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Latitanza Luigi Abbruzzese, condannato per detenzione di armi

Latitanza Luigi Abbruzzese, condannato per detenzione di armi

Concluso il processo di primo grado a seguito della latitanza di Luigi Abbruzzese. Ecco la sentenza.

La pubblica accusa, a seguito della cattura di Luigi Abbruzzese, esponente di vertice del clan degli “zingari” di Cassano all’Jonio, aveva aperto un fascicolo per ricettazione e detenzione di armi clandestine. Il figlio di Francesco Abbruzzese, ritenuto il capo della cosca, aveva nel marsupio due pistole che aveva comprato in Germania e una volta catturato dalla Squadra Mobile di Cosenza le aveva consegnate ai poliziotti di sua spontanea volontà.

La convenzione di Bruxelles

Ciò ha permesso agli avvocati di far emergere nel corso del processo, svoltosi col rito abbreviato, gli accordi firmati tra gli Stati aderenti alla Convenzione di Bruxelles, ovvero che le armi possono transitare negli Stati che hanno firmato il protocollo. Luigi Abbruzzese infatti le aveva acquistate in Germania e portate con sé fino a Cassano all’Jonio. Italia e Germania nel 1973 stipularono questa intesa. Eventi contenuti nella difesa rappresentata dagli avvocati Giorgia Greco e Cesare Badolato.

Viene meno il reato di ricettazione

Per il gup di Castrovillari non si è configurato il reato formulato dalla procura, bensì la semplice detenzione di armi abusive in quanto l’imputato non aveva il porto d’armi. E’ venuta meno anche la ricettazione, sia perché il giudice l’ha esclusa sia perché ha dichiarato estinto il reato per intervenuta prescrizione. La procura aveva chiesto la condanna a due anni di reclusione.

Il tribunale di Castrovillari, dunque, ha condannato a un anno e mezzo Luigi Abbruzzese, dissequestrando le due pistole. Infine, i due zii della compagna dell’imputato, accusati di averne favorito la latitanza, dovranno affrontare il processo dopo il rinvio a giudizio. (a. a.)

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