lunedì,Luglio 4 2022

Case vacanze, Magorno: «Basta pollai, ora turismo di qualità»

Il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno difende l'ordinanza sulle abitazioni per le vacanze: «C'è una legge e va applicata».

Case vacanze, Magorno: «Basta pollai, ora turismo di qualità»

Oggi a Praia a Mare, si passa dalle parole (su fb) ai fatti (protesta sotto il Comune). Infatti il primo cittadino del Comune tirrenico, Antonio Praticò, fa parte di quella pattuglia di sindaci che alla fase 3 preferiscono la fase 1 e mezzo, quasi 2.

La sua ordinanza, si affianca a quella del sindaco Ernesto Magorno (Diamante) e di Pasquale Lamboglia (Tortora). Insomma: mal comune, mezzo gaudio. Il tris di sindaci non molla e difende le proprie ragioni. Riassumendo le direttive sulle seconde abitazioni: basta alle case pollaio per le vacanze. Ieri l’assessore al turismo Fausto Orsomarso, aveva storto il naso, invitando i granitici sindaci del Tirreno, a mettere il guanto e non i guantoni.

«Siamo alle porte di una stagione estiva difficile – scrive Orsomarso -, ma la Calabria può fare ripartire il turismo sfruttando l’immagine di regione libera da Covid. Bisogna evitare l’adozione da parte dei sindaci di provvedimenti ulteriormente restrittivi rispetto a quelli adottati dal governo nazionale e dalla Regione Calabria, per non introdurre elementi di confusione e di discriminazione tra i territori».

Ma Ernesto Magorno, sindaco di Diamante e Senatore di Italia Viva, non trova scandalosa affatto l’applicazione del decreto ministeriale della Sanità datato luglio ’75 sui requisiti di abitabilità, e dice di avere una missione in testa: «Voglio cambiare le cose».

Non le sembrano delle misure ipocondriache, capisco l’emergenza Coronavirus ma…

«Ma guardi che è una normativa che esiste dal ‘75».

Mai applicata finora.

«Come dire che si è sempre andato a rubare in banca e nessuno ha mai arrestato i ladri».

Dica la verità, la paura del contagio ha avuto il suo peso nell’emanazione dell’ordinanza.

«È dall’anno scorso che sto facendo questa battaglia sulle seconde case. Voglio fare della mia città, una città gioiello. Ho appena terminato un incontro con altri 28 sindaci per cercare percorsi che possano valorizzare i nostri comuni e creare delle prospettive».

Che prospettive?

«Quella che può dare una certa qualità di turisti, così si garantisce la prospettiva».

Il problema sono queste benedette seconde case, spesso molto piccole, in fondo sono abitazioni per le vacanze.

«Ma la legge è quella, non lo dico io che devono essere a misura».

Poi c’è il problema della registrazione preventiva. Quindi se stamattina c’è il sole e io voglio andare a casa mia, a Diamante, non posso farlo?

«E chi glielo impedisce?».

Lei. Leggo dall’ordinanza che chi va a rioccupare le seconde case deve registrarsi 24 ore prima, riempiendo un form con tutti i dati catastali.

«Ma lei sta travisando la legge».

Ma c’è scritto così nell’ordinanza, ce l’ho davanti: «A far data dal 03/06/2020 tutti i proprietari residenti, oppure non residenti, i loro parenti o congiunti oppure ospiti, nonché i vacanzieri che hanno locato unità abitative site nel territorio comunale e che vanno a ri-occupare oppure a occupare immobili ad uso abitativo siti nel territorio comunale sono tenuti a comunicare almeno 24 ore prima tale circostanza».

«Ma chi serve questo modello?».

Ai proprietari delle seconde case leggo.

«E quindi se uno vuol farsi una passeggiata a Diamante prende la macchina e viene qui, senza problemi».

E se poi mi va di passare da casa e magari dormirci.

«Lo può fare senza problemi».

Sono confusa, lo ammetto. Si deve o non si deve registrare?

«Ma sì, fa una comunicazione e parte. E poi è una registrazione che si fa una volta».

Ma che senso ha, mi scusi? Non è una misura compresa nel monitoraggio da post-Covid? Nell’ordinanza si fa riferimento a uno stato emergenziale ancora attuale.

«Non c’entra il Covid con la registrazione. Lei si registra una volta sola e poi può andare e venire come vuole. Lo scopo è un altro».

E qual è?

«Che così sappiamo chi abita quella casa, quanti ci vivranno quest’estate, quanto è grande».

Allora chiamiamolo col suo nome: censimento.

«Esatto».

Quindi non è una misura di controllo compresa nell’emergenza Coronavirus, è un tentativo di mappare le seconde case. Però lascia che glielo dica: non è chiaro per niente.

«Io voglio abolire le “colombaie”. E guardi che i sindaci di Praia e Tortora sono stati ancora più rigorosi di me».

E adesso che si fa di queste casette che non rientrano nei parametri?

«Purtroppo le abbiamo ereditate, avrebbero un senso se si riconvertissero in villaggi turistici e al lungo termine credo che sia l’evoluzione più naturale e giusta di questi alloggi. Ma poi non è che devono per forza essere abitate da dieci persone».

C’è chi ha poche possibilità, una famiglia e una casetta piccola a disposizione. Pensiamo alle comitive di ragazzi, non è difficile immaginare come riescano ad arrangiarsi per risparmiare.

«Lasci stare le comitive di ragazzi, il problema è che parliamo di case che all’epoca erano state comprate da coppie. Quindi va bene se ci vanno con i figli, nessuno glielo contesterà, ma se poi quelle case non diventano più quelle della famiglia che l’ha comprata 30 anni, ma diventano altro non va più bene».

Non va neanche bene l’anarchia sugli affitti: case minuscole vengono affittate a peso d’oro.

«Guardi che la battaglia sugli affitti l’ho iniziata prima del Covid. Oggi ho avuto 180 comunicazioni, l’anno scorso erano state 8, di proprietari di case che hanno intenzione di affittare e hanno comunicato tutto quello che dovevano. E ora saranno anche obbligati a notificare quello che arriva da quella unità abitativa».

Che estate sarà?

«Un’estate di seconde case che con una buona offerta sarà meno drammatica di quello che si crede. Bisogna vedere le cose con positività».

Meglio scegliere un’altra parola, non è l’anno giusto per essere positivi.

«Facciamo ottimisti allora, ottimisti va bene».

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