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AMMINISTRATIVE 2016 | Il fallimento del Pd: da Guccione a Magorno

AMMINISTRATIVE 2016 | Il fallimento del Pd: da Guccione a Magorno

Il progetto politico dei democrat è stato sonoramente bocciato dai cosentini. Gli attacchi personali nei confronti di Mario Occhiuto hanno prodotto l’effetto contrario. I cosentini sono andati oltre le inchieste giudiziarie.

Il Partito democratico aveva già perso prima di scendere in campo. Ora che la par condicio è andata in soffitta e il silenzio elettorale non c’è più, l’analisi non può che essere spietata. L’Alleanza Civica Progressista è stata un’accozzaglia di liste slegate tra loro che ha dimostrato di non poter stare insieme fin dall’inizio, perché la “Grande Cosenza” in realtà non poteva essere realizzata né ora né mai. Non hanno creduto alle parole di Carlo Guccione gli abitanti dei quartieri popolari, ai quali erano state rivolte quasi tutte le attenzioni dei dirigenti dem. L’idea della costruzione del nuovo ospedale a Vaglio Lise è stata bocciata sia per il luogo in cui sarebbe nato sia per il progetto stesso. Ad esempio nessuno si è accorto che il plastico mostrato ai cittadini non comprendeva la struttura della Motorizzazione. Domanda: Guccione l’avrebbe demolita? Le promesse elettorali del Pd non sono entrate nelle case dei cosentini che evidentemente hanno preferito il modo di governare di Occhiuto che in quasi cinque anni ha dato un altro volto alla città. Il Pd invece ha usato la solita tattica aggressiva tipica di una sinistra che ormai ha perso tutta la sua identità politica. Chi avrebbe immaginato di vedere insieme un candidato del Pd insieme allo storico nemico Denis Verdini? Gli elettori non hanno gradito.

Ma se Carlo Guccione è un soldato valoroso, cosa possiamo dire dei generali calabresi Ernesto Magorno e Mario Oliverio? La sconfitta del Pd è soprattutto colpa loro. L’ex sindaco di Diamante, ancora oggi, continua a rilasciare dichiarazioni al limite del decoro politico. Stanotte a Ten ha confermato di non essere adeguato per ricoprire il ruolo di segretario regionale del più grande partito italiano. I suoi errori iniziano dal momento in cui presenta una interrogazione parlamentare – insieme agli altri deputati cosentini del Pd – parlando di illegalità diffusa nel Comune di Cosenza e chiedendo a denti stretti l’intervento della magistratura per abbattere Mario Occhiuto. Ecco, sono stati i cosentini ad abbattere il suo modo di parlare e pensare, riportando lo scontro tra i partiti sul piano politico. Gli elettori che hanno inondato di preferenze l’architetto hanno ristabilito un principio costituzionale: il popolo è sovrano. Gli attacchi personali lanciati dai palchi nei confronti dell’ex sindaco di uscente hanno prodotto l’effetto contrario. Occhiuto, infatti, ha preso più voti di cinque anni fa non avendo dalla sua parte due famiglie importanti: i Morrone e i Gentile. Una prova di forza, quella del rieletto sindaco, che ha superato tutte le critiche rivoltegli durante la campagna elettorale. Il Pd ha utilizzato solo un linguaggio e probabilmente una delle cause scatenanti della sconfitta – anche se le due cose sono nettamente separate – è stata sicuramente l’inchiesta della procura di Cosenza che nel corso della campagna elettorale ha aperto una finestra sulle condotte dei dirigenti e dell’ex capo di gabinetto di Occhiuto durante la precedente gestione amministrativa relativamente ad appalti e incarichi. La magistratura ovviamente fa il suo lavoro, ma è indubbio che gli avvisi di garanzia, paradossalmente, abbiano dato una marcia in più alla coalizione vincente. E ancora oggi, tornando a Magorno, il segretario regionale del Pd evoca provvedimenti giudiziari che potrebbero generare scenari inquietanti per la politica cosentina. Il 60% degli aventi diritto al voto ha dato la sua preferenza a Occhiuto: Magorno rifletta.

Per il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, invece, la sconfitta odierna è sicuramente un campanello d’allarme. Il Governatore non ha praticamente inciso, nonostante abbia annunciato fiumi di finanziamenti per rilanciare Cosenza, anzi la “Grande Cosenza”. Il clima politico ora non è positivo e non ci meraviglieremmo se nelle prossime settimane lo stesso Carlo Guccione, che prima di candidarsi aveva criticato l’azione della Giunta regionale, avvertisse la necessità di aprire un forte dibattito all’interno del Pd che oggi torna a casa con le ossa rotte. Ma il ko politico tocca anche altri esponenti del partito, come il segretario provinciale Luigi Guglielmelli, Nicola Adamo, e le deputate Stefania Covello ed Enza Bruno Bossio. Si chiude forse una stagione politica. Il modo in cui tutto avviene è desolatamente triste, ma i dem possono ripartire solo se daranno spazio a quei giovani che finora non hanno avuto la possibilità di metterci la faccia. Va ricostruita una nuova classe dirigente. (a. a.)

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