lunedì,Gennaio 17 2022

Carabiniere investito a Cosenza, escluso il tentato omicidio. Ecco le motivazioni

Il gip Carpino ha riqualificato i fatti avvenuti venerdì scorso in via Romualdo Montagna. Alla guida dell'auto c'era il 19enne Rosario Cupone

Carabiniere investito a Cosenza, escluso il tentato omicidio. Ecco le motivazioni

Dall’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice Salvatore Carpino, emergono nuove circostanze sui fatti avvenuti venerdì scorso a Cosenza, dove un carabiniere del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia cittadina, Salvatore Paternostro (51 anni), è stato travolto e trascinato per circa 20 metri lungo la via Romualdo Montagna che da Cosenza porta a Dipignano, Carolei, Cerisano e Mendicino.

Il 19enne era andato a tagliarsi i capelli

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, accorsi sul posto dopo la telefonata ricevuta dal collega di Paternostro, rimasto illeso, i tre giovani – Rosario Cupone, Mario Giannone e Giuseppe Stella – hanno abbandonato la Mercedes, priva di targa, nei pressi dell’ex discoteca “Corte dei Miracoli“. Da lì sono scappati in direzioni opposte: Cupone si è recato da un barbiere per tagliarsi i capelli, «allo scopo di rendere più difficoltoso il suo riconoscimento» scrive il gip Carpino, gli altri sono andati nell’officina di Dipignano, dove lavorano Cupone e Mario Giannone.

Nel corso delle indagini, coordinate dal pm Emanuela Greco, è stato accertato che l’auto di grossa cilindrata fosse di proprietà di una donna che l’aveva consegnata a Cupone per effettuare alcuni lavori di carrozzeria. Che all’interno ci fossero solo tre persone, lo ha confermato lo stesso Cupone ai carabinieri, spiegando che lui era alla guida e gli altri due in modalità «passeggeri».

Carabiniere investito a Cosenza, per Stella e Giannone nessuna condotta penalmente rilevante

Sempre Cupone nei minuti successivi al suo arrivo in caserma, seppur non sentito davanti al suo avvocato di fiducia, e quindi le sue dichiarazioni non sono utilizzabili, ha riferito di non aver rispettato l’alt intimato da Salvatore Paternostro in quanto sprovvisto di patente di guida e non essendo, tra le altre cose, proprietario del veicolo. Rosario Cupone, quindi, dice di aver forzato il posto di blocco per paura ma non si sarebbe reso conto di aver investito il carabiniere.

Analizzando gli atti a disposizione, il gip Carpino rileva come «nessuna condotta penalmente rilevante possa essere attribuita ai “passeggeri” dell’autovettura Mercedes classe A, Mario Giannone e Giuseppe Stella. La circostanza relativa alla mera presenza degli indagati all’interno dell’autovettura non è assolutamente sufficiente, secondo questo giudice, per configurare la responsabilità dei medesimi», in ordine all’accusa di tentato omicidio aggravato, «neppure a titolo di concorso, in assenza di altri elementi comprovanti un qualsivoglia contributo agevolatore nella realizzazione dei fatti contestati».

Carabiniere investito a Cosenza, la posizione di Cupone

Rispetto ai due giovani scarcerati e attualmente a piede libero, la posizione indiziaria di Cupone è ovviamente totalmente diversa. Ma anche in questo caso il gip Carpino ha inteso esprimere parere diverso sulla contestazione di reato. «Non pare possibile sostenere, secondo questo giudice, che l’azione posta in essere da Rosario Cupone sia stata “diretta in modo non equivoco” a provocare la morte di Salvatore Paternostro. Il requisito dell’univocità degli atti deve essere valutato in modo più specifico ed opportuno con riferimento al dolo omicidiario, posto che la sussistenza di detto requisito è ravvisabile allorquando gli atti medesimi – per il contesto nel quale si inseriscono, per loro natura e per la loro essenza – rivelino, secondo le norme di esperienza e l’id quod plurumque accidit, il proposito criminoso perseguito dall’agente».

Non si desume la volontà di uccidere

Nel provvedimento inoltre si legge che «l’indagato, con la sua condotta abbia voluto essenzialmente sottrarsi al controllo della p. g., stante l’alta velocità dell’autovettura prima del posto di blocco e, come riferito dallo stesso indagato, per il timore di essere sanzionato in quanto sprovvisto della patente di guida». Per i carabinieri di Cosenza, tuttavia, all’interno della macchina potevano essere nascosti beni di illecita provenienza, ma non rinvenuti dai successivi controlli.

Confermato, come anticipato da Cosenza Channel, che la Mercedes non abbia riportato danni notevoli e ciò dimostra, a parere del giudice Carpino, che la condotta di Cupone non sia stata “reiterata” e quindi non si ravvisano elementi sufficienti a delineare la sussistenza della “volontà di uccidere” da parte di Cupone. In tal senso, «deve ritenersi che nel caso di specie non ricorra il dolo diretto di omicidio, neppure nella forma di dolo alternativo» e «né può dirsi configurabile, nel caso di specie, il dolo eventuale, ossia la mera accettazione del rischio che dalla propria azione derivi o possa derivare la morte del soggetto passivo. Invero, il dolo eventuale non è compatibile con il delitto tentato».

Non è tentato omicidio, ma lesioni volontarie aggravate

Sulla scia di quanto detto prima, il gip Carpino esclude la configurabilità e responsabilità dell’indagato in ordine al delitto di tentato omicidio, riqualificando i fatti come delitto di lesioni volontarie aggravate, di cui ricorrono tutti gli elementi costitutivi. Ciò si può contestare infatti quando viene commesso un fatto contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria, «ovvero un ufficiale o agente di pubblica sicurezza, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio». Sulle esigenze cautelari, il gip ha ritenuto idonea la misura cautelare degli arresti domiciliari.