giovedì,Febbraio 2 2023

Arresti a Cosenza: c’è pure il complice “tedesco”, era qui per le vacanze estive

Titolare di un ristorante in Baviera, tre pentiti lo accusano di essere in affari con gli Abbruzzese nel traffico di droga e nel riciclaggio d'auto

Arresti a Cosenza: c’è pure il complice “tedesco”, era qui per le vacanze estive

Era tornato come ogni anno in Calabria per le vacanze estive, proveniente dalla Germania, ma quello di Eugenio Satiro nella sua terra natia si è rivelato, per ora, un viaggio di sola andata. Ad attenderlo al varco, infatti, ha trovato le forze dell’ordine, pronte a notificargli una misura cautelare in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Tra le storie che compongono la maxi-inchiesta della Dda sulle cosche cosentine c’è anche quella dell’imprenditore 53enne, originario di Santa Caterina Albanese, ma residente da tempo in Baviera dove gestisce un ristorante. Gli investigatori lo ritengono contiguo al clan dei nomadi, più precisamente al gruppo che fa capo ai fratelli Luigi, Marco e Nicola Abbruzzese, e contro di lui ci sono soprattutto le dichiarazioni di tre pentiti che ne inquadrano il ruolo e la figura.

I pentiti e la droga

Si tratta di Luciano Impieri e dei coniugi Anna Palmieri e Celestino Abbruzzese, con quest’ultimo che in qualità di fratello di Marco e Luigi, rappresenta la principale fonte d’accusa proprio insieme a sua moglie. Secondo la donna, infatti, il tedesco d’adozione è complice dei suoi cognati in due attività illecite: la droga e il riciclaggio di auto. Nel primo caso, si occuperebbe di finanziare l’acquisto di stupefacenti, mettendo a disposizione capitali che gli vengono poi restituiti con gli interessi ad attività di spaccio completata. In tal senso, la sua parte di profitti la intascherebbe almeno una volta all’anno, quando rientra in Calabria per le ferie.

Export di auto e truffe

Più complesse, invece, le dinamiche si celano dietro al presunto traffico di auto. A detta dei due pentiti, Satiro farebbe arrivare dalla Germania a Cosenza dei veicoli incidentati, grazie ai quali gli Abbruzzese simulerebbero poi una serie di sinistri stradali, addirittura con feriti ma in realtà mai avvenuti, con l’obiettivo di truffare le assicurazioni. Al riguardo non vi sono episodi specifici che la Dda ha potuto convertire in capi d’imputazione, ragion per cui all’uomo si contesta solo il reato associativo – seppur da esterno, così come ritenuto dal gip – anche in virtù del fatto che, testuali parole dei pubblici ministeri, «i suoi connotati mafiosi si ricavano giù dal contesto familiare».

I legami con il superlatitante

Questo perché Eugenio Satiro è parente diretto di un esponente della vecchia malavita cosentina, quell’Edgardo Greco noto con l’appellativo un po’ generoso di “Killer del carceri” per via di un attentato (fallito) alla vita di Franco Pino eseguito proprio nella casa circondariale di via Popilia. Già affiliato al clan Perna-Pranno e con un passato da meteora del pentitismo, Greco deve scontare l’ergastolo per la sua partecipazione al duplice omicidio dei fratelli Stefano e Pino Bartolomeo, ma di lui non si hanno notizie dal 2006 e, a tutt’oggi, è l’ultimo storico latitante cosentino ancora in circolazione. Qualche anno fa gli investigatori hanno ritenuto potesse nascondersi in Germania grazie al supporto logistico offertogli proprio da Satiro, ma è una pista che in seguito non ha trovato alcun riscontro.