Giudiziaria

VULPES | Estorsioni mafiose a Rende, la Cassazione conferma quattro condanne e annulla con rinvio tre assoluzioni

E’ arrivata dopo l’ora di cena la sentenza definitiva del processo, col rito abbreviato, sulle estorsioni mafiose a Rende. La quinta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha chiuso il primo filone d’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro che nel 2012 arrestò affiliati del clan Lanzino, accusati di associazione mafiosa e, per l’appunto, estorsione e tentata estorsione aggravati dall’articolo sette.

L’altro processo, quello che si svolge col rito ordinario, è arrivato in Corte d’Appello di Catanzaro. In primo grado il tribunale collegiale di Cosenza aveva condannato a 3 anni di reclusione per associazione mafiosa, in continuazione con la sentenza “Terminator” Francesco Patitucci, mentre aveva assolto dall’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso Simone Ferrise, condannato a 1 anno e 8 mesi per detenzione e porto di materiale esplosivo.

Gli ermellini, questa sera, hanno confermato le condanne di Alberto Superbo (7 anni), difeso dai penalisti Gianluca Garritano e Angelo Pugliese, Umberto Di Puppo (6 anni), difeso dall’avvocato Paolo Pisani, Adolfo D’Ambrosio (7 anni) e Francesco Costabile (5 anni), difesi rispettivamente dall’avvocato Cesare Badolato, e ha confermato le assoluzioni di Mario Potestio, assistito dall’avvocato Gianluca Garritano, Mario Piromallo, difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Giorgia Medaglia, e Gianluca Walter Marsico, difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Cesare Badolato. La procura generale era ricorsa in Cassazione per Potestio, Marsico e Piromallo mentre le altre posizioni avevano tentato di smontare il teorema accusatorio dell’Antimafia di Catanzaro.

Inoltre, la Cassazione ha annullato con rinvio le assoluzioni di Superbo relativamente a una tentata estorsione, D’Ambrosio, relativamente a un’estorsione e Costabile relativamente all’accusa di associazione mafiosa. Per loro Vulpes non finisce qui, ma proseguirà davanti a nuova sezione della Corte d’Appello di Catanzaro.

L’operazione coordinata dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni era stata condotta dal Ros con la collaborazione del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia carabinieri di Rende, all’epoca diretto dal tenente Giovan Battista Marino, oggi comandante di una delle sezioni del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Reggio Calabria.

L’inchiesta si basava sulle richieste di “pizzo” che gli appartenenti al clan “Lanzino” di Cosenza andavano a fare ai vari imprenditori e commercianti di Rende. Somme di denaro non dovute che erano state contabilizzate dalla cosca che negli anni ha mantenuto il controllo delle estorsioni più importanti. (Antonio Alizzi)

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Redazione Cosenza Channel

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