sabato,Maggio 25 2024

Unical, studenti filopalestinesi accampati fuori dal Rettorato

Un centinaio di attivisti sta manifestando a sostegno dei popoli colpiti dalle azioni militari, «L’Università rinunci ad accordi con Israele»

Unical, studenti filopalestinesi accampati fuori dal Rettorato

È in corso all’Università della Calabria una protesta da parte degli studenti a sostegno della Palestina. Un centinaio di attivisti stanno presidiando in modo pacifico l’area che si trova all’esterno del Rettorato. L’iniziativa segue quelle di decine di atenei in tutto il mondo dove gli iscritti ai corsi in questi mesi stanno prendendo parola, organizzando occupazioni e accampamenti.

Gli organizzatori, tramite un tam tam hanno invitato i simpatizzanti alla causa a portare una tenda per partecipare a quella che hanno definito “l’acampada”. Hanno anche diffuso un breve comunicato, in cui, parlando espressamente di «genocidio», esprimono solidarietà alla popolazione colpita dalle azioni militari di Israele. «Anche le università statunitensi si sono unite alla lotta – hanno detto gli attivisti – e a queste studentesse e a questi studenti va la nostra solidarietà per gli sgomberi degli accampamenti subiti e per l’occupazione della Columbia University da parte della polizia di New York».

«Dopo la contestazione al Senato accademico del mese scorso e la petizione lanciata per sospendere gli accordi con aziende belliche e università israeliane – hanno aggiunto – abbiamo ottenuto l’ennesima vaga e imbarazzante presa di posizione dal Rettore Leone. Il Magnifico nega qualsiasi accordo con aziende belliche, allora perché non inserire questo punto nello Statuto dell’Ateneo? Non ci sarebbe nulla di più coerente con la Costituzione, alla quale il Rettore si richiama, di rinunciare ad accordi e collaborazioni presenti e future con aziende della filiera bellica». Gli studenti allo stesso tempo hanno chiesto all’Unical «di rinunciare ufficialmente ad accordi con università israeliane». «Non è qualcosa di antidemocratico, come sostiene il Rettore, giustificando questa presa di posizione con la presunta neutralità della ricerca e degli enti accademici – aggiungono ancora – ma al contrario è quanto più di pacifista e democratico ci possa essere. Le università israeliane, infatti, sono i primi avamposti di colonizzazione della Palestina, hanno un ruolo chiave nella ricerca bellica e nella costruzione dell’ideologia sionista e da diversi anni portano avanti un boicottaggio nei confronti dei ricercatori palestinesi».

I manifestanti per la Palestina richiedono un’Assemblea generale d’Ateneo, con sospensione della didattica, che permetta al corpo docente, alla componente studentesca e al personale dipendente di confrontarsi liberamente sul tema e prendere una posizione. «Il primo passo che vogliamo muovere in questa direzione – concludono – è rilanciare anche nella nostra università la data nazionale del 15 maggio, anniversario della Nakba. Abbiamo convocato oggi un sit-in sotto il Rettorato per chiedere la fine della guerra e del genocidio del popolo palestinese, per chiedere che l’università rinunci ad accordi con aziende della filiera bellica e con università israeliane e per costruire una grande Assemblea d’Ateneo».