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Strage di Cassano, la Dda contesta la perizia sulle conversazioni arbëreshe

Strage di Cassano, la Dda contesta la perizia sulle conversazioni arbëreshe

Questa mattina, intorno all’ora di pranzo, è andata in scena la 42esima udienza del processo sulla strage di Cassano, dove nel 2014 persero la vita Giuseppe Iannicelli, la sua compagna marocchina e il nipotino Cocò. Uccisi e bruciati in una contrada della cittadina della Piana di Sibari.

In aula vi erano le parti processuali, composte dal pubblico ministero della Dda di Catanzaro Domenico Assumma, gli avvocati di parte civile e il collegio difensivo.

Preliminarmente la pubblica accusa ha depositato una memoria sulla perizia effettuata da due esperti, Conforti e Torchia, circa le conversazioni avute dai due imputati, Cosimo Donato e Francesco Campilongo, con i loro parenti. Dialoghi in lingua arbëreshe che già nella fase delle indagini preliminari la polizia giudiziaria aveva tradotto dando un senso compiuto alle frasi pronunciate dai soggetti intercettati in carcere e attraverso gli audio su WhatsApp.

Il pm Assumma ha espresso forti critiche all’indirizzo dei due periti che hanno frettolosamente appuntato come “incomprensibili” conversazioni che in realtà, se ascoltate attentamente, erano comprensibili e facilmente da tradurre in italiano. Questione, quindi, sollevata alla Corte d’Assise di Cosenza che ha ritenuto di dover convocare i due periti ai fini di ricevere i giusti chiarimenti su un aspetto tecnico molto importante ai fini del processo. Gli avvocati Liborio Bellusci e Valentina Bellusci hanno sostenuto la tesi del pm, mentre i difensori – gli avvocati Ettore Zagarese, Mauro Cordasco e Vittorio Franco – degli imputati non hanno eccepito, rimettendosi alla decisione della Corte.

Ad ottobre, dunque, i due periti Torchia e Conforti saranno chiamati a rispondere alle domande della Dda di Catanzaro e del presidente Giovanni Garofalo e spiegare i motivi che li hanno portati a “francobollare” alcune dichiarazioni come “incomprensibili”. (a. a.)

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