mercoledì,Dicembre 8 2021

Fagnano Castello, 48enne imputata per aver abbandonato i figli: cadono le accuse e viene assolta

Una donna di Fagnano Castello era accusata di aver abbandonato tre figli. La difesa, però, ha dimostrato il contrario ed è stata assolta.

Fagnano Castello, 48enne imputata per aver abbandonato i figli: cadono le accuse e viene assolta

Una donna di 48 anni, originaria di Fagnano Castello, è stata assolta dal tribunale di Cosenza, rito abbreviato, dall’accusa di aver abbandonato la figlia e altri due figli diversamente abili. La sentenza è stata emessa nelle scorse ore sulla base degli atti del fascicolo che, evidentemente, non contenevano granitici elemento indiziari per sostenere il reato contestato davanti al gup del tribunale di Cosenza.

La ricostruzione dei fatti

I fatti in contestazione risalgono all’estate del 2020, quando l’imputata, separata dal marito e residente a Fagnano Castello, secondo la procura aveva abbandonato la figlioletta minore e i suoi due figli maggiorenni affetti dalla sindrome di Duchenne e costretti alla carrozzella elettrica, quindi al 100% bisognosi di cure e assistenza. Il fine presunto della madre sarebbe stato quello di trasferirsi senza la prole, bisognosa di cure, presso l’abitazione del nuovo compagno nel comune di Scalea. L’episodio quindi aveva scosso gli ambienti investigativi fino ad arrivare alla contestazione mossa alla donna.

Il primo a lanciare l’allarme fu l’assistente sociale di San Marco Argentano, competente anche nel paese dell’imputata. Questi, secondo la ricostruzione accusatoria, aveva allertato il primo cittadino di Fagnano Castello, il quale, a sua volta, aveva avvisato la procura di Cosenza e, visto il coinvolgimento di una minore, anche la Procura della Repubblica presso il competente Tribunale dei Minori di Catanzaro. Da qui sono scattate immediatamente le indagini dei militari dell’Arma che hanno definito, nella loro comunicazione di notizia di reato, la condotta dell’imputata come “indubbiamente abbandonica”. Dello stesso tenore era la valutazione della Procura dei Minori di Catanzaro. Su queste basi è nato il processo per il reato di abbandono di minori o incapaci punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni, oltre l’aumento di un terzo di pena per avere la donna agito nella sua qualità di genitore. Il pm d’udienza aveva chiesto una pena di 2 anni di reclusione e la disapplicazione delle attenuanti generiche.

La linea difensiva

L’avvocato Mario Alberelli, difensore della donna, ha dimostrato, nel corso dell’udienza preliminare, che non esisteva nessuna prova che potesse confermare il grave reato addebitato alla signora. Basti pensare che non è mai stata nemmeno prodotta la segnalazione del Servizio Sociale che descrivesse il luogo, il tempo o le modalità dell’abbandono.

L’imputata, al termine delle indagini, in sede di interrogatorio, si era giustificata innanzi ai carabinieri chiarendo che non ha mai abbandonato i suoi figli e che si era allontanata da casa solo per rimettersi in forze dopo un delicato intervento chirurgico. Dagli accertamenti svolti risultava che la donna aveva ricollocato i figli presso la casa dell’ex marito nonché padre della prole. Così il gup Salvatore Carpino, dopo la Camera di Consiglio, ha assolto la donna per non aver commesso il fatto.

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