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Il maresciallo Greco rimane in carcere, ma cade l’accusa di associazione mafiosa

Il maresciallo Greco rimane in carcere, ma cade l’accusa di associazione mafiosa

Il maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco ottiene un piccolo risultato davanti al tribunale del Riesame di Catanzaro. Il militare, comandante della stazione “Cava di Melis” di Longobucco, è coinvolto in un’inchiesta della Dda di Catanzaro che nei primi giorni del mese di luglio lo aveva arrestato con l’accusa di associazione mafiosa.

Gli avvocati difensori di Carmine Greco, i penalisti Antonio Quintieri e Franco Sammarco, davanti al Tdl di Catanzaro sono riusciti, parzialmente, ad avere ragione rispetto alla Dda di Catanzaro. Infatti il Riesame ha riqualificato il reato di associazione mafiosa in concorso esterno in associazione mafiosa, confermando la misura cautelare della custodia in carcere.

Carmine Greco, secondo i magistrati antimafia Guarascio e Sirleo, avrebbe fatto parte di un sodalizio mafioso, composto tra gli altri da Nicolino Grande Aracri e Comberiati, interessato al settore boschivo e più in particolare alle montagne della Sila. Tutto ciò sarebbe avvenuto con la collaborazione degli imprenditori Spadafora di San Giovanni in Fiore. 

A dire invece del collaboratore di giustizia Francesco Oliverio, Carmine Greco sarebbe stato “stipendiato” dalla presunta organizzazione mafiosa per favorirla in ogni ambito nel quale potesse avanzare interessi o pretese di natura illecita.

Rimane, tuttavia, il dato oggettivo della derubricazione del reato più grave in concorso esterno in associazione mafiosa. Ipotesi accusatoria che il Riesame ora dovrà motivare e sicuramente sarà oggetto di discussione davanti alla Corte di Cassazione a completamento di un percorso di giudicato cautelare che vede Greco, per il momento, ancora dietro le sbarre. (a. a.)

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