lunedì,Gennaio 30 2023

Longobardi, le indagini: «Non candidarti altrimenti non lavori più»

Il caso di Longobardi: la vittima racconta di aver subito minacce da Andrea Amendola. «Mi disse di non candidarmi con Nicola Bruno».

Longobardi, le indagini: «Non candidarti altrimenti non lavori più»

Storia come quella di Longobardi, oggi al centro di un’indagine della procura di Paola, avvengono soprattutto nei piccoli comuni che, come ricordato in conferenza stampa dal procuratore capo, Pierpaolo Bruni, «si vince per pochi voti» e si mettono in atto tante pratiche scorrette per impedire all’avversario di turno di comporre una lista competitiva. E’ successo così anche nel Basso Tirreno cosentino, dove una donna, che lavorava in un lido balneare di Longobardi, aveva deciso di candidarsi con Nicola Bruno. Parliamo delle elezioni comunali del 2019.

Il racconto delle persona offesa

Ai magistrati della procura di Paola, la persona offesa ha detto che «ho lavorato come responsabile del bar, con un contratto part-time estivo, che mi è stato rinnovato per quattro anni consecutivi» ha esordito la vittima. «Il proprietario è Andrea Amendola» una delle persone finite in carcere, conosciuto come Andrea capone». L’indagato, ha spiegato la parte offesa, «è molto vicino al sindaco attuale di Longobardi ovvero Giacinto Mannarino, con il quale sono molto amici. Pertanto Andrea appena ha saputo della mia intenzione di volermi candidare con la lista capeggiata da Nicola bruno mi ha subito detto queste testuali parole: “o non ti candidi con la la lista di Nicola Bruno o perdi il posto di lavoro”. Siccome non ho accettato queste minacce e ho comunque voluto candidarmi con Nicola Bruno, Andrea mi ha subito licenziato o meglio ha detto che con lui non avrei lavorato più».

«Andrea Amendola mi ha minacciato più volte. In una occasione addirittura, allorquando mi trovavo davanti lo studio di Nicola Bruno, situato a Longobardi, con gli altri candidati della lista, è arrivato con la sua Mario Veltri», l’altro indagato finito in carcere «in compagnia di Andrea Amendola. Nicola Bruno si è avvicinato all’auto per chiedere cosa volessero e Andrea Amendola avendomi vista mi ha detto in modo imperativo di andare a casa sua che mi doveva parlare. Sono scesi entrambi dall’auto ed è iniziato un diverbio tra loro due e Nicola Bruno diceva loro di lasciarmi stare ma loro insistevano» ha aggiunto la donna.

«Non andare alle riunioni dell’altra lista»

Secondo quanto raccontato dalla vittima agli inquirenti, «il giorno dopo sono andata a casa di Andrea Amendola» e «appena sono entrata Andrea ha cominciato a dire che non dovevo permettermi a candidarmi, assolutamente non dovevo permettermi, aveva un fare minaccioso, insistente, diceva che non dovevo andare alle riunioni, non dovevo andare con quelli dell’altra lista ed assolutamente non dovevo candidarmi». 

Il gio Rosamaria Mesiti, nel caso di specie, ritiene consumata la fattispecie di reato della tentata estorsione, in quanto «l’ingiusto profitto si identifica in qualsiasi unità, anche di natura non patrimoniale, che costituisca un vantaggio per il soggetto attivo del reato o per il terzo nel cui interesse egli abbia agito, rimanendo irrilevante, nel caso di concorso di persone tra loro, che lo scopo perseguito, ancorché comunque tipico, non sia identico per tutti i correi». 

Come sono finite le elezioni elettorali di Longobardi?

La sezione di polizia giudiziaria della procura di Paola ha evidenziato il fatto che la candidata, vittima del procedimento penale, aveva ottenuto 50 voti nella lista “Progetto Longobardi” con candidato a sindaco Nicola Bruno, mentre “Longobardi oltre il 2000”, con candidato a sindaco, Giacinto Mannarino, aveva vinto con 799 voti totali, ovvero 15 in più dell’attuale minoranza.

Le altre posizioni

Agli arresti domiciliari sono finite Donatella Attanasio ed Elena Miceli, mentre il gip ha applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Nicola Aloe e Maria Angela Aloe. Sospeso per sette mesi infine Salvatore Carnevale, in qualità di funzionario tecnico del comune di Longobardi.