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Appalti e corruzione a Cosenza, pentiti ed ex assessori negli atti. Il gip: «Dichiarazioni non utili»

Appalti e corruzione a Cosenza, pentiti ed ex assessori negli atti. Il gip: «Dichiarazioni non utili»

L’acquisizione di documenti e determine dirigenziali aveva aumentato la curiosità nella società civile cosentina nei confronti di un’inchiesta sul Comune di Cosenza che appariva molto più grave rispetto a quanto esaminato e valutato dal gip del tribunale di Cosenza, Giusy Ferrucci. Ed è proprio il giudice a spiegare che quanto prodotto dalla Guardia di Finanza non basta ad accogliere tutte le richieste di misure cautelari avanzate dalla procura di Cosenza.

A cominciare, scrive il gip, dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Adolfo Foggetti, Francesco Galdi e Franco Bruzzese. Per il giudice Ferrucci queste dichiarazioni che, Cosenza Channel aveva già pubblicato, sono «assai generiche, in considerazione del fatto che i collaboratori non erano in grado di riferire episodi e circostanze specifiche in relazione ai presunti rapporti corruttivi, ma solo informazioni assunte de relato, o nel caso» di Adolfo Foggetti «riferite genericamente dallo stesso Scarpelli».

In relazione invece all’elenco delle ditte per i lavori urgenti, il gip in apertura di ordinanza cautelare ha evidenziato che sulla base del materiale a sua disposizioni sono necessarie altre investigazioni. «Sul tema della mancata rotazione delle imprese, tuttavia, le investigazioni effettuate, per quanto ampie e analitiche, necessitano di ulteriori approfondimenti, in quanto non emerge chiaramente dalla documentazione fin qui acquisita presso l’Amministrazione comunale, se fosse o meno presente, anche per gli anni passati, oltre a quelli oggetto di indagine, un elenco delle imprese che avessero manifestato la disponibilità a svolgere lavori per conto dell’amministrazione comunale, specie in caso di urgenza, dal quale attingere per assicurare un adeguato criterio di rotazione e trasparenza».

«Il dato è rilevante, sebbene, qualora l’elenco fosse stato redatto e non acquisito dagli inquirenti, è evidente, dall’analisi delle pratiche che verranno di seguito analizzate, che gli odierni indagati non ne avevano tenuto conto, violando apertamente il principio dell’imparzialità nell’azione della pubblica amministrazione. Viceversa, la mancata adozione di un tale lento si pone in termine negativi, nel valutare da parte dei funzionari pubblici indagati, il rispetto dei principi di trasparenza e rotazione degli incarichi tra imprese».

Nella richiesta di misura cautelare la procura di Cosenza aveva inserito anche le dichiarazioni dell’ex assessore Giulia Fresca e dell’ex vice sindaco Katya Gentile che avevano interrotto per contrasti politici la rispettiva avventura amministrativa con il sindaco Mario Occhiuto. I magistrati di Cosenza avevano sentito entrambi come persone informate sui fatti, ma per il gip di Cosenza le loro dichiarazioni «non appaiono particolarmente significative» circa la regolarità o meno di alcune appalti che venivano assegnati con il principio dell’affidamento diretto. E proprio in un capo d’accusa la procura di Cosenza, oltre ai documenti, aveva inserito come elemento di prova le dichiarazioni della Gentile.

«Il dato – riferendosi alle parole dell’ex vice sindaco di Cosenza – non sembra particolarmente significativo, al fine di dimostrare la presunta violazione del principio di rotazione, atteso che, una effettiva e concreta attuazione di tale principio, necessitava dell’adozione in Comune di un elenco, in cui inserire tutti i nominativi delle imprese disponibili a lavorare per conto dell’amministrazione comunale, a cui attingere per assicurare parità di trattamento, non rilevando l’eventuale disponibilità del dirigente a favorire un imprenditore, piuttosto che un altro, perché “amico” di questo o di quell’altro». (Antonio Alizzi)

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