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Nozze annullate per Covid? Ecco come recuperare la caparra

Nozze annullate o rimandate per l'emergenza coronavirus? I consigli dell'avvocato per recuperare la caparra. Mentre sugli abiti degli sposi..

L’emergenza Covid ha congelato i matrimoni e tutta la filiera che ci gira intorno: fotografi, videografi, flower designer, fino al business delle sale ricevimenti che comprendei rinfreschi, la gestione del personale in cucina, i camerieri e così via. In queste settimane sono tantissime le coppie di sposi costrette a cancellare o spostare la data delle nozze a causa del lockdown o delle disposizioni comprese nella fase 2. Tutto questo ha provocato, a cascata, tutta una serie di conseguenze, non solo sentimentali. 

Uno dei settori più colpiti è proprio quello delle sale che solitamente, con molti mesi di anticipo, ricevono le prenotazioni e gli acconti dai clienti. Fase 1 e fase 2 hanno sospeso tutto, provocando un danno enorme per le strutture che alimentano gran parte del loro fatturato proprio in estate. 

Ma rispetto a prenotazioni e caparre già versate come ci si deve comportare?

Da un breve giro di telefonate, alcuni titolari di sale ricevimento dicono di aver stretto accordi con i clienti per spostare di qualche mese la data, senza aggravio di costi, ma sul fronte caparra c’è molta nebbia. Molti dicono: no, non la restituiamo perché in questo momento non abbiamo la possibilità di farlo. Altri addirittura, non solo rifiutano di restituire la cifra data come anticipo, ma hanno anche avvisato gli sposi che i costi potrebbero subire ritocchi più salati. Quindi una cena venduta, ad esempio, con un costo previsto di 60 euro ad invitato, potrebbe lievitare in previsione di un aumento generale delle materie prime.

«Siamo in ginocchio – ci dice Aldo, che gestisce la parte amministrativa di una sala di Montalto – il nostro è un settore completamente trascurato dalle disposizioni governative. Nessuno ci dice niente, non sappiamo quando potremo riprendere l’attività e, soprattutto, se anche dovessero darci l’autorizzazione per riaprire sarebbe molto complicato capire come, perché non siamo semplici ristoranti: in un matrimonio ci sono brindisi, balli, contatti. Al momento stiamo solo spendendo soldi per affitti e fornitori che ci stanno col fiato sul collo, e non siamo neanche in grado di rimborsare i clienti».

Parla l’avvocato Danilo Angotti

L’avvocato civilista Danilo Angotti cerca di fare chiarezza sulla questione rimborsi, anticipi, ma anche sul fronte abbonamenti per attività sportive o ricreative.

Avvocato, se avessi versato l’anticipo per un ricevimento di nozze o per una festa di compleanno, diciamo un diciottesimo, e decidessi di chiedere indietro la caparra ne avrei diritto o il titolare della sala potrebbe rifiutarsi?

«Quello che consiglio ai miei clienti è di affidarsi al buon senso, trovando un accordo, magari fissando un’altra data tra qualche mese. In linea di principio, però, qui parliamo di prestazioni corrispettive: io ti pago e tu in cambio mi offri un servizio, se questo servizio non me lo puoi più offrire, anche se non ne hai colpa, il contratto è risolto e io ho diritto alla restituzione della caparra».

Possiamo chiamarla “causa di forza maggiore”?

«Quello è un concetto più generico, disciplinato per richiami nel nostro codice, quello che qui mi sembra più calzante è invece “l’impossibilità sopravvenuta” contemplata nell’articolo 1256 del nostro codice civile, ai sensi del quale l’obbligazione di estingue quando per una causa non imputabile al debitore la prestazione diventa impossibile».

Quindi non si scappa.

«L’emergenza Coronavirus rientra sicuramente nella fattispecie dell’impossibilità sopravvenuta. Nell’articolo 1463 si stabilisce che la parte liberata, per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta, non può chiedere una controprestazione, e soprattutto deve restituire quella che ha già ricevuto. Quindi no, non si scappa». 

E se il titolare la caparra dice di averla già spesa?

«Ma la caparra non è un anticipo spese, diciamo che è una forma prenotativa del contratto, e funge da garanzia per un eventuale inadempimento; se quello non va a buon fine me la devi restituire e se l’hai già spesa è un problema tuo».

Stesso discorso vale anche per l’anticipo versato per la prenotazione della chiesa, vero?

«C’è stato un caso a Firenze in cui il parroco si era rifiutato di restituire i soldi ai futuri sposi, alla fine è stato costretto a farlo».

E sull’aumento delle cifre inizialmente pattuite?

«La situazione è particolare, questo va detto, quindi è anche possibile rinegoziare il contratto per salvare capra e cavoli, ma questa deve essere una libera scelta del contraente non un’imposizione. Ma nessuno può dire: sicuramente i prezzi saranno più alti quindi preparati a pagare di più. Chi può saperlo se fra tre mesi il costo del vino o degli alimenti sarà aumentato? Comunque fa fede sempre il contratto stipulato fra le parti. Il fatto è che ci sono solo due strade: o il contratto si risolve o si rinegozia, basta».

E la sposa che ha già versato l’anticipo per l’abito, può non saldare il negozio che gliel’ha venduto?

«No, perché all’atelier che ha venduto l’abito non interessa che il matrimonio vada o meno a buon fine, non è ancorato alla data del tuo matrimonio come avviene per le sale, stesso discorso per le bomboniere et similia».

E per gli abbonamenti a palestre, scuole danza, corsi di musica e altro, che si può fare?

«Dato che la prestazione per cui ho pagato, per impossibilità sopravvenuta, quindi per causa non imputabile ad alcuna parte, mi viene negata, ho diritto alla restituzione della cifra che ho sborsato senza aver potuto usufruire del servizio. Il Codice è molto chiaro sul punto. Ma anche qui, e questo lo voglio sottolineare, visto che il momento è difficile un po’ per tutti, l’ideale sarebbe trovare un accordo tra le parti».

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Alessia Principe

Alessia Principe è una giornalista professionista. Nata a Cosenza, si è laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Messina. Durante gli studi, ha iniziato a lavorare come cronista per il quotidiano Edizione della Sera, occupandosi di cronaca. Subito dopo la laurea è diventata parte della redazione del quotidiano regionale Calabria Ora occupandosi delle pagine di spettacoli e cultura. Con la nomina di Piero Sansonetti come direttore de L’Ora della Calabria, ha ricoperto il ruolo di responsabile del settore Spettacoli e Cultura dell'inserto “Macondo”. Nel 2014, è stata responsabile per la Calabria delle pagine di Cultura del quotidiano Il Garantista. Nel 2016 la sua mostra video-fotografica “Stati Uniti della Sila”, è stata esposta a Palazzo Arnone, prima personale realizzata interamente con smartphone a essere ospitata da una galleria nazionale in Italia. Nel 2018 ha pubblicato “Tre volte”, il suo primo romanzo per i tipi di Bookabook. Scrive di cinema per il blog dell’Huffington Post e racconti per riviste letterarie. Ha partecipato alla stesura della sceneggiatura del documentario “Il sogno di Jacob” ispirato alla vita di Nik Spatari e alla nascita del Musaba.

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