Giudiziaria

“Job Center” in abbreviato, Marco Paura non è un pentito attendibile

Il gup del tribunale di Catanzaro non ha concesso il riconoscimento dell’articolo 8 al collaboratore di giustizia Marco Paura che si becca una condanna pesante come quasi tutti gli imputati. Oltre 13 anni di carcere per Celestino Abbruzzese, 10 anni alla moglie Anna Palmieri.

«Ma quale ’ndrangheta… Io sono soltanto un semplice spacciatore». Pensieri e parole di Marco Paura, pentito non attendibile per il gup Distrettuale di Catanzaro che ha emesso la sentenza di primo grado del processo “Job Center”, svoltosi col rito abbreviato. La frase è intercettata dagli uomini della Squadra Mobile di Cosenza che indagano su un presunto gruppo di narcotrafficanti che venerdì scorso è stato condannato nonostante il collaboratore di giustizia non abbia ottenuto il riconoscimento dell’articolo 8. E questo dimostra come le indagini, dove le cessioni di droga erano state monitorate in diretta dagli agenti della Questura di Cosenza, sono state fatte bene e hanno lasciato poco spazio al collegio difensivo che tuttavia si è battuto fino all’ultimo per far emergere tutte le contraddizioni di Marco Paura.

E’ un fatto nuovo che un pentito, a pochi mesi di distanza dalla sua decisione di “saltare il fosso”, al primo esame venga sconfessato da chi giudica. In effetti il collaboratore non è che avesse fatto tanto per essere coerente con le sue dichiarazioni visto che anche per il tribunale di Cosenza le sue parole meritano un’attenta valutazione della procura di Cosenza che procede per falsa testimonianza nel processo col rito ordinario conclusosi pochi mesi fa con la condanna di sua moglie Ester Mollo e dell’assoluzione dall’accusa di narcotraffico di Francesco Gamba e Michele Branca, colpevoli per il collegio giudicante presieduto dal presidente Enrico Di Dedda solo per alcuni episodi di spaccio di droga.

Paura, non sapendo di avere le microspie in ogni angolo della casa, parla liberamente e quando si domanda cosa sia la ‘ndrangheta risponde così: «…io non ci capisco un cazzo della ’ndrangheta. Io sono un semplice spacciatore. Mi hanno arrestato (per) cinquanta grammi… se ero uno ’ndranghetista mi trovavi con un baule pieno di droga». I verbali finora non coperti da omissis hanno avuto poco peso.

LA SENTENZA. In primo grado sono fioccate le condanne. Secondo la pubblica accusa, i presunti narcotrafficanti avrebbero organizzato la vendita e il commercio della droga come se il tutto fosse un ufficio di collegamento. Da qui nasce infatti il nome “Job Center”. La base operativa era il centro storico di Cosenza e lì si sono concentrate le attività investigative della procura di Cosenza e soprattutto dei pubblici ministeri Domenico Assumma e Salvatore Di Maio che hanno coordinato le indagini condotte come detto dalla Squadra Mobile, diretta dal vice questore Giuseppe Zanfini.

Ecco nel dettaglio il dispositivo con le relative condanne: Celestino Abbruzzese, alias “Micetto”, 13 anni e 4 mesi; Anna Palmieri 10 anni; Marco Paura 8 anni; Gianluca Fortunato Esposito 8 anni e 8 mesi; Amos Zicaro 7 anni, 8 mesi e 20 giorni; Giovanni Aloise 8 anni; Giuseppina Perri 5 anni, 1 mese e 10 giorni; Francesco Noblea 10 anni e 8 mesi; Vincenzo De Rose 8 anni e 10 mesi; Francesco Mazzei 6 anni e 10 mesi; Candido Perri 2 anni (assolto dall’accusa di narcotraffico).

V’è da dire che alcune richieste della pubblica accusa sono state disattese in positivo, perché il giudice ha inflitto pene più pesanti rispetto a quelle chieste dal pm Assumma. Per Abbruzzese e sua moglie Anna Palmieri erano stati chiesti 12 anni di carcere, 9 anni e quattro mesi per Amos Zicaro, 8 anni e undici mesi per Gianluca Esposito, 8 anni ciascuno per Francesco Noblea e Giovanni Aloise, 7 anni a testa per Candido Perri, Marco Paura, Vincenzo De Rose e Francesco Mazzei e infine 5 anni per Giuseppina Perri.

Il collegio difensivo composto dagli avvocati Cristian Cristiano, Ugo Ledonne, Francesco Iacopino, Manfredo Fiormonti (legale di Marco Paura), Valerio Murgano, Enzo Santelli e Giampiero Calabrese annuncia ricorso in Appello una volta depositate le motivazioni della sentenza. Infine una curiosità: il giudice ha ordinato il ritiro della patente per due anni a tutti gli imputati. (Antonio Alizzi)

 

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Redazione Cosenza Channel

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