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Sfruttamento degli immigrati in Sila, l’eurodeputata Laura Ferrara: «Maggiore trasparenza»

Sfruttamento degli immigrati in Sila, l’eurodeputata Laura Ferrara: «Maggiore trasparenza»

«Il business sui migranti non arretra e lo dimostra l’operazione “Accoglienza” che ha portato alla luce l’ennesimo caso di caporalato e sfruttamento dei migranti in alcuni Cas di Camigliatello Silano».

È la dichiarazione di Laura Ferrara, eurodeputata del MoVimento 5 Stelle, circa gli arresti e le misure cautelari eseguite questa mattina in un’operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza nel territorio della Sila.

«Dalle notizie emerse i gestori dei Centri di accoglienza straordinaria oltre ad incassare la diaria stanziata per il mantenimento degli ospiti delle strutture, fornivano illegalmente manodopera alle aziende agricole della zona. I migranti per cifre irrisorie lavoravano oltre dieci ore nei campi o con gli animali. L’era dello schiavismo non è finita e che i Cas in quella zona non fossero esattamente delle strutture di “buona accoglienza” lo avevo già segnalato dopo una mia ispezione a febbraio di quest’anno in una struttura di Spezzano della Sila.

In particolare segnalavo alla Prefettura di Cosenza, attraverso una relazione, le critiche condizioni in cui erano costretti a vivere gli ospiti. Cibo avariato, l’acqua messa a disposizione dei migranti proveniva dalle cisterne esterne, per cui non potabile, riscaldamento non funzionante e diverse altre problematiche circa l’inadeguatezza dei servizi che il proprietario avrebbe dovuto mettere a disposizione dei richiedenti asilo ospitati nella sua struttura. Segnalavo inoltre che alcuni ospiti svolgevano lavori in nero nelle vicinanze.

Da tempo denuncio la scarsa trasparenza e la mancanza di controllo nella gestione dei Centri di Accoglienza, a Camigliatello i proprietari falsificavano persino i fogli delle presenze dei rifugiati così da ottenere più fondi erogati per la gestione del fenomeno della migrazione. Un fenomeno strutturato ma che viene gestito ancora come emergenza. Risulta così più semplice lucrare sulla pelle e la dignità di queste persone che fuggono dai loro Paesi e continuare a sperperare risorse pubbliche senza intravedere la via di una soluzione definitiva».

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