lunedì,Maggio 13 2024

Il dramma degli insegnanti precari senza stipendio da mesi. Il ministero apre uno spiraglio

Tanti supplenti sono stati costretti a trascorrere il Natale senza un soldo in tasca. «Abbiamo inoltre concordato con il Mef un’assegnazione straordinaria che avverrà l’11 gennaio, con cui si effettueranno i 15mila pagamenti»

Il dramma degli insegnanti precari senza stipendio da mesi. Il ministero apre uno spiraglio

È drammatica la situazione di molti docenti precari assunti a settembre 2023 che non hanno percepito alcuno stipendio. Quattro mesi di lavoro gratis che stanno provocando seri disagi agli insegnanti che, come ogni lavoratore, deve far fronte a spese mensili quali affitto, spesa, benzina, bollette. «Ci continuano a giungere segnalazioni di supplenti che pur lavorando da quattro mesi non hanno ricevuto lo stipendio. Siamo nell’anno nuovo e questa per noi è una pratica indecente perché il primo diritto di qualsiasi lavoratore è ricevere la retribuzione del lavoro svolto, invece vengono messi nella condizione di non poter adempiere alla normale vita di qualsiasi persona che lavora», è il commento del Coordinatore nazionale dalla Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio, che si rivolge anche al governo per un intervento immediato.

Sulla vicenda interviene il capo dipartimento per le Risorse umane, finanziarie e strumentali del Ministero, Jacopo Greco. «È dal 2013 – si legge in una nota – che ogni anno vengono pagati in ritardo, fra gennaio e marzo, gli stipendi dei docenti precari titolari di supplenze brevi. I ritardi si accumulano per il periodo lavorativo settembre-dicembre, a causa di specifici problemi burocratici che coinvolgono più ministeri e diverse istituzioni. Nonostante ciò a dicembre 2023 sono stati pagati circa 55mila precari. Abbiamo inoltre concordato con il Mef un’assegnazione straordinaria che avverrà l’11 gennaio, con cui si effettueranno i 15mila pagamenti rimanenti oltre alle mensilità di dicembre ancora non retribuite. Su forte impulso del ministro Valditara, il Ministero sta lavorando d’intesa con il Mef e con NoiPa per risolvere definitivamente i problemi connessi al sistema di pagamento. Entro il mese di gennaio 2024 formuleremo una proposta di definitiva risoluzione della questione», conclude la nota di viale Trastevere.

Sempre sul versante degli insegnanti precari, dal Tribunale di Bari arriva la sentenza che assegna, anche ai supplenti, i 500 euro annui della Carta del docente per l’aggiornamento professionale, prevista dalla legge 107/2015 per i soli insegnanti di ruolo. Una misura in contrasto con la direttiva europea 1999/70/Ce, scrive il giudice del lavoro di Bari nella sentenza, assegnando alla docente che aveva presentato ricorso con il sindacato autonomo Anief, i 2.500 euro corrispondenti alle cinque annualità in cui aveva lavorato. Nelle stessa situazione, ricorda il presidente nazionale Marcello Pacifico, «ci sono quasi 150mila supplenti che ogni anno firmano un contratto a tempo determinato fino al 30 giugno».

Intanto, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito comunicano che è stato nominato il 98% degli insegnanti tutor e il 95% degli orientatori. Si tratta di quasi 40mila docenti (36.908 tutor e 2.604 orientatori), che andranno a lavorare nelle circa 70mila classi del secondo biennio e dell’ultimo anno delle superiori. «Si tratta di un aiuto concreto per i ragazzi, un passo in avanti importante per la personalizzazione della didattica, per la lotta alla dispersione e per un orientamento che sappia fornire agli studenti e alle famiglie tutti gli elementi per una scelta ponderata nello studio e nel lavoro», commenta il ministro Giuseppe Valditara. In particolare, spiega il Ministro, a queste nuove figure professionali, sarà chiesto di valorizzare «i talenti» degli studenti, «aiutandoli a superare le loro difficoltà, a promuovere le loro potenzialità e a pianificare il loro percorso formativo e professionale. Il ruolo di tutor e orientatori – sottolinea Valditara – sarà essenziale nella piena e continua collaborazione con tutti i docenti del gruppo classe e della scuola», conclude il Ministro.