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“CINQUE LUSTRI” | Alla ‘ndrangheta il 3% degli appalti vinti dagli imprenditori

“CINQUE LUSTRI” | Alla ‘ndrangheta il 3% degli appalti vinti dagli imprenditori

Appalti truccati ed estorsioni al centro dell’inchiesta della Dda di Catanzaro. Nel corso di una conversazione ambientale i finanzieri intercettano Giorgio Morabito mentre parla con Massimo Longo. «Alla criminalità organizzata spetta il 3% del valore dell’appalto». La discussione era legata a una richiesta di “pizzo” su piazza Bilotti.

Se un appalto è truccato e a vincerlo è un’azienda in odor di mafia, qual è la somma che l’imprenditore deve versare alla cosca di riferimento? Alla domanda risponde, indirettamente, uno dei soggetti raggiunti dal decreto di fermo di indiziato di delitto: Giorgio Morabito. Nel caso del gruppo “Barbieri”, azienda che ha realizzato la nuova piazza Bilotti, l’impianto sciistico di Lorica e l’aeroporto di Scalea, l’imprenditore avrebbe “strappato” una cifra di “comodo”: il 3%. A dirlo, come detto, è uno dei fermati che sarebbe legato a doppio filo all’uomo di Sangineto, con il quale discutono di svariati problemi come quello dell’estorsione che gli “italiani” di Cosenza avrebbero voluto perpetrare in danno di Giorgio Barbieri. L’intervento di Morabito, insieme a quello di Franco Muto, avrebbe evitato che la richiesta estorsiva andasse in porto. 

L’inchiesta “Cinque lustri” – coordinata dal procuratore capo Nicola Gratteri, dai procuratori aggiunti Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto e dai pubblici ministeri Camillo Falvo e Alessandro Prontera – fa emergere uno degli aspetti più importanti che serve a capire come siano i rapporti finanzieri ed economici tra le società e le cosche. Quelli intercorsi tra “Barbieri” e il clan dominante nel Tirreno cosentino vengono fuori proprio dalle attività tecniche poste in essere dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Cosenza, diretto dal tenente colonnello Ciro Ciavarella.

Il 3% ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA. La captazione in questione è inserita nel capitolo dedicato a piazza Bilotti, che tratteremo in un secondo momento. E’ il 5 gennaio del 2016, quando Giorgio Barbieri – secondo quanto verificato dai finanzieri – incontra Giorgio Morabito in un noto hotel di Rende al confine con Montalto Uffugo insieme ad altre persone non meglio identificate. La riunione sarebbe stata necessaria per chiudere una volta per tutte la richiesta di “pizzo” da parte del clan “Lanzino” di Cosenza. Ma la discussione successiva, alla quale partecipa anche Massimo Longo presso la sala slot di Cosenza, è importante affinché si comprendesse l’esito del “summit”. I finanzieri annotano che «Morabito puntualizzava che alla criminalità organizzata spetta il 3% del valore dell’appalto “quannu vo fa na gara u progettista vo chira percentuale e non si schioda, u trie e basta, poi tutto il resto si vede ma u trie non si muove“. Nell’ultima parte della conversazione si capiva che le condizioni di favore era state determinate dall’intervento di Franco Muto infatti, Longo riportava le parole di Morabito che soddisfatto, aveva esclamato rivolgendosi allo stesso Longo: “Il vecchio tuo è sempre buono…” per cui Barbieri doveva rendersi conto della vantaggiosi dell’accordo». Dunque per la Dda di Catanzaro «è evidente che Muto, o un suo delegato, era riuscito a ridimensionare le pretese estorsive dei cosentini presentando Barbieri come proprio imprenditore di riferimento». (a. a.)

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