Giustizia e Criminologia

Droga sempre più in circolazione. E la criminalità aumenta i guadagni

Una relazione del 2019 dell'EMCDDA ha evidenziato un aumento della disponibilità di droga, quali cocaina, eroina e nuovi oppiacei sintetici.

La Relazione 2019 presentata dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) ha evidenziato, attraverso i dati emersi dal monitoraggio annuale, come in Europa si rilevi un preoccupante aumento della disponibilità di cocaina, di eroina e dei nuovi oppiacei sintetici, seppur la cannabis continui ad essere la sostanza illecita più diffusa. Il TU 309/1990, che disciplina la materia, è da sempre ampiamente sottoposto a critiche da parte di chi evidenzia i mutamenti sociali che coinvolgono il mondo delle tossicodipendenze.

Non a caso sono tanti gli interventi della giurisprudenza volti a pronunciarsi sui diversi quesiti che sistematicamente investono l’argomento: dalla pronuncia sulla incostituzionalità delle pene per i reati riguardanti le droghe leggere, al rinvio alle sezioni unite per la decisione sulla determinazione della quantità minima necessaria a far scattare la configurabilità dell’aggravante dell’ingente quantità, sempre in caso di droghe leggere.

Droga, com’è cambiata la legislazione col passare degli anni

Particolarmente discussa, per via delle ripercussioni su chi aveva investito in tali attività, è stata poi la decisione che ha ritenuto la configurabilità del reato nella commercializzazione dei derivati della cannabis sativa L, a meno che essi siano privi di efficacia drogante. C’è da dire che l’uso di droghe come stupefacente è risalente nel tempo ed ha toccato un po’ tutte le civiltà. Sin dai tempi più remoti, infatti, l’uomo ha sempre ricercato sostanze in grado di agire favorevolmente sulla psiche e sul corpo al fine di guarire malattie, migliorare le prestazioni fisiche ed intellettuali, procurarsi il sonno, evadere dalla realtà, ottenere piacere o facilitare il contatto con le divinità.

La droga al tempo degli “dei”

Il problema morale legato al loro uso è, dunque, relativamente moderno ed ha la sua origine con l’avvento del Cristianesimo, per l’impossibilità di far coesistere droghe e fede, dal momento che le prime condurrebbero a “falsi dei” e distoglierebbero dalla fedeltà al “vero Dio”. Tra le droghe accusate di servire a parlare con gli dei, si annoveravano oppio, mandragola, cannabis, ninfea, ma anche birra (di dattero, di orzo e di melagrana), vino di palma, semi di ruta siriaca e lattuga selvatica. Tutte queste sostanze naturali furono, dunque, ricondotte al “male” e al “peccato” dalla religione cristiana ed il divieto del loro utilizzo riguardò, per lungo tempo, anche quello medico.

Dopo la scoperta del Nuovo Mondo

Solo dopo la scoperta del Nuovo Mondo, l’arrivo della coca e del tabacco, nonché dopo lo sviluppo di discipline scientifiche come la chimica e la farmacologia, alcune droghe ritornarono ad essere principi attivi o eccipienti nei farmaci. La cocaina, preferita dagli intellettuali, poiché ritenuta una sostanza capace di amplificare le capacità critiche e creative, divenne anche oggetto di uno studio scientifico da parte di Sigmund Freud che, nel 1884, scrisse un saggio che ne evidenziava le capacità di curare malesseri fisici e psichici nonché di disassuefazione da altre sostanze.

La droga e la criminalità organizzata

Poiché col passare del tempo, la droga, produce effetti devastanti sulla psiche e sul corpo generando dipendenza, la legge l’ha resa illecita combattendone la produzione ed il commercio. La criminalità ne ha colto però subito le potenzialità  per i suoi affari ed ha iniziato così a contrabbandarla, creando successivamente anche droghe sintetiche: Ecstasy, Cobret, Love Drug, China white, Ice, solo per citarne alcune.

Dall’iniziale valenza religiosa e medica, le droghe assumono quindi il carattere illegale di sostanza stupefacente ed il loro traffico diventa la principale fonte di reddito per le organizzazioni criminali. Malgrado la repressione sempre più massiccia, dunque, è inoppugnabile il dato secondo cui la diffusione delle droghe non si è fermata, anzi, con la comparsa di nuove droghe più economiche sta assumendo proporzioni preoccupanti, soprattutto tra i giovanissimi.

Posto che la produzione e la commercializzazione delle sostanze stupefacenti, con le dovute distinzioni in ordine alla tipologia di sostanza, vanno certamente perseguite penalmente, la chiusura dei cannabis shop o l’inasprimento delle pene sembrano, però, obiettivamente irrilevanti e non risolutivi in relazione alla lotta al narcotraffico. Piuttosto, si dovrebbe agire finalmente su una prevenzione intelligente non fatta di soli slogan, poiché il problema vero è nel consumo, che sta alla base del traffico, sul quale l’attività repressiva può oggettivamente ben poco.

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Chiara Penna

Avvocato penalista e Criminologa, ha conseguito nel Marzo 2017 il titolo di Avvocato penalista specialista presso la Scuola di Alta formazione dell’Avvocato penalista dell’ Unione Camere Penali Italiane e nel 2012, il titolo di Master di II Livello in Scienze forensi presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Autrice di pubblicazioni scientifiche e dei libri: “La vera storia del mostro di Firenze” e “Suoni dal buio. Appunti di musica, cronaca a visioni”, è spesso ospite in qualità di esperta in programmi televisivi e radio nazionali.

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