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Castrovillari, tentata estorsione all’Anas: i Curato tornano in libertà

Castrovillari, tentata estorsione all’Anas: i Curato tornano in libertà

E’ stato depositato ieri, dal Tribunale della Libertà di Catanzaro, il provvedimento con cui viene annullata l’ordinanza applicativa della misura cautelare nei confronti di Giuseppe e Alfonso Curato, di 66 e 35 anni, padre e figlio.

La misura applicativa degli arresti domiciliari veniva emessa – due settimane fa – dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, Luca Colitta, sulla base della richiesta formulata dall’Ufficio del Pubblico Ministero. 

L’ordinanza di accoglimento dell’istanza di annullamento è giunta a seguito della discussione dei difensori dei Curato, gli avvocati Enzo Belvedere e Vittoria Bossio, entrambi del Foro di Cosenza.

I legali, in sede di riesame, hanno evidenziato le ragioni di fatto e di diritto per le quali la richiesta di misura prima e l’ordinanza applicativa poi, fossero da considerarsi del tutto sprovviste di ancoraggio logico-argomentativo e, di conseguenza, inidonee a giustificare una misura gravemente limitativa della libertà personale nei confronti dei cautelati.

“E’ evidente che la sussunzione del fatto alla norma giuridica generale e astratta non possa essere un procedimento asettico tale da trascurare il fatto umano nelle sue molteplici sfaccettature”.

Il caso era balzato all’attenzione degli organi di stampa allorquando venne attribuito ai Curato di aver posto in essere un sit-in di protesta “violento”, in prossimità del cantiere relativo alle opere di ammodernamento del tratto di strada S.S. 534 – nei pressi dello svincolo autostradale di Firmo – minacciando di darsi fuoco in caso di mancato accoglimento delle loro richieste risarcitorie, avanzate nei confronti dell’Anas s.p.a.

Per tale comportamento i Curato venivano accusati, in concorso tra loro, di tentata estorsione nei confronti dell’Anas.

Veniva rimproverato loro di aver posto in essere tale condotta al solo scopo di incrementare, con ciò, la loro forza in sede di contrattazione e di lucrare pertanto ingiustamente da una vertenza risarcitoria (presuntivamente infondata) instauratasi tra la predetta società e l’azienda di famiglia dei Curato.

Questi ultimi, proprietari di un bar/tabacchi, ubicato a ridosso dell’area di cantiere, lamentavano che la loro attività fosse andata in sofferenza a causa dell’enorme ritardo nel completamento delle opere viarie.

“I difensori si dichiarano soddisfatti per aver restituito, in una fase delicatissima del procedimento penale, adeguata dignità al fatto, ridimensionando la distorta visione datane dagli organi inquirenti e di garanzia”.

Giuseppe e Alfonso Curato tornano, dunque, in libertà.

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