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“MATER COSENZA” | Pedinamenti e intercettazioni telefoniche, così i carabinieri hanno identificato i pusher. Contestate le riprese televisive

“MATER COSENZA” | Pedinamenti e intercettazioni telefoniche, così i carabinieri hanno identificato i pusher. Contestate le riprese televisive

Spaccio di droga, furto, estorsione e ricettazione sono i reati contestati a vario titolo ai 35 soggetti arrestati questa mattina dalla Compagnia dei carabinieri di Cosenza su richiesta della procura di Cosenza. Intanto l’avvocato di Alfonsino Falbo contesta le riprese televisive. 

Il gip Ferrucci nell’ordinanza cautelare ritiene che «sussistono a carico degli indagati gravi ed univoci indizi di colpevolezza in ordine alla maggior parte dei reati ascritti in rubrica».

L’inchiesta parte dalle dichiarazioni rese dalla madre di Driss Riad, arrestato in precedenza per detenzione di sostanze stupefacenti, la quale denunciava che suo figlio era coinvolto da tempo nello spaccio di droga a Cosenza, che sarebbe stato gestito da alcune persone che in passato avrebbero anche minacciato il suo congiunto.

A seguito della querela, i carabinieri della stazione di Cosenza Nord hanno avviato subito una serie di servizi di intercettazione sulle utenze telefoniche intestate a Riad, Carlo Spadafora e subito dopo di altri soggetti.

Le prime risultanze investigative hanno dimostrato – sostengono gli inquirenti – un «vorticoso smercio di sostanze stupefacenti» che è stato monitorato con pedinamenti e servizi di osservazione che hanno consentito ai carabinieri di Cosenza di acquisire ulteriori elementi indiziari riguardanti la presunta attività di spaccio. 

Un altro aspetto investigativo, valutato positivamente dal gip, è quello relativo all’identificazione delle voci attribuite ai singoli indagati. «L’intercettazione riguardava le utenze, i veicoli e i colloqui in carcere di indagati ben identificati, i quali, nel corso di molte conversazioni, venivano chiamati per nome». La certezza, inoltre, arriva dal fatto che le varie persone sentite a sommarie informazioni, in qualità di “clienti” dei pusher, hanno ammesso di aver dialogato per telefono e poi acquistato lo stupefacente dagli odierni indagati.

«PRIVACY VIOLATA». In una nota, l’avvocato Antonio Ingrosso – difensore di Alfonsino Falbo – evidenzia «che durante l’operazione di polizia giudiziaria tesa alla cattura di una serie di persone indagate per detenzione spaccio di sostanza stupefacente denominata “Mater” ed esattamente allorquando veniva notificata l’ordinanza restrittiva degli arresti domiciliari al signor Fabio Alfonsino, una troupe televisiva denominata “Nuova Cosenza” si introduceva nell’abitazione del mio assistito al seguito dei carabinieri operanti, realizzando un filmato riproducente gli interni dell’immobile ed inoltre carpiva le immagini del mio assistito nell’intento di seguire pedissequamente quanto disposto dalla pg operante. Nonostante la moglie del Sig. Falbo chiudesse repentinamente la porta d’ingresso, la stessa, veniva riaperta per consentire le riprese. Tale comportamento va severamente censurato sia nei confronti della troupe e sia per chi ha consentito alla stessa di agire inopinatamente. Naturalmente gli interessi del mio assistito e della sua famiglia verranno tutelati nelle sedi opportune, in quanto tali azioni esulano sia dall’attività investigativa e sia da quella di cronaca e offendono e ledono la dignità e il decoro della persona, diritti quest’ultimi costituzionalmente garantiti», conclude l’avvocato Antonio Ingrosso. (a. a.)

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