Coronavirus

Vaccino obbligatorio, Abrignani (Cts): “Difficile realizzazione”

Sull’introduzione dell’obbligo vaccinale “mi sono da subito detto favorevole” ma bisogna anche “essere realisti, a patto che si riesca a introdurre l’obbligo con una legge parlamentare in tempi stretti, bisogna poi pensare alla realizzazione: si manderanno infermieri e carabinieri casa per casa?”. Lo ha affermato Sergio Abrignani, immunologo dell’Università di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) ospite di ‘SkyTg24’, che rimarca come “in linea di principio l’obbligo per il vaccino è l’unico modo per contenere la pandemia”.  

“A mio modo di vedere l’estensione del Green pass è la cosa più plausibile. Nessuno ha la libertà di infettare gli altri, quindi con la certificazione si premia chi si è vaccinato dandogli la possibilità di partecipare alla vita comunitaria. Chi non vuole vaccinarsi starà in casa”, ha suggerito. A proposito dei mille medici che ad oggi non si sono ancora immunizzati, Abrignani ha affermato: “Per i medici no-vax io propongo la radiazione dall’albo: hanno violato la prima regola aurea, quella di non nuocere”. 

Quanto alla necessità della terza dose, “chiunque si intenda di vaccini sapeva già dall’inizio che sarebbero servite tre dosi. È così per quasi tutti i vaccini che facciamo in età neonatale. Per il Covid abbiamo iniziato con due dosi perché un anno fa eravamo in una situazione disperata: l’importante era iniziare a bloccare la pandemia”. “Probabilmente si partirà subito dopo aver messo al sicuro i fragili. Ma prima è necessario finire di vaccinare quante più persone con due dosi”, ha chiarito.  

Infine, commentando la proposta del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di togliere la mascherina in classe con la maggioranza dei vaccinati, Abrignani sottolinea che “al chiuso sarebbe meglio tenere la mascherina il più possibile. Usare i dispositivi di protezione, il distanziamento e l’areazione fanno diminuire le possibilità di infettarsi. Il vero obiettivo è tornare in presenza ed evitare la Dad e l’Italia lo sta facendo”. “L’idea poteva avere senso qualche mese fa e, se avessimo ancora in circolazione la variante Alpha, credo che sarebbe stata accolta”, ha aggiunto.  

Il problema, sottolinea l’immunologo, è la variante Delta: “Sappiamo che un vaccinato su quattro può infettarsi, quindi potenzialmente infettare altri, anche se specialmente tra i giovani non c’è il rischio che sviluppi una forma grave”.  

Fonte: AdnKronos

Domenico Ritorto

Ha lavorato presso Calabria Ora fino al 2012, successivamente presso le Cronache del Garantista nell'anno 2014

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