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Il ruolo apicale della cooperativa Artemisia nell’inchiesta anticorruzione

Il ruolo apicale della cooperativa Artemisia nell’inchiesta anticorruzione

L’inchiesta anticorruzione portata avanti dalla procura di Paola nei comuni di Aieta, Maierà e Buonvicino, mantiene anche davanti ai giudici del Riesame di Catanzaro. Da pochi giorni sono state depositate le motivazioni del provvedimento che aveva portato alla scarcerazione dei tre indagati, posti dal Tdl di Catanzaro agli arresti domiciliari per i reati, a vario titolo, di corruzione e turbativa d’asta. 

L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dall’ufficio inquirente diretto dal procuratore capo Pierpaolo Bruni, aveva fatto emergere un sistema marcio per la gestione degli appalti pubblici che praticamente erano ad appannaggio sempre di una cooperativa, Artemisia nel caso in questione, il cui titolare di fatto era la moglie del sindaco di Aieta, Gennaro Marsiglia. Parliamo di Chiara Benvenuto, che poche settimane fa aveva ottenuto dalla procura di Paola il consenso al patteggiamento così come l’imprenditore Andrea Biondi. 

Secondo il Riesame, «gli elementi rappresentati consentono di ritenere sussistente il quadro di gravità indiziaria, essendo emersa chiaramente la collusione tra tutti gli indagati, intesa a consentire l’indebita aggiudicazione degli appalti e l’affidamento dei servizi ad imprese compiacenti, in specie alla cooperativa Artemisia della Benvenuto, società che, proprio grazie alle condotte illecite poste in essere dagli indagati, aveva ormai acquisito un ruolo di assoluto monopolio nel mercato dei servizi offerti in favore dei comuni di Maierà e Buonvicino, a discapito di tutte le altre realtà imprenditoriali». 

L’azione illecita, scrive il Riesame, di Chiara Benvenuto, «protrattasi per circa 8 anni e durata fino ad epoca recente, la compartecipazione, assieme al marito, a un sistema illecito ideato per l’ottenimento di tutte le somme di denaro pubblico stanziate dai Comuni di Maierà e Buonvicino» e ancora «l’ostinata reiterazione di tali comportamenti anche dopo aver saputo che il marito Marsiglia era sottoposto ad indagini preliminari, sono tutti elementi certamente sintomatici del pericolo di reiterazione del reato». 

I servizi concessi alla cooperativa Artemisia erano in evidente situazione di conflitto di interessi, per essere affidati alla società sostanzialmente riconducibile alla moglie e in violazione dei principi dell’azione amministrativa. In cambio «come prezzo della propria corruzione – evidenzia il Riesame – veniva remunerato dalla Benvenuto», riferendosi al sindaco-marito Gennaro Marsiglia, «attraverso i compensi ricevuti nell’ambito della sua attività, privata di professionista, nella sua qualità di consulente commerciale e tributario, in quanto la cooperativa Artemisia si era rivolta sempre al suo studio associato per attività di consulenza, versando complessivamente una domma di oltre 46mila euro». (Antonio Alizzi)

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