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L’INCHIESTA | Scarpelli, le luminarie e le “cantate” dei pentiti

L’INCHIESTA | Scarpelli, le luminarie e le “cantate” dei pentiti

Nel fascicolo d’indagine sarebbero contenute le dichiarazioni di Adolfo Foggetti e Francesco Galdi. Entrambi avrebbero riferito di essere a conoscenza dei rapporti tra Scarpelli e l’ex capo di gabinetto Carmine Potestio

Su cosa si fonda l’impianto accusatorio della Procura di Cosenza in merito all’inchiesta sugli appalti del Comune di Cosenza? Oltre alla mole di carte acquisite in questi mesi dalla Guardia di Finanza di Cosenza il fascicolo d’indagine aperto dal procuratore aggiunto facente funzioni di Cosenza Marisa Manzini conterrebbe anche le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. Le loro propalazioni sarebbero state estratte dai verbali resi davanti ai magistrati della Dda di Catanzaro. I pentiti sarebbero Adolfo Foggetti, alias “il biondo” e Francesco Galdi, meglio conosciuto come “il dottore”. Entrambi avrebbero risposto alle domande degli inquirenti del Distretto Antimafia di Catanzaro che più di un anno fa sottoposero ad interrogatorio i due collaboranti. I quesiti avrebbero avuto un unico comun denominatore: Antonino Scarpelli. Quest’ultimo è il responsabile della cooperativa Med Labor che ha realizzato i lavori delle luminarie. Tuttavia i due collaboratori avrebbero riferito che da anni Scarpelli otteneva appalti da Palazzo dei Bruzi e nell’ultimo periodo il trait d’union sarebbe stato l’ex capo di gabinetto di Occhiuto, Carmine Potestio anch’egli indagato come Carlo Pecoraro, Domenico Cucunato, lo stesso Scarpelli e gli imprenditori Francesco Amendola e Antonio Amato. In particolare Adolfo Foggetti avrebbe approfondito i rapporti tra Scarpelli e le istituzioni in altri verbali coperti da segreto istruttorio, mentre in quello che sarebbe ormai noto agli indagati emergerebbe come lo stesso Scarpelli avrebbe detto al pentito, prima che saltasse il fosso, di avere “appoggi” all’interno del Comune di Cosenza e tra i nomi che Scarpelli avrebbe fatto a Foggetti ci sarebbe quello di Potestio.

Per Galdi – secondo quanto si apprende da ambienti investigativi – Scarpelli era noto come un impresario di spettacoli. La storia degli “appoggi” si ripeterebbe anche in questo caso anche se “il dottore” non avrebbe riferito il nome del soggetto che prestava la sua opera in quel periodo all’interno del Comune. Tuttavia Galdi avrebbe fornito ulteriori dettagli nei rapporti tra i Potestio e Scarpelli: soggetti – avrebbe affermato Galdi – con i quali avrebbe avuto a che fare prima che decidesse di collaborare con la giustizia.

Tuttavia, le sole dichiarazioni dei pentiti non porterebbero a nulla anche perché per dimostrare la sussistenza dei reati come corruzione e abuso d’ufficio – le due ipotesi di reato formulate dalla Procura di Cosenza – servirà ben altro. L’indagine nonostante oggi siano stati resi noti dettagli importanti non può dirsi conclusa. Senza tener conto che gli indagati potranno far valere le proprie ragioni sia negli eventuali interrogatori sia se, dopo l’avviso di conclusioni indagini, depositeranno una memoria difensiva. Insomma, il percorso giudiziario è ancora lungo. (a. a.)

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