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Tentato omicidio Bevilacqua, arriva la prescrizione per quattro imputati

Tentato omicidio Bevilacqua, arriva la prescrizione per quattro imputati

Il tentato omicidio di Vincenzo Bevilacqua, avvenuto nel 2002, e richiamato anche in altri processi come in “Tela del Ragno”, arriva finalmente al giudizio di secondo grado. Oggi la Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto le tesi difensive degli avvocati dei quattro imputati, emettendo una sentenza per intervenuta prescrizione. 

A processo c’erano Elio Stancati e Francesco Meduri, accusati di false informazioni al pubblico ministero, Antonio Marotta, alias “Capiceddra” e Vincenzo Bevilacqua, vittima e imputato allo stesso tempo, entrambi ritenuti autori dell’estorsione aggravata commessa ai danni di un ragazzo di Cosenza.

La storia parte da lontano, quando i due rubano un motorino per il classico “cavallo di ritorno”. Dentro lo scooter vi erano soldi e la malavita dell’epoca, più precisamente esponenti di primo piano della cosca “Bruni-zingari”, vale a dire Giovanni Abruzzese, Carlo Lamanna e Franco Bruzzese (oggi collaboratore di giustizia), chiese ai due imputati di prendersi il bottino ma di restituire il motorino che era di proprietà di un ragazzo che conoscevano. Arrivò, tuttavia, la “negativa”. Così la sera stessa Bevilacqua fu attinto da diversi colpi di arma da fuoco. I tre esponenti della ‘ndrangheta cosentina sono stati già condannati in via definitiva per il tentato omicidio, mentre la seconda parte del processo si è sviluppata in un secondo momento.

Nel 2013 la sentenza di primo grado: il tribunale di Cosenza condannò i quattro imputati. Oggi, invece, grazie alle argomentazioni difensive esposte dagli avvocati Antonella Rizzuto e Matteo Cristiani la Corte d’Appello di Catanzaro (presidente Saullo, Luzzo e Perri a latere) ha dichiarato prescritto il reato di false informazioni al pubblico ministero, mentre ha accolto la tesi difensiva sull’aggravante che, venendo meno, ha fatto scattare l’intervenuta prescrizione. Un’eventuale condanna a 2 anni per estorsione aggravata avrebbe aperto le porte del carcere a Marotta e Bevilacqua.

La procura generale di Catanzaro aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. (Antonio Alizzi)

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