giovedì,Luglio 18 2024

Cosenza dice addio a Enzo Noce, una vita per lo spettacolo

Il noto promoter e autore televisivo si è spento dopo una lunga malattia, fu il primo a portare la musica e il varietà sui palchi della Calabria

Cosenza dice addio a Enzo Noce, una vita per lo spettacolo

«Capita che uno spettacolo salti all’ultimo momento, ma bisogna accettarlo: la catastrofe fa parte della bellezza di questo lavoro». Lo prendeva così il suo lavoro Enzo Noce, il grande cosentino scomparso oggi all’età di 83 anni: non un semplice impiego, ma una filosofia di vita. E quel «Capita» vale oggi come il migliore degli epitaffi.  Il suo lavoro: promoter, musicista e autore di programmi televisivi. È grazie a lui se a Cosenza e dintorni si ha idea di cosa sia uno spettacolo. Una storia che comincia nel 1958, suo ultimo anno di liceo. Una festa scolastica per l’appunto,  che si chiamava Student Show e ha così tanto successo che da allora non si è smesso più di festeggiare.

Del resto, i formidabili anni Sessanta sono alle porte. Cosenza pullula di giovani di talento e con ambizioni artistiche. Il materiale umano c’è, serve una scena. E a crearla è proprio lui, Enzo Noce. Con tutta quella musica che gli gira in testa, si trova al posto giusto nel momento giusto. Organizza lui i primi “Varietà”, ogni anno in periodo natalizio e subito dopo Pasqua, al cinema Citrigno o al teatro Morelli secondo disponibiltà. Con puntatine al Rendano.  

Funziona così: che Enzo si accomoda al pianoforte mentre Silvana Gambardella, Marisa Contosta o Maria Lucente assumono a turno il ruolo di presentatrice e l’orchestra dei Madison’s se ne sta sullo sfondo in attesa di accompagnare le esibizioni canore dei giovani artisti. Sul palco imperversano Frank Covel – sì, proprio lui – e il bambino prodigio Benedetto “Benny” Sesti con il suo repertorio a base di Rita Pavone, Marisa Calfa che in molti paragonano a Mina mentre Dino & Rino fanno il verso ai duo musicali più in voga quali Sam & Dave.

E poi Gino Squadriglia, il preferito di Enzo perché come canta lui “Please, please me”, nessuno. Noce si occupa di mettere insieme i pezzi di un mosaico che oltre alla musica contempla il cabaret: dagli sketch di Bebè Mazziotta a quelli dei Brutos nostrani, con Salvatore Palmieri, Giannino Garenna e “Piripicchio” nei loro costumi identici agli originali. E poi i balletti, con le coreografie di Dino Pignataro e il Wonderful Ballet, formato da dodici uomini e altrettante donne fra cui Anna Scola, Docli Gullo, Salvatore Perugini e Mimì Celestino.

Il risultato è una serie di spettacoli di successo con sale puntualmente gremite in ogni ordine di posto. Logico dunque puntare a qualcosa di più. C’è la “Davoli” che produce amplificatori e organizza un concorso per gruppi musicali emergenti. Le selezioni si svolgono in ogni regione e i migliori partecipano poi alla finalissima nazionale. Due edizioni del Torneo Davoli si tengono al Citrigno. Come testimonial degli eventi, Noce porta Mal dei Primitives e Patty Pravo. I suoi primi grandi colpi.

Da allora non si è mai più fermato. Ha passato la vita a creare eventi, a inventare copioni, dialogare con manager e artisti, a suonare con Pino Manna, Antimo De Paola e Squadriglia (una formazione nota come i Lions) e in seguito s’inventerà qualcosa come “Quelli del vecchio mulino”. In Calabria ha avuto un ruolo seminale, come dimostrato anche dal tributo commosso che i suoi “eredi” Ruggero Pegna e Roberto Iacobino gli hanno riservato sui social.

Di recente si era buttato nella stesura di un libro-racconto sull’epopea dello showbiz calabrese. «Spero di avere il tempo di finirlo» aveva detto agli amici più fidati, sentendo già i morsi della malattia. Il tempo non c’è stato, ma capita. E nel caso di Enzo Noce, non è trascorso invano.

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