Giudiziaria

Sfruttamento degli immigrati in Sila, uno dei lavoratori: «Presi a calci se ci fermavamo per riposare» [I NOMI]

L’inchiesta sul caporalato a Camigliatello Silano porta la firma del pubblico ministero Giuseppe Cava che, con la collaborazione investigativa della Compagnia carabinieri di Cosenza e della stazione di Camigliatello Silano, ha fatto emergere lo sfruttamento degli immigrati in Sila.

Una vicenda che ha richiamato l’attenzione addirittura del ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ha annunciato drastici cambiamenti per l’accreditamento delle strutture che accolgono i ragazzi fuggiti dai propri paesi d’origine.

Il gip di Cosenza, Salvatore Carpino, in via preliminare, ha scritto che il fenomeno del “caporalato” «costituisce senza dubbio una delle piaghe più profonde della società moderna ed un serio ostacolo alla crescita economica del nostro Paese. Questo fenomeno – ha aggiunto il giudice per le indagini preliminari che ha vergato l’ordinanza cautelare a carico di 14 persone – ha assunto dimensioni ancora più ampio con l’arrivo sulle nostre coste di migliaia di profughi e migranti, i quali, in virtù delle loro condizioni disagiate, al limite della disperazione, costituiscono facili “prede” di imprenditori agricoli senza scrupoli».

Tuttavia, il sistema di accoglienza con tutti i crismi di un business legale, nasconde poi situazioni di emergenza e precariato profondo che portano, come vediamo, a commettere reati. «Per la loro assistenza lo Stato eroga ai centri convenzionati una somma media giornaliera di 35 euro a migrante, che non vengono consegnati direttamente ai migranti ma rappresentano il costo del loro mantenimento». 

Le indagini della procura di Cosenza hanno acceso i riflettori sul sistema di accoglienza, rilevando che alla data del 14 marzo 2017, a Camigliatello Silano vi sono cinque Centri di Accoglienza straordinari che complessivamente ospitano 186 migranti: “Villa Letizia”, “Santa Lucia” di Spezzano Piccolo e Camigliatello Silano, l’ex “Hotel La Fenice” e una struttura abitativa situata in via delle Ville a Camigliatello Silano.

Le risultanze investigative dei carabinieri hanno individuato due modi di sfruttare gli immigrati: lo “sfruttamento lavorativo”, dei migranti ospitati presso i Centri di Accoglienza Straordinaria e la “manipolazione” dei dati attestanti il numero dei migranti ospitati presso i medesimi Centri di Accoglienza, al fine di ottenere gli indebiti “rimborsi” da parte della Prefettura di Cosenza. 

Quando i ragazzi si recavano sul posto di lavoro, uno dei caporali, «Luciano», avrebbe trattato male «mediante minacce e percosse (tirando calci) chi tra i miei compagni magari si ferma un attimo per riposare, considerata la durezza del lavoro ed il lungo orario continuativo». In un caso, rispetto agli lavoratori immigrati, uno degli indagati avrebbe pagato tutti con 20 euro, mentre ad una delle persone sentite dai carabinieri avrebbe dato solo 10 euro: «Ho chiesto spiegazioni ma lui mi ha prima dato uno schiavo e poi mi ha spinto dicendo che sono vagabondo e di andare affanculo. Ricordo che la banconota da 10 euro venne presa da Luciano da un mazzo di banconote di vario taglio». Dunque, 20 euro al giorno per quasi 11 ore di lavoro: una media di 1,81 euro ogni ora.

LE INTERCETTAZIONI. Al vaglio del gip Carpino vi sono anche le captazioni telefoniche. «Quante persone vuoi per domani», dice Vittorio Francesco Imbrogno Replica Gianluca Gencarelli: «Eh una quarantina…». Nel corso della conversazione telefonica Imbrogno “consiglia” quali migranti prendere e quali no, perché c’è il rischio che qualcuno faccia il vagabondo.

Uno dei responsabili delle associazioni operanti nel settore, sentito dai carabinieri, si è dissociato dalle presunte condotte illecite. La gestione delle presenze infatti è al centro della sua deposizione testimoniale. «Invio sempre lo stesso foglio sul quale, in virtù della quotidiana assicurazione della presenza dei migranti, pongo la data del giorno corrispondente». E ancora: «Ricevo quotidianamente diverse telefonate da parte dei quattro migranti rimasti alloggiati in via Forgitelle, i quali lamentano di non ricevere il cosiddetto poket money e altresì di trovarsi in precarie condizioni igienico/alloggiative». Ai ragazzi non verrebbe dato l’abbigliamento, sapore per igiene personale e domestica e non vi sarebbe neanche la presenza del mediatore culturale».

LE MISURE. Obbligo di dimora per Franco Provato, Gianluca Gencarelli, Renato Gabriele, Giuseppe Gabriele, Giorgio Gabriele, Vincenzo Perrone, Salvatore Perrone e Vincenzo Paese; agli arresti domiciliari Giorgio Luciano Morrone, Luca Carucci, Fulvio Serra e Giampaolo Serra; in carcere Vittorio Francesco Imbrogno (difeso dall’avvocato Vincenzo Guglielmo Belvedere) e Corrado Scarcelli.

Il gip Carpino, infine, ha rigettato la richiesta di misura cautelare nei confronti di Fabio Aurelio Gabriele e Piero Cortese. (Antonio Alizzi)

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Redazione Cosenza Channel

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