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Franco Bruzzese: «Ho imposto io a Fusinato l’estorsione da 50mila euro»

Il collaboratore di giustizia ha raccontato i fatti relativi alle richieste di tipo estorsivo ai danni dell'imprenditore. Nel caso è coinvolto anche un carabiniere

Franco Bruzzese: «Ho imposto io a Fusinato l’estorsione da 50mila euro»

L’ultima udienza del processo “Bianco e nero“, altro procedimento della Dda di Catanzaro, in cui sono imputati alcuni boss e gregari della presunta confederazione mafiosa, capeggiata da Francesco Patitucci, ha visto la partecipazione in qualità di testimone e imputato di reato connesso, il collaboratore di giustizia Franco Bruzzese, ex capo clan degli “zingari” di Cosenza, pentitosi nel 2016, dopo la condanna all’ergastolo inflitta a Maurizio Rango nel processo di primo grado, per l’omicidio di Luca Bruni.

Bruzzese, che in abbreviato è stato condannato per l’estorsione all’imprenditore Antonio Fusinato, ha spiegato che la decisione di chiedere 50mila euro a scopo estorsivo era stata presa da lui stesso. Il pentito Bruzzese ha aggiunto poi di aver parlato con Roberto Iorio, carabiniere del Comando Provinciale di Cosenza, che all’epoca non si presentò come militare dell’Arma, ma come amico di Fusinato, chiedendo una riduzione della somma o lo stop alle richieste estorsive. Cosa che secondo Bruzzese non era possibile.

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Iorio, che nel corso della sua carriera professionale ha seguito diverse indagini antimafia, nell’estate del 2018 aveva raccontato la sua versione dei fatti, precisando di aver appreso della “chiamata in causa” di Adolfo Foggetti nel corso di un’udienza davanti al tribunale collegiale di Paola. Subito dopo – aveva affermato Roberto Iorio – si era recato da un collega per mettere tutto nero su bianco, ovvero che il militare, all’epoca impegnato nelle attività di indagine a carico di appartenenti alla criminalità organizzata cosentina, passando da un bar avrebbe notato Maurizio Rango in compagnia di Franco Bruzzese e Adolfo Foggetti. Per Iorio, dunque, era l’occasione giusta per raccogliere indizi investigativi. Ma per la Dda di Catanzaro, invece, il carabiniere avrebbe favorito le consorterie mafiose, non avendo annotato quanto saputo dalla vittima.

A processo, lo ricordiamo, ci sono Francesco Ripepi, Massimo Greco, Giovanni Abruzzese, Francesco Tundis, Carlo Lamanna, Francesco Patitucci, Mario Piromallo, Giuseppe Bartucci, Maurizio Rango, il carabiniere Roberto Iorio, Antonio Fusinato, Leonardo Bevilacqua e Riccardo Garofalo.

Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Gisberto Spadafora, Luca Acciardi, Matteo Cristiani, Giorgia Greco, Pasquale Marzocchi, Antonio Quintieri, Luigi Gullo e Giuseppe Lanzino.

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