicati chiaramente nel contratto di Governo giallo-verde. Riportiamo testualmente: “Per ciò che concerne il trasporto ferroviario regionale, un primo importantissimo passo da compiere per rispondere ad una esigenza di mobilità veloce, sicura e a basso impatto ambientale è rappresentato dall’ammodernamento nonché potenziamento delle linee ferroviarie preesistenti. La ferrovia dovrà essere in grado di rivestire nuovamente il ruolo di principale sistema di trasporto ad alta densità perché, attualmente, esso rappresenta l’unica soluzione di mobilità sostenibile per le medie e lunghe percorrenze, contribuendo ad alleviare i problemi di congestione dei pendolari, di sicurezza e di pressione ambientale”.

Aggiungiamo anche che dei collegamenti efficienti sono uno stimolo per il turismo, soprattutto per chi del turismo aspira a fare una buona fetta della propria economia. Questa è l’altra sfida per le ferrovie in Calabria. Ma all’orizzonte, per il momento, ci sono 300 milioni in meno per il diritto alla mobilità e i sistemi di trasporto, parte di quei 2 miliardi di euro di stanziamenti congelati nel Def a garanzia dell’andamento dei conti. (Mariassunta Veneziano)

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