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Minacciò Occhiuto e Cirò, condannato Trinni

Minacciò Occhiuto e Cirò, condannato Trinni

L’imputato è stato giudicato colpevole per il primo capo d’imputazione che comprende le minacce al sindaco e al suo braccio destro, mentre è stato assolto per lo stalking in quanto non è stato provato che abbia molestato Occhiuto recandosi «continuamente presso l’abitazione e gli uffici comunali». 

Era accusato di aver minacciato l’allora sindaco di Cosenza Mario Occhiuto e il suo braccio destro Giuseppe Cirò e di aver avuto atteggiamenti persecutori a carico del primo cittadino di Palazzo dei Bruzi. Se per il primo capo d’imputazione Ivan Trinni è stato condannato a due mesi di reclusione, per il capo B della rubrica l’imputato è stato assolto perché non vi è prova del reato di stalking in quanto lo stesso prevede dei comportamenti che nel corso del processo non sono stati ravvisati dal giudice monocratico Claudia Pingitore che nel pomeriggio di ieri ha emesso la sentenza di primo grado. Trinni nel 2013, dopo aver ricevuto l’interdittiva antimafia in qualità di presidente della cooperativa “Nuova Giacomo 2000”, accusava Occhiuto di non farlo più lavorare ma il sindaco durante la fase dibattimentale ha ricordato che non era nei suoi poteri applicare la sanzione che poteva essere data solo dalla Prefettura di Cosenza. L’imputato – si legge nel primo capo d’accusa – avrebbe dichiarato che «da quando ci siete voi non lavoro più» minacciando di morte – secondo la ricostruzione della procura di Cosenza – il primo cittadino di Cosenza e i suoi parenti. Nel processo è stata accertata anche l’aggressione a Giuseppe Cirò «per costringere il sindaco – c’è scritto nel capo d’imputazione – a rivedere le proprie decisioni in materia di affidamento di lavori alle Cooperative di tipo “B” ed in particolare a revocare l’esclusione del Trinni, destinatario di misura interdittiva antimafia, da presidente della Cooperativa “Nuova Giacomo 2000”». Per quanto riguarda il reato di stalking, infine, non è stato provato che Trinni abbia molestato Occhiuto, recandosi «continuamente presso l’abitazione e gli uffici comunali ed assumendo atteggiamenti fortemente minacciosi ed aggressivi». La pubblica accusa aveva chiesto la condanna a sei mesi di carcere per le minacce, mentre aveva richiesto l’assoluzione per lo stalking. Il Comune di Cosenza si è costituito parte civile con l’avvocato Emilio Lirangi. (a. a.)

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