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“CINQUE LUSTRI” | I lavori di piazza Bilotti “appetiti” dalla criminalità cosentina. Ecco cosa dicono due pentiti

“CINQUE LUSTRI” | I lavori di piazza Bilotti “appetiti” dalla criminalità cosentina. Ecco cosa dicono due pentiti

Oltre alle attività investigative poste in essere dalla Guardia di Finanza di Cosenza, la Dda di Catanzaro in relazione all’opera pubblica inaugurata lo scorso dicembre ha sentito anche i due collaboratori di giustizia Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna. Proprio il “biondo” avrebbe voluto commettere un danneggiamento nel cantiere.

Un appalto milionario nel mirino delle cosche cosentine. Le conferme arrivano direttamente da due collaboratori di giustizia che sentiti in periodi diversi hanno ulteriormente corroborato l’assunto investigativo della Dda di Catanzaro. I due pentiti sono Adolfo Foggetti, ex reggente del clan “Rango-zingari” nel Tirreno cosentino, e Daniele Lamanna, esecutore materiale dell’omicidio di Luca Bruni ed ex esponente di spicco della presunta cosca operante tra Cosenza e Cassano allo Jonio.

Le investigazioni hanno rilevato che la criminalità organizzata cosentina, in particolare il clan “Lanzino”, voleva chiedere somme di denaro a titolo estorsivo alla famiglia Barbieri. Un pensiero simile, come detto, l’aveva fatto anche Foggetti che ai magistrati antimafia racconta cosa avrebbe voluto fare e i motivi che lo hanno spinto a non farlo. «Ricordo che nel dicembre del 2013, parlai con Maurizio Rango del proposito di cagionare un danneggiamento ai mezzi dell’impresa impegnata nell’esecuzione dei lavori in Piazza Bilotti. In virtù di quella che era una prassi del nostro gruppo, abbiamo deciso di esternare il proposito a Mario Gatt0» ha detto il “Biondo”. «Era un appalto importante e quindi un eventuale danneggiamento avrebbe dovuto essere condiviso da tutti» aggiungendo che «Mario Gatto ci ha detto che non potevamo toccare l’impresa appaltatrice di Piazza Bilotti che era un’impresa amica dei Muto, continuava dicendo che aveva incontrato Luigi Muto in Cosenza, in via dei Mille, davanti ad una struttura, mi pare dei servizi sociali» e che «nel corso di questo incontro Luigi Muto gli aveva detto che la ditta che stava costruendo Piazza Bilotti era una ditta “amica” dei MUTO per cui non doveva subire nessun fastidio». Tuttavia Adolfo Foggetti ha concluso il suo verbale dicendo che «non mi sono più occupato della vicenda nel senso che non ho saputo ulteriori sviluppi, non ho saputo se l’impresa appaltatrice di Piazza Bilotti abbia versato danaro a titolo estorsivo ai Muto oppure a noi “cosentini”». 

Daniele Lamanna, sentito dalla Dda di Catanzaro sull’argomento, ha detto che «immediatamente dopo l’inizio dei lavori, nel 2013, sono andato a parlare con Rinaldo Gentile che era il capo libero degli italiani. Eravamo in un regime per il quale vi era un controllo ‘ndranghetistico esercitato dal gruppo degli italiani, da quello zingaro e dal gruppo Perna», spiegando di aver incontrato «Rinaldo Gentile, come al solito, presso lo sfascio di Casellla e ivi mi disse che non era riuscito a trovare il modo di contattare un rappresentante dell’impresa appaltatrice. Non feci domande e relazionai a Rango che confermò una scarsa disponibilità degli italiani a farci entrare nella gestione delle estorsioni più importanti». E ancora: «Nel 2014, parlai di Piazza Bilotti anche con Mario Gatto, poco prima della mia rottura con gli italiani e con gli stessi zingari, e Mario Gatto mi disse che in relazione a Piazza Bilotti, così come relativamente anche ad altri appalti, aveva avuto la sensazione che ognuno stava perseguendo propri interessi». (a. a.)

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