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‘Ndrangheta, caso Trematerra: la Cassazione dà ragione alla Dda di Catanzaro

‘Ndrangheta, caso Trematerra: la Cassazione dà ragione alla Dda di Catanzaro

La Suprema Corte ha accolto in pieno il ricorso avanzato dal pubblico ministero antimafia Pierpaolo Bruni che non aveva condiviso la decisione del Riesame di Catanzaro di non applicare alcuna misura cautelare all’ex assessore regionale all’Agricoltura, coinvolto nell’operazione “Acheruntia”

La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla Dda di Catanzaro in merito alla posizione dell’ex assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa – riconducibile a una cellula del clan “Lanzino” di Cosenza operante ad Acri, di voto scambio e corruzione elettorale aggravata dall’articolo sette. Il presidente Prestipino ritiene fondato il reclamo avanzato dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni, il quale si era opposto alla decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro di non concedere gli arresti domiciliari, poiché riteneva che le esigenze cautelari fossero insussistenti. Tuttavia, la Suprema Corte ha motivato l’ordinanza, riprendendo tutti i punti messi in risalto dal magistrato di Crotone. Annullata con rinvio, dunque, l’ordinanza del Riesame che avrà dovrà motivare nuovamente sul caso in questione. (redazione cronaca)

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