lunedì,Gennaio 30 2023

Petrini: «Sono un corrotto per i debiti accumulati dopo la separazione»

La recente scarcerazione di Marco Petrini, magistrato sospeso dalla sezione disciplinare del Csm il 31 gennaio 2020, significa due cose. La prima è che la Dda di Salerno è pienamente soddisfatta delle dichiarazioni autoaccusatorie dell’ex presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro. La seconda, invece, è che i pm antimafia coordinati dal

Petrini: «Sono un corrotto per i debiti accumulati dopo la separazione»

La recente scarcerazione di Marco Petrini, magistrato sospeso dalla sezione disciplinare del Csm il 31 gennaio 2020, significa due cose. La prima è che la Dda di Salerno è pienamente soddisfatta delle dichiarazioni autoaccusatorie dell’ex presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro. La seconda, invece, è che i pm antimafia coordinati dal procuratore facente funzioni Luca Masini hanno avuto la possibilità di acquisire nuovi elementi indiziari nei confronti di altri magistrati del Distretto Giudiziario di Catanzaro e hanno ottenuto la conferma su alcuni fatti presenti nell’ordinanza di custodia cautelare, denominata “Genesi”, a carico degli altri indagati. Insomma, dalle dichiarazioni di Marco Petrini nasceranno nuove inchieste che potrebbero travolgere altri magistrati e avvocati che orbitano, nella maggior parte dei casi, nel distretto giudiziario di Catanzaro.

Parliamo dunque del più grande scandalo all’interno della magistratura italiana che non è minimamente paragonabile a quello che ha investito il Csm la scorsa estate. Tanto per capirci, il caso Palamara è acqua fresca rispetto a quello che potrebbero succedere in Calabria entro il 2021. Il primo verbale d’interrogatorio, in qualità di collaboratore della Dda di Salerno, risale al 31 gennaio 2020. Verosimilmente ce ne saranno altri per argomentare in modo più dettagliato i fatti narrati davanti ai magistrati, la maggior parte coperti da “omissis”.

Quelli che sono leggibili riguardano le accuse contestate dal gip Giovanna Pacifico, che Marco Petrini spiega nella loro totalità, fornendo riscontri al narrato accusatorio. Siamo di fronte quindi a un’inchiesta che, tranne per alcune sfumature indiziarie non configurabili come scritte nella rubrica imputativa, reggerà quasi totalmente nel corso dei successivi step processuali.

Le menzogne di Petrini a un avvocato indagato in “Genesi”

Il giudice sospeso Marco Petrini, che oggi si trova in una località riservata ma ben lontana dalla Regione Calabria, confessa di aver mentito a uno degli indagati. Si tratta dell’avvocato Palma Spina, alla quale aveva chiesto la somma di 5mila euro per sistemare una transazione immobiliare relativa a una casa di Assisi. Cosa non vera, come ha dichiarato lo stesso magistrato ai suoi (ex) colleghi togati. Petrini infatti ammette di aver ricevuto la somma di 4mila euro, senza restituirla, per affrontare una vacanza in Austria con i suoi familiari.

Poi Petrini racconta il motivo per il quale ha lasciato l’abito di giudice terzo, indossando quello del corrotto. «Tutte le somme che ho ricevuto a titolo corruttivo di cui ho parlato e di cui riferirò le ho utilizzate per far fronte all’indebitamento che avevo accumulato a seguito della separazione della mia prima moglie per il mantenimento dei miei figli e in parte per condurre una vita piacevole». Il magistrato non dimentica, infine, le spese sanitarie affrontate per il figlio dell’attuale moglie.

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