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BUFERA PRECARI ASP | Ecco le intercettazioni che incastrano il sindacalista Mazza

BUFERA PRECARI ASP | Ecco le intercettazioni che incastrano il sindacalista Mazza

Uno degli indagati spiega per filo e per segno le strategie “difensive” dell’uomo di Cetraro e ammette di non aver mai presentato alcuna istanza alla Regione Calabria ma di aver consegnato tutto il materiale a Mazza. Ancora più pesanti sono le parole di Capicotto che dichiara ai finanzieri di aver falsificato i numeri di protocollo. 

La posizione del sindacalista Franco Mazza è di estrema gravità indiziaria. Ad incastrarlo sono – secondo la procura di Cosenza – le intercettazioni telefoniche captate dalla Guardia di Finanza e le dichiarazioni del funzionario regionale Capicotto.

L’indagata Maria Servidio nel corso di una conversazione dice, riferendosi a Mazza, che «è una merda c’ha fatto trovare nei guai senza che noi ne sapevamo niente». Il tono delle sue dichiarazioni cambia quando afferma che «tu dici le cose come stanno allora dici se volete partecipare, i rischi sono questi ed uno lo fa e se ne prende atto, ma tu dici, sembra che stai facendo beneficenza, ti aiuto io, facciamo questo sì, fai una domandina di lavoro così, perché a me mi stai a cuore, quello e quell’altro e poi alla fine ti trovi inguaiata con un avviso di garanzia ed una cosa che devi andare a rispondere che non c’entri un cazzo, concorso in elenco che cazzo di elenco ce non è che l’ho fatto io l’elenco, lo facesse chi l’ha fatto l’elenco, l’ha protocollato e si è preso pure i soldi e vaffanculo».

Al termine di un incontro tenutosi con Mazza, ancora Servidio parla che «il problema è che queste cazzo di domande che ha consegnato questo deficiente ok, sono state protocollate con lo stesso protocollo con timbri in giorni diversi», aggiungendo: «Hai capito che cazzo ha combinato sto cretino, che me lo ha detto la Finanza questo». Servidio, infine, dice all’amica che «questi casini li ha fatti lui perché noi le domande non le abbiamo consegnate noi alla Regione le ha consegnate lui». In un’altra conversazione esce fuori che Mazza avrebbe chiesto alla Servidio di dichiarare «che io ero andata a portare la cosa, che firmassi una dichiarazione dove dichiaravo che io ero andata a portarla io a protocollarla io la domanda alla Regione nel 2010». Espressione migliore non poteva esserci per gli inquirenti, quando la stessa indagata dice: «L’ho guardato e gli ho detto tu sei scemo». 

La procura di Cosenza, inoltre, evidenzia che «altri quattro indagati hanno dichiarato di avere consegnato le istanze nelle mani di Francesco Mazza» ovvero Francesco Dodaro, Michele Porco, Manuela Zavatto e Alessandro Sbarra mentre Emanuela Leprotti «ha invece sostenuto di avere consegnato l’istanza presso la sede della Cgil di Cetraro».

Altro elemento che gli investigatori ritengono assolutamente utile ai fini del teorema accusatorio sono le parole di Capicotto che «ha espressamente dichiarato, in sede di interrogatorio delegato e alla presenza del suo difensore che le istanze, apparentemente redatte nell’anno 2010 e poi enumerate nell’elenco alla nota n. 347572 del 5 novembre 2014, gli sono state consegnate dal correo Francesco Mazza, nel mese di luglio/agosto dell’anno 2014, soggiungendo che lo stesso Mazza, nel luglio del 2015, gli ha consegnato altre 24 istanze, con le stesse caratteristiche, da aggiungere alle precedenti». Capicotto ha apposto sull’elenco acquisito agli atti, il falso numero di protocollo 25817 del 9 agosto 2010 «onde farne apparire le compilazione entro il termine utile». Per la procura di Cosenza il quadro indiziario nei confronti di Mazza è stato ben cristallizzato durante le indagini preliminari. Ma non sono esclusi altri provvedimenti… (a. a.)

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