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“CINQUE LUSTRI” | Piazza Bilotti, la Finanza: «Barbieri chiese aiuto a Muto per l’estorsione degli “italiani”»

“CINQUE LUSTRI” | Piazza Bilotti, la Finanza: «Barbieri chiese aiuto a Muto per l’estorsione degli “italiani”»

La Dda intercetta e riprende tutti i movimenti di Giorgio Barbieri, Massimo Longo, Giorgio Morabito e Mario Piromallo. Al centro delle investigazioni vi è una presunta richiesta estorsiva fatta dagli italiani all’imprenditore che non sarebbe andata a buon fine per via di un accordo precedente tra Francesco Patitucci e Franco Muto.

La Guardia di Finanza di Cosenza pensa di aver intuito quali fossero i rapporti tra Giorgio Barbieri e il clan Muto di Cetraro. Ritiene di aver messo i tasselli al posto giusto, seguendo e intercettando tra le altre cose Massimo Longo e Giorgio Morabito. Due soggetti, quelli appena menzionati, che la Dda di Catanzaro ha “attenzionato” in questi anni per capire i movimenti e i flussi finanziari del gruppo imprenditoriale di Sangineto, con sede legale a Roma.

Nel corso delle attività investigative, come già accennato in altri articoli, è venuta fuori l’estorsione che il clan “Lanzino” avrebbe voluto fare in danno di Giorgio Barbieri. Tentativi, lo diciamo prima, che dalle risultanze tecniche condotte dalla Finanza cosentina sarebbero andati a vuoti. Almeno è quello che emerge dalle carte dell’inchiesta.

Morabito si avvia verso la sala slot

I primi segnali di presunte richieste estorsive li abbiamo raccontati nel pezzo relativo alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma Giorgio Barbieri è stato avvicinato anche in altri momenti. In uno di essi, secondo quanto si evidenzia nel decreto di fermo e immortalo dalle telecamere di videosorveglianza attivate nella zona, Mario Piromallo, detto Renato, si sarebbe presentato da Massimo Longo chiedendo di parlare proprio con Giorgio Barbieri. In un’altra fase, contestualizzata nel mese di giugno scorso, Barbieri viene chiamato da un uomo di Cetraro, conoscente di Muto, e lo informa che nei giorni precedenti alcune persone di Cosenza sarebbero andate dal capo cosca di Cetraro «in relazione a “regali” da fare a Cosenza per il cantiere. L’imprenditore rispondeva che i “regali” per Lorica erano stati fatti mentre per Cosenza no». L’amico e dipendente di Barbieri «riferiva che “quelli di Cosenza” non avevano alcun ricevuto “regalo” e di essere venuto a conoscenza di questi fatti poiché la domenica precedente (26 giugno) era stato chiamato a casa di Franco Muto dove erano presenti una o più persone di Cosenza. Giorgio Barbieri ribatteva che le dazioni per Cosenza erano avvenute due settimane prima, direttamente da Roma», scrivono i finanzieri di Cosenza.

Massimo Longo, invece, il 7 luglio 2016 avrebbe detto che «su Cosenza, Giorgio Barbieri non doveva dare niente a nessuno» in virtù di un presunto patto stilato in tempi passati con le cosche e in particolare – affermano gli investigatori – direttamente con Francesco Patitucci. «L‘accordu ha fattu iddru !!» disse Longo. 

Per quanto concerne Lorica «Massimo Longo aggiungeva che, pur partendo da iniziali 100mila euro (“na cientu”), “l’è iuta puru bona la supra” cioè v’era stata una consistente riduzione della pretesa estorsiva. Ma allora era evidente che, anche per questa appalto v’era stato un intervento da parte dei Muto» evidenzia la Dda di Catanzaro. E accordi di tale natura sarebbero stati fatti anche per l’aeroporto di Scalea.

Morabito arriva alla sala slot

Patitucci, dunque, secondo Longo avrebbe parlato con Muto. Le Fiamme Gialle sono sicuri che si tratti dell’esponente di spicco del clan “Lanzino” perché Longo nel corso di una conversazione ambientale fa riferimento al fatto che Patitucci fosse stato arrestato qualche mese prima, perché sorpreso in possesso di un’arma ed alla guida di un’auto in violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale. La captazione risale all’11 luglio, giorno in cui i magistrati antimafia vedono Piromallo nei pressi della sala slot di viale Borsellino a Cosenza.

In quei giorni, però, Giorgio Barbieri si trovava in Paraguay sicché Massimo Longo decide di inviargli una email, «comunicandogli di avere necessità di parlare con Giorgio Morabito (“l’architetto”), magari per il tramite di Raffaele Liuzzi, geometra alle dipendenze di Giorgio Barbieri», deceduto di recente, «che già intratteneva i contatti con Giorgio Morabito. Giorgio Barbieri rispondeva affermativamente alle ore 20.23 della stessa serata», annotano i finanzieri.

Nei successi incontri e relative conversazioni, evidenziano in grassetto le fiamme Gialle «Giorgio Barbieri riferiva a Massimo Longo che, in passato, con la criminalità organizzata locale era stato raggiunto un chiaro accordo secondo il quale – a dire dello stesso Morabito – Barbieri non avrebbe dovuto pagare nessuno per i lavori da eseguirsi su Piazza Bilotti. In conseguenza delle recenti richieste da parte dei cosentini, Giorgio Barbieri riteneva che “loro(cioè Morabito e altre persone a lui vicine) avrebbero dovuto sistemare la questione con Renato, appellativo di Mario Piromallo, recatosi a far visita a Massimo Longo». 

La richiesta estorsiva sarebbe stata bloccata o comunque sia notevolmente ridimensionata il 4 agosto scorso. E’ un giorno importante secondo la Guardia di Finanza perché emergerebbe quell’accordo raggiunto da Francesco Patitucci, identificato come «l’amico di qua» e Franco Muto, identificato in «zio Francesco». Ecco cosa intercettano gli investigatori: «Veniva captata una conversazione ambientale negli uffici della Barbieri Costruzioni in Roma attraverso il telefono in uso a Massimo Longo. Nello specifico, Massimo Longo chiedeva a Giorgio Barbieri come fosse andato l’incontro con Giorgio Morabito. L’imprenditore romano rispondeva che Morabito, che aveva incontrato alcune persone, gli aveva confermato che per Piazza Bilotti non era dovuto alcun pagamento e che “se i cosentini avessero insistito ancora…” la conversazione diventava incomprensibile». Per la Dda «Morabito aveva, quindi, assicurato a Barbieri che restava fermo l’accordo preso in precedenza. Da questo momento in poi non si registravano altre pretese dei “cosentini” sull’appalto di Piazza Bilotti». Quel che succederà tre giorni dopo, infine, potrebbe essere collegato alla mancata estorsione. In una discoteca del Tirreno alcuni soggetti di Cosenza avrebbero pestato il figlio di Luigi Muto. Ma questa è un’altra storia. (Antonio Alizzi)

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