martedì,Giugno 18 2024

Planetario, si procede con la riapertura. Primo sopralluogo con la ricercatrice Zavaglia

Dopo il furto di aprile scorso, si cerca di accelerare sulla riapertura. Canale aperto con la Zeiss per verificare lo stato delle lenti

Planetario, si procede con la riapertura. Primo sopralluogo con la ricercatrice Zavaglia

Dopo il furto del 18 aprile, le luci si sono riaccese sul Planetario. Non sono proprio riflettori accecanti, ma tant’è, meglio di niente. Seguendo l’adagio “non tutti i mali vengono per nuocere”, l’amministrazione comunale, guidata da Franz Caruso, ha deciso di imprimere una bella accelerata sul macchinoso processo di riapertura di una struttura che ora giace come un mausoleo nel nulla.

In attesa che venga presentato, e poi eventualmente approvato, il project financial che darà il via libera a un piano di efficientamento energetico degli immobili comunali, il sindaco accompagnato da Angela Zavaglia, Direttore Scientifico e della Ricerca presso Parco Astronomico Lilio di Savelli, che cinque anni fa tenne una lectio magistralis proprio nel Planetario insieme a Franco Piperno, ha fatto un sopralluogo al Planetario parlando anche del futuro.

Caruso ne ha fatto cenno durante un incontro al liceo Scorza. «Per la messa in funzione del Planetario – ha detto il sindaco – certamente ci avvarremo dell’apporto dell’Università della Calabria, ma insieme ad essa il Liceo “G.B. Scorza” potrà, se lo vorrà, rappresentare un interlocutore privilegiato per una sinergia istituzionale che possa portare il Planetario al centro di tutta una serie di iniziative utili a far primeggiare in questo campo la nostra città all’interno del Mezzogiorno del Paese».

«È stato un incontro preventivo in cui abbiamo parlato del possibile futuro – ci ha detto Angela Zavaglia -. Con me sono stati sul posto, insieme al sindaco, anche i miei collaboratori che hanno seguito il corso con i tecnici della Zeiss. Insomma stiamo muovendo i primi passi».

La conta dei danni

Intanto nulla si sa intorno allo stato delle lenti Zeiss dopo il fattaccio dell’incursione dei vandali nella struttura. Il Comune sarebbe in procinto di contattare l’azienda tedesca per chiedere una consulenza che accerti l’integrità del grande “occhio” del Planetario. Se la lente dovesse risultare compromessa, saranno guai perché i costi per la riparazione, o nel caso peggiore per la sostituzione, potrebbero essere un problema non di poco conto.

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Il Planetario, intitolato a Giovan Battista Amico, l’astronomo nato nella città regia di Cosenza agli inizi del ‘500, fu inaugurato il 6 aprile 2019 dall’ex sindaco Mario Occhiuto, con una cerimonia sontuosa (e molto dispendiosa). Dopo anni di totale oblio, i costi legati ai consumi energetici hanno impedito di poter procedere all’affidamento della gestione. Il tempo e l’abbandono hanno fatto il resto. Caruso ha accusato il suo predecessore Occhiuto di aver speso un monte di denaro per aprire una struttura senza dotarla di servizi di sicurezza efficienti e senza procedere alla manutenzione fino alla fine del mandato.

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Questo, secondo il sindaco, avrebbe cagionato quei danni che ora sono visibili a chiunque passi da lì. L’interno, già ab origine non organizzato in modo adeguato, vandalizzato da anonimi che avrebbero sottratto cavi di rame bivaccando tra le sale, da molto tempo è in stato di abbandono. «L’idea centrale del progetto – spiegarono all’epoca gli architetti che curarono il progetto – è stata quella di esporre i modelli luminosi dei sistemi celesti in un grande spazio vuoto così che risultino “sospesi” come realmente sono. La stessa cupola del Planetario sarà evocativa di un corpo celeste. Ne risulterà un luogo spettacolare, libero da arredi fissi e disponibile a manifestazioni diverse, di volta in volta allestite all’interno di una festosa allegoria dell’universo».

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Di fastoso lì dentro c’è stato assai poco anche nella breve primavera che ha vissuto il Planetario: i pianeti di cartapesta, sono caduti sul pavimento nel periodo in cui il Covid aveva svuotato le strade, svuotando anche la fantasia. Il Museo della Scienza, in fase di completamento, non è mai stato finito e le enormi vetrate, specie nei mesi più caldi, più che un effetto stellare richiamavano un effetto serra.

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