giovedì,Dicembre 1 2022

Arresti a Cosenza, i fratelli Michele e Umberto Di Puppo rimangono in carcere

Arrivano le decisioni del Tdl di Catanzaro sulla presunta confederazione mafiosa, operante tra la città dei bruzi e il comune di Rende. Rigettati anche altri ricorsi: Satiro e Trinni restano dietro le sbarre

Arresti a Cosenza, i fratelli Michele e Umberto Di Puppo rimangono in carcere

Michele Di Puppo e Umberto Di Puppo, rimangono in carcere. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Catanzaro, esprimendosi sui ricorsi presentati dagli avvocati degli indagati, coinvolti nella maxi inchiesta antimafia della Dda di Catanzaro, sull’esistenza di una presunta confederazione mafiosa tra Cosenza e Rende.

Secondo quanto si apprende, il giudici cautelari di secondo grado hanno annullato solo una presunta estorsione mafiosa a Michele Di Puppo, che sarebbe stata commessa ai danni di un noto bar, ristorante, tavola calda, di Cosenza, ma il resto è stato confermato.

Stessa cosa dicasi per il fratello Umberto Di Puppo (carcere), Alberto Superbo (carcere) e per le posizioni di Umile Lanzino (domiciliari), Orlando Scarlato (domiciliari), Marco D’Alessandro (carcere), ancora latitante, ed Erminio Pezzi (carcere).

Nei giorni scorsi, inoltre, il Tdl di Catanzaro, aveva mantenuto inalterata l’ordinanza cautelare, emessa dal gip Alfredo Ferraro, per quanto riguarda i soggetti coinvolti nel presunto gruppo dedito al narcotraffico, gestito secondo l’accusa dalla famiglia Abbruzzese “Banana”. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Giorgia Greco, Gianluca Garritano e Angelo Pugliese.

Arresti a Cosenza, arrivano altri rigetti

Sempre nella giornata del 29 settembre 2022, il Riesame di Catanzaro ha confermato la misura custodiale in carcere per Eugenio Satiro, accusato di associazione mafiosa, e Ivan Trinni, indagato nel capitolo dedicato al narcotraffico. Mentre per Fabrizio Gioia, difeso dall’avvocato Matteo Cristiani, il Tdl ha revocato la misura dell’obbligo di dimora per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Viene accusato dalla Dda di aver creato una società fittizia, essendo un presunto prestanome di Carlo Drago, nella gestione del “gaming”.

Infine, Armando De Vuono è stato posto ai domiciliari. Il Riesame ha modificato la misura cautelare, accogliendo parzialmente il ricorso presentato dal legale Matteo Cristiani. In questo caso l’accusa lo ritiene coinvolto in due presente tentate estorsioni.

Dal carcere ai domiciliari anche Andrea Reda, sott’inchiesta per il “gaming”. È difeso dagli avvocati Mario Ossequio, e Corrado Limentani del foro di Milano.

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