lunedì,Luglio 4 2022

Le verità di Petrini: «Ecco come sono andati i fatti per il caso Tursi Prato»

E’ il 31 gennaio 2020 quando Marco Petrini, magistrato sospeso dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, decide di collaborare con i pm della Dda di Salerno. Una collaborazione investigativa che in un contesto criminale di stampo mafioso significa pentimento. L’ex presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro vuota il sacco,

Le verità di Petrini: «Ecco come sono andati i fatti per il caso Tursi Prato»

E’ il 31 gennaio 2020 quando Marco Petrini, magistrato sospeso dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, decide di collaborare con i pm della Dda di Salerno. Una collaborazione investigativa che in un contesto criminale di stampo mafioso significa pentimento. L’ex presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro vuota il sacco, parlando con l’ufficio inquirente, coordinato dal procuratore facente funzioni Luca Masini. Le ammissioni di Marco Petrini sono a 360 gradi, ma in alcuni casi specifica di non aver coinvolto i suoi colleghi. Come nel caso di Pino Tursi Prato.

Il caso Tursi Prato e Bruno Contrada: l’orientamento di Petrini

Nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Giovanna Pacifico, emergeva chiaramente come Marco Petrini fosse stato agganciato da Emilio Mario Santoro, medico in pensione e “pentito” dell’operazione “Genesi”, per aiutare l’ex consigliere regionale, Pino Tursi Prato. In parole povere, Marco Petrini avrebbe dovuto favorire l’ex socialista, con un incidente di esecuzione simile al caso di Bruno Contrada. Pino Tursi Prato riteneva che la sua condanna fosse illegittima, in quanto il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nel 1993 non era presente nel codice penale italiano. Infatti, la Corte di Strasburgo ha dato ragione all’ex membro dei servizi segreti.

Così, attraverso l’avvocato Stefano Giordano del foro di Palermo, Pino Tursi Prato ha chiesto di esprimere un orientamento simile a quello riferito all’ex capo della Squadra Mobile di Palermo. Marco Petrini, al netto del tentativo di condizionare l’operato degli altri suoi colleghi, era convinto del fatto che i due casi fossero simili. E lo ha confermato anche ai pm di Salerno. 

Le verità di Marco Petrini

«Confermo di essere stato avvicinato da Emilio Santoro all’incirca nel mese di marzo 2018. L’incontro è avvenuto presso il mio ufficio presso la Corte d’Appello di Catanzaro. In quell’occasione ricordo che Santoro mi ha mostrato l’atto introduttivo di un incidente di esecuzione assegnato a un collegio diverso da quello da me presieduto. Ho letto l’atto introduttivo e mi sono fatto l’idea che si trattasse di una vicenda sovrapponibile a quella di Bruno Contrada».

Petrini ricorda che il ricorso «era firmato da un avvocato di Palermo, Stefano Giordano e ricordo di aver espresso il mio punto di vista circa la fondatezza della domanda proprio per la similitudine per la vicenda Contrada». Il giudice sospeso Marco Petrini ammette di aver accettato una cospicua somma di denaro da parte di Santoro per pilotare la decisione favorevole su Tursi Prato». I soldi, pari a 1500 euro alla volta, venivano consegnati in contanti talvolta presso la Corte d’Appello di Catanzaro o in commissione tributaria su corso Mazzini, altre volte tra Lamezia Terme e Castrovillari. 

Petrini “scagiona” i colleghi della Corte d’Appello

Già nell’ordinanza di custodia cautelare, le indagini avevano cristallizzato la posizione del collegio giudicante che doveva esprimersi (e che ancora deve pronunciarsi nel merito) sul caso di Tursi Prato. Parliamo del presidente Gabriella Reillo e dei giudici Francesca Garofalo e Domenico Commodaro. Tutti estranei a questa vicenda. Marco Pettini faceva credere a Pino Tursi Prato ed Emilio Mario Santoro che stava provando a convincere i giudici titolari dell’incidente di esecuzione.

«La dottoressa Reillo non prestò attenzione a questa mia sollecitazione» circa la sovrapponibilità dei casi Tursi Prato e Contrada. Petrini inoltre conferma gli incontri nel corridoio con la dottoressa Garofalo che gli spiegava come fosse subissata di lavoro e per questo motivo la decisione su Tursi Prato tardava ad arrivare. Mentre il giudice Commodaro era felice di non essere il relatore della vicenda giudiziaria, visto che si trattava di una questione molto complessa. 

La memoria difensiva arrivata sulla scrivania di Petrini

Per avvalorare la tesi secondo cui Petrini poteva condizionare la decisione su Pino Tursi Prato, il magistrato nato a Foligno spiega di aver consigliato ad Emilio Mario Santoro di far preparare un’altra memoria difensiva all’ex consigliere regionale, facendosi inviare il ricorso al suo indirizzo istituzionale di posta elettronica. Tuttavia, Petrini inciampa quando dice di non averlo neanche letto, visto che i pm gli fanno notare che il 15 gennaio 2020 i finanzieri hanno sequestrato nella sua stanza una copia del reclamo firmato dall’avvocato Stefano Giordano. «Ammetto di aver avuto la memoria difensiva» ricevuta e consegnata «da Santoro nei locali della commissione tributaria».

Marco Petrini, tuttavia, non sapeva (come scritto in esclusiva da Cosenza Channel) che mentre lui parlava con Emilio Santoro e indirettamente con Tursi Prato, i suoi colleghi emettevano un’ordinanza interlocutoria, in attesa della decisione delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione. Infine, il gip Pacifico ha revocato il carcere a Petrini, applicandogli un obbligo di dimora fuori dalla regione Calabria.

Articoli correlati